Sulla sentenza di primo grado del processo romano per la morte di Giulio Regeni chi ne ha la forza e le energie immaginerà un percorso di verità e giustizia prossimo venturo. Ho grande stima di chi continuerà a farlo. Per gli altri il caso Regeni, dopo tanti anni, è l’emblema della debolezza e della codardia dello Stato italiano, incapace di difendere anche solo la memoria di un proprio figlio. Che questa debolezza dipenda della ragion di Stato, della necessità di mantenere buone relazioni con un regime che uccide i nostri figli innocenti, rende il tutto ancora più deprimente. Una scelta politica diffusa che negli anni ha attraversato governo di sinistra e di destra. La codardia maggiore – tanto per ricordare – fu quella dei giorni e dei mesi che seguirono l’omicidio, una codardia attribuibile con grande chiarezza al governo Renzi. Poi nel tempo molte altre ne sono seguite. Questo è, se vogliamo, l’insegnamento più importante che la morte di Giulio ci ha lasciato. Verità e giustizia per Giulio Regeni non potranno essere mai raggiunte finché a governare il Paese saranno politici del genere.

Un commento a “Verità e giustizia per Giulio Regeni”

  1. Mario dice:

    Due osservazioni.
    La prima: se uno accetta di fare il ministro degli Esteri sa che deve muoversi entro i confini della diplomazia. Che sono molto elastici e basati su compromessi. Ma oltre quei confini c’è solo la guerra.
    Naturalmente l’efficacia dei compromessi dipende dalla forza economica e militare. E la nostra è piuttosto modesta.
    La seconda osservazione è una domanda che pongo a me stesso e a chi ne sa più di me. Quali sarebbero state le conseguenze se il ricercatore fosse stato un cittadini britannico, francese o americano?

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