Ho appena letto un bellissimo articolo su Internazionale. La traduzione di una inchiesta di Roland Schulz pubblicato da Süddeutsche Zeitung Magazine. Parla di thailandesi che durante la stagione dei monsoni si spostano nel nord della Finlandia per raccogliere frutti di bosco. È un’economia strana, basata su un diritto consuetudinario che vige da sempre da quelle parti secondo il quale i frutti di bosco, appena ci si allontana dalle fattorie e dal bordo delle strade, sono di tutti. Così, visto che i frutti di bosco in Finlandia sono di chiunque desideri raccoglierli, ogni anno migliaia di thailandesi si dirigono da quelle parti a fare i lavoratori stagionali. Raccolgono i “loro” frutti di bosco e li rivendono ad una complessa catena di intermediari. Ovviamente non mancano complicazioni (le zanzare, per esempio), furbetti del boschetto, piccoli truffe e soliti sfruttatori: ma i frutti di bosco sono moltissimi, in luoghi impervi, servirà qualcuno che sappia raggiungerli. I guadagni, se sei bravo e se vieni dal sud del mondo, non sono male.

È un’idea banale e formidabile quella che la natura sia di tutti. Che un tizio possa partire da casa sua in Asia, autonomamente, dopo essersi fatto due conti in tasca sui costi del viaggio, del vitto e dell’alloggio in un luogo diversissimo dal suo, e possa starsene un paio di mesi vicino al polo nord a raccogliere mirtilli. È un’idea che spalanca scenari, apre nuove strade, mette assieme gente differente. È un’idea che dice qualcosa della vastita del mondo e dell’ottusità dei nostri cervelli.

Mentre tutti qua intorno inneggiano alla sicurezza, ai confini, alla paura per il diverso (cosa c’è di più diverso di un thailandese in Finlandia), ai muri da costruire, all’italianità dei mirtilli, alla fronte bassa di chi conosce solo i cinque metri che ha intorno e non se ne vergogna, ecco che arriva un diritto consuetudinario finlandese di qualche secolo fa a fare la differenza. E trasforma, da solo e senza dire nulla, Trump e Salvini in due ranocchie che sguazzano in una pozzanghera.

39 commenti a “La metafora del mirtillo”

  1. Anton dice:

    Una storia frutto della miseria più profonda, della globalizzazione della forza lavoro e della low cost economy : sicuro che sia una bella storia?

  2. Emanuele (l'altro) dice:

    La differenza magari la fanno i thailandesi che se ne vanno volontariamente una volta terminata la raccolta.

  3. Pierluigi Rossi dice:

    Romantico. Ma anch’io. Condivido.

  4. Simone dice:

    La Maronna! I thailandesi che vanno a raccogliere mirtilli in Finlandia come esempio di flessibilità e globalizzazione intelligente hanno qualcosa di fantozziano

  5. alessandro dice:

    globamirtillizzazione

    fantozzi e’ lei?

  6. Marco[n] dice:

    Diti e lune come piovesse, come al solito.

  7. Emanuele (l'altro) dice:

    Se i diti più che indicare la Luna sembrano puntare dove non batte il sole che risposte ti aspetti?

  8. Cisco_75 dice:

    Bhè, dalle mie parti, se un privato cittadino volesse raccogliere le olive in un giardino pubblico sarebbero dolori… Ci ha già provato qualcuno, sentendosi rispondere che ci vorrebbe un bando e la formazione di una graduatoria… ma sono talmente poche le piante in giro per tutto il Comune che nessuno si mette all’anima di predisporre questo fantomatico bando… il risultato è a terra…
    Pòrannoi!
    Invece mi piace lo spirito internazionalistico della raccolta dei frutti di bosco e l’idea della natura condivisa…

  9. Gregorio dice:

    Il mondo che si muove.
    La mani che sfogliano e leggono.
    Le dita (le altre) sulla tastiera.

  10. Stefano dice:

    Buon pomeriggio a tutti, leggo sempre con molto interesse gli spunti del blog, e voglio fare due commenti a quest’ultimo post.
    Sarebbe utile avere qualche dato da Roland Schulz sulla “complessa catena di intermediari” su “I guadagni, se sei bravo e se vieni dal sud del mondo, non sono male” e su ” due conti in tasca sui costi del viaggio, del vitto e dell’alloggio” giusto per non ricadere nel caso de “I tempi dell’ancella” ben esposto dal sig. Mantellini l’11/7/2018.
    In mancanza di questi dati potrebbe sorgere il sospetto che tutto si riduca allo sfruttamento di manodopera a basso costo dal sud del mondo.

  11. Bandini dice:

    SALMO di Wislawa Szymborska

    Oh, come sono permeabili le frontiere umane!
    quante nuvole vi scorrono sopra impunemente,
    quanta sabbia del deserto passa da un paese all’altro,
    quanti ciottoli di montagna rotolano su terre altrui
    con provocanti saltelli!

    Devo menzionare qui uno a uno gli uccelli che trasvolano
    che si posano sulla sbarra abbassata?
    Foss’anche un passero – la sua coda è già all’estero,
    benché il becco sia ancora in patria. E per giunta, quanto si agita!

