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Che la morte di Giulio Regeni sia un delitto di Stato ce lo dicono con chiarezza una lunga serie di depistaggi governativi egiziani negli ultimi 30 giorni. Nonché la tardiva incompleta e finta collaborazione delle autorità alle ripetute richieste italiane. Regeni potrebbe essere stato ucciso da chiunque per molte differenti ragioni. Da quello che è accaduto dopo la sua morte sappiamo che è stato torturato ed ucciso – per una ragione o per l’altra – dal regime egiziano.

Questo è l’unico punto fermo di tutta la vicenda, di questo avrebbe dovuto chiedere conto Mario Calabresi che ieri ha incontrato il Presidente egiziano Al Sisi per una intervista a Il Cairo. Di questo punto fermo nelle domande di Calabresi ad Al Sisi non c’è traccia. L’unico accenno è ad una collaborazione “debole e insufficiente”. Debole e insufficiente. La risposta di Al Sisi è ovviamente che stanno lavorando “giorno e notte” per individuare i colpevoli.



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Un teatro insomma, una cosa un po’ indecorosa sia per Calabresi che per Repubblica che per noi.

L’intervista del direttore di Repubblica al generale egiziano non ha molto di giornalistico. È un gigantesco spot alle relazioni fra i due Paesi che il caso Regeni ha messo in (minima) tensione. Il prolungato silenzio di Matteo Renzi al riguardo, di cui ho già scritto estesamente, ne è il corollario triste e prevedibile.

Quali informazioni aggiunge del resto a quanto già sappiamo l’intervista di oggi? La risposta è semplice: nessuna. Era inevitabile e lo si poteva immaginare fin dall’inizio. Non ha senso intervistare il dittatore. Chiedereste a Videla, con tono gentile, come mai quegli aerei pieni di desaparecidos partivano in direzione oceano in piena notte? Dove andavano, signor Generale? Per quali ragioni? Ci dica, ci dica.

Repubblica nelle scorse settimane ha mandato al Cairo alcuni suoi bravi giornalisti a indagare. Qualcosa hanno scoperto ma quello è l’unico spazio giornalistico possibile: uno spazio di dignità, autonomia e rispetto. L’intervista ad Al Sisi non ha nulla a che fare con questo. È propaganda, una cosa triste, una mezza schifezza. Mi spiace molto.

16 commenti a “Repubblica, Calabresi ed Al Sisi”

  1. Santiago dice:

    Dettaglio marginale: i voli della morte riguardano il periodo di Videla, nel regime cominciato nel 76, non da Pinochet.

    Ad ogni modo il paragone ci sta tutto, di fatto la tattica argentina è stata adottata proprio per evitare di fare l’errore della dittatura cilena; evitare che l’opinione pubblica venisse a conoscenza di ciò che stava succedendo.

    Oggi invece l’opinione pubblica sa bene che c’entra il regime egiziano e Repubblica ha la grandiosa idea di intervistare il dittatore, anzi, gli concede lo spazio ed annuncia contenta l’esclusiva, in fondo è un amico con cui fare qualche chiacchierata. Fanno schifo e poi si meravigliano del perché calano le vendite.

  2. massimo mantellini dice:

    Uh accidenti Santiago grazie della precisazione, mi sono confuso, ho corretto

  3. Emanuele dice:

    L’Italia: paese di commissari tecnici, di investigatori e di Tafazzi.
    Sugli inglesi che hanno mandato allo sbaraglio Regeni invece silenzio.

  4. giannibino dice:

    Mi sono perso qualcosa?
    Quand’è che è diventato sicuro che Regeni “è stato torturato ed ucciso – per una ragione o per l’altra – dal regime egiziano”?
    No perché è evidente che era proprio tale sicurezza la condizione per permettere a Calabresi di parlarne.

  5. Tommaso dice:

    Non vorrei sembrare cinico ma non capisco quale esito voi considerate “dignitoso”. Avete in mente che la pressione dell’Italia possa/debba portare alle dimissioni di Al Sisi? Oppure che Al Sisi debba fornire un capro espiatorio (sul quale poi si farebbe mille polemiche perché solo di facciata)? Oppure che l’Italia metta in campo delle sanzioni economiche?
    Comprendo il senso di frustrazione ma non riesco ad individuare quale azione specifica considerate dirimente per uscire a testa alta da questa vicenda.

  6. diamonds dice:

    ormai Repubblica non è più cronaca o giornalismo, è letteratura(nella migliore delle ipotesi)

  7. Davide Salerno dice:

    Considerato il potere “contrattuale” ed il peso dell’Italia in ambito internazionale, come si potrebbe affrontare la faccenda?
    Perché il problema è chiaro a tutti ed è il regime egiziano, ma detto che delle sanzioni da parte dell’Italia farebbero ridere e quell’area è volutamente un’area instabile per volere nostro, forse dovremmo essere noi a fregnare di meno e a fare in modo che alla nostra società non convenga più fare affari con certe genti che assicurano prezzi di favore e “genti” ignoranti, cambiando i nostri stili di vita… Perché se ti aspetti che ci pensi Renzi o la politica sei sulla strada sbagliata, è contro i loro interessi.

