Ciclicamente qualche politico italiano in cerca di visibilità ripropone la questione dell’autenticazione obbligatoria sui social network. Si tratta di un’idea doppiamente stupida.

Prima di tutto perché è un tema sociale e tecnologico molto delicato che attiene al controllo del potere sui cittadini già da tempo in qualche maniera risolto. In Occidente con la convinzione che obbligarli a mettere nome e cognome sui social sia un’idea pericolosa e inutile, nelle dittature e nei regimi con il pensare che il controllo tecnologico sui cittadini sia comunque efficacemente applicabile con altri mezzi.

Il secondo tratto di stupidità di un’idea del genere risiede nella sua inapplicabilità tecnologica. Anche volendolo imporre in Italia un obbligo simile si scontrerebbe con insormontabili difformità rispetto agli altri paesi: servirebbe insomma una discussione politica molto vasta fuori dall’Italia che mettesse d’accordo tutti a livello internazionale. Una discussione che è del tutto assente e non è mai stata all’ordine del giorno.

Gli ultimi due elementi rivelatori di prese di posizione del genere sono altrettanto interessanti, Il primo è il suo tratto populista: questi politici ignorano la complessità per avvicinarsi al pensiero elementare della “gente” ed esserne poi da questa ricompensati. Il secondo, in alternativa, è che quando così non fosse, se davvero quella stupidaggine è “la loro idea”, ecco che essi stessi sono la gente. È la gente che, in genere, non mostra imbarazzo a mostrare pubblicamente il proprio divario digitale. Semplicemente perché non sa cosa sia. Si tratta, in fondo, anche in questi casi, di una forma di “autenticazione”.

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