  8. Umberto dice:

    Ma come si fa a dire che ” sappiamo che è stato torturato ed ucciso – per una ragione o per l’altra – dal regime egiziano” senza il avere il minimo dubbio? Quattro notizie confuse e contraddittorie e indizi male interpretati fanno una certezza? Non direi proprio.

  9. Isa dice:

    «Quand’è che è diventato sicuro che Regeni “è stato torturato ed ucciso – per una ragione o per l’altra – dal regime egiziano”?»
    «Ma come si fa a dire che “sappiamo che è stato torturato ed ucciso – per una ragione o per l’altra – dal regime egiziano” senza avere il minimo dubbio?»
    Comprensione del testo: cf l’incipit, «Che la morte di Giulio Regeni sia un delitto di Stato ce lo dicono (sic) con chiarezza una lunga serie di depistaggi governativi egiziani negli ultimi 30 giorni. Nonché la tardiva, incompleta e finta collaborazione delle autorità alle ripetute richieste italiane.»
    A parte questo, immagino che nessuno tra gli esprimenti dubbi abbia ragioni personali per esercitare cautela nei confronti di quest’ipotesi. Ma poiché è sovente inutile cercare risposte arzigogolate quando ne è disponibile una semplice, direi che se si mettono insieme il silenzio seguito alla sparizione di Regeni prima del “fortuito” ritrovamento del suo cadavere, i segni delle violenze efferate ma assai professionali inferte alla vittima e la ridda di ipotesi farlocche avanzate dalle autorità egiziane sulle cause della morte (era gay e incappato in cattive compagnie; fu vendetta privata; fu incidente stradale; i non meglio precisati gruppi di oppositori interni interessati a guastare i rapporti tra Italia ed Egitto; l’alluvione, le cavallette e il ginocchio della lavandaia…), non è proprio così peregrino concludere che Regeni l’abbia torturato e ammazzato la polizia egiziana. Con la consapevolezza e la complicità, vai a sapere, delle autorità di polizia, del ministro dell’Interno, dello stesso capo del governo, o per iniziativa di qualche funzionario zelante che si è accorto troppo tardi di aver pestato un merdone, forse non lo sapremo mai; ma il fatto che siano passati quasi due mesi dalla sparizione di Giulio e dal ritrovamento del suo cadavere, e ancora non si sia avuta la piena collaborazione egiziana sul caso, e anzi gli egiziani siano arrivati al ridicolo pur di attribuire il delitto a qualcuno che non sia l’establishment, come dire, un pochino puzza.

  10. diamonds dice:

    forse in Egitto è una pratica normale che persone comuni entrino nei carceri o nelle caserme per torturare a piacere qualcuno che non gli garba o che gli ha rubato la fidanzata

  11. diamonds dice:

    (nelle carceri, pardon)

  12. gregor dice:

    Omicidio di regime
    Omicidio di stato

    Non credo proprio…

    Allora anche i vari omicidi italiani, negli anni di piombo, erano organizzati dallo stato italiano nei suoi massimi vertici?

    Mi sa tanto di semplificazione, per nulla giornalistica.

    Attualmente sembra sia stato ucciso da apparati della sicurezza Egiziana, non alle dipendenze del governo centrale.

    E c’è differenza, Al Sisi probabilmente non ne sapeva niente.

    Il capo del governo difende i propri cittadini, esattamente come fa il nostro capo del governo con i marò.

    Piaccia o non piaccia, questa sembra la verità.

  13. giannibino dice:

    Quindi cara Isa, andando a stringere, tu ritieni che Calabresi fosse in teoria in condizione di chiedere ad Al-Sisi: “perché avete ucciso Regeni”?
    Io credo di no, e d’altronde mi conforta in ciò il fatto che per il momento non mi pare sia stato emesso un ordine di cattura internazionale a carico dell’egiziano.
    Il punto è, invece, che siamo alle solite, ovverosia alla verità
    infusa, con il risultato che se un domani venisse fuori che il povero Regeni ha incontrato due sadici – converrai che non è da escludere, no? basta pensare a Foffo e a Prato – tutti direbbero: no, vogliamo la verità vera, quella che sappiamo essere la verità vera!

  14. Isa dice:

    Caro Gianni, no, io ritengo che Calabresi fosse in pratica in condizione di evitarsela ed evitarcela, quell’«intervista». E ritengo inoltre se che il povero Regeni avesse incontrato due sadici simplex, per così dire (e perché solo due?), la polizia egiziana lo avrebbe scoperto molto in fretta – non essendo nota per andare, metodologicamente, troppo per il sottile – e li avrebbe consegnati all’opinione pubblica internazionale già da un pezzo.

  15. giannibino dice:

    Ed infatti cara Isa è proprio quello che è successo…e d’altronde ancora mi dovete spiegare per quale motivo il governo egiziano avrebbe dovuto sadicamente torturare quello che per certo sapeva essere un semplice studente italiano

  16. Rassegna stampa sul caso Regeni | La Città di Radio3 dice:

    […] L’intervista di Mario Calabresi ad Al Sisi […]