    Tra gli innumerevoli insetti mi limiterò alla formica,
    che tra la scarpa sinistra e la destra del doganiere
    non si sente tenuta a rispondere alle domande “Da dove?” e “Dove?”

    Oh, afferrare con un solo sguardo tutta questa confusione,
    su tutti i continenti!
    Non è forse il ligustro che dalla sponda opposta
    contrabbanda attraverso il fiume la sua centomillesima foglia?
    E chi se non la piovra, con le lunghe braccia sfrontate,
    viola i sacri limiti delle acque territoriali?

    Come si può parlare di un qualche ordine,
    se non è nemmeno possibile scostare le stelle
    e sapere per chi brilla ciascuna?

    E poi questo riprovevole diffondersi della nebbia!
    E la polvere che si posa su tutta la steppa,
    come se non fosse affatto divisa a metà!
    E il risuonare delle voci sulle servizievoli onde dell’aria:
    quei pigolii seducenti e gorgoglii allusivi!

    Solo ciò che è umano può essere davvero straniero.
    Il resto è bosco misto, lavorio di talpa e vento.

  12. ale dice:

    https://www.pri.org/stories/2015-10-16/thai-berry-pickers-nordic-lapland-take-home-cash-and-antlers

  13. andy61 dice:

    Poco più della metà degli abitanti della Lombardia in un paese con un’area abitabile grande una volta e mezza quella italiana e con la popolazione maggiormente concentrata al sud.
    Non una questione di natura di tutti ma molto più banalmente che se non ci fossero i tailandesi, nessuno raccoglierebbe quei mirtilli.
    P.S. se uno di quei tailandesi osasse restare un giorno in più del lecito sul territorio finlandese, finirebbe inesorabilmente in galera in attesa del primo volo disponibile per il rimpatrio. Cosa che peraltro succede in tutti i paesi europei.

  14. andy61 dice:

    Incuriosito mi sono brigato di andare a guardare sui giornali finlandesi cosa scrivono della faccenda e ho letto storie meno idilliache.
    Ho letto di imprenditori denunciati per tratta di lavoratori, del fatto che i lavoratori thai non solo devono pagarsi tutte le spese ma nei 60-70 giorni che possono stare prima di dover abbandonare il paese, a volte non guadagnano abbastanza ripagare i costi di viaggio. Ho letto che sempre i thai sono pagati la metà ad esempio degli ucraini e comunque vivono condizioni di sfruttamento non troppo dissimili dai raccoglitori di pomodori in Puglia.
    Insomma un immagine un po’ diversa dal gruppo di simpaticoni che decide di volare ad Helsinki per godere di una fantastica e rilassante esperienza open-air retribuita.
    Resta da capire poi che cosa c’entri tutto questo con Trump e Salvini.

  15. Massimo dice:

    Andy, Salvini c’entra sempre.

    E ringrazia, soprattutto.

  16. umberto dice:

    Chissà come mai l’idea di utilizzare qui in Italia mano d’opera a bassissimo costo per la raccolta dei pomodori, delle olive o per la vendemmia non è mai stata definita un’idea formidabile. Del resto nessuno prima d’ora aveva descritto in maniera così idilliaca il duro lavoro dei campi.

  17. Pierluigi Rossi dice:

    Due nozioni base-base per i pischelli di destra e più o meno razzisti che proprio nun je la fanno: 1) le migrazioni di massa esistono da quando esiste l’umanità; 2) l’emergenza, oggi, non si affronta nei termini di un referendum (sì/no) ma con un progetto di governo dei flussi, per cui, nel Mediterraneo (ma non solo) è competente l’Europa (quella che non c’è ancora, che dovrebbe poter decidere e decidere), e di cui, allo stato, nessuno ha la ricetta.

  18. andy61 dice:

    Straquoto quanto scrivi con una postilla: il referendum si applica anche ai pischelli di sx, fan di Karola e sostenitori delle porte aperte a tutti.

  19. Pierluigi Rossi dice:

    @Bandini

    Poesia bellissima e divertentissima.

  20. Pierluigi Rossi dice:

    OT

    Il problema politico vero, nell’italia contemporanea, non è la sinistra ma la Destra, altro che storie (e neanche da oggi o da ieri).

  21. Erasmo dice:

    È solo questione di tempo. Verrà fondata la comunità “Internauti Anonimi” (IA). Alle riunioni, ciascuno si alzerà in piedi, e dirà “buongiorno, mi chiamo Xxx e sono un internauta. Sono 150 giorni che non scrivo “il problema vero è…”.

  22. Emanuele (l'altro) dice:

    Sarà per quello che tolgono la storia dalle scuole, per non far ricordare le conseguenze delle migrazioni di massa.

    p.s.o.t: se di due avversari ne rimane uno scatta il monopolio.
    La sinistra dopo il muro si è schierata con chi combatteva il giorno prima. Fine della storia e inizio del monopolio della grande finanza. Se non si capisce questo piccolissimo passaggio parlare di politica è inutile.

  23. Marco[n] dice:

    Dovreste leggerlo l’articolo postato da ale prima di pigiare a caso i tasti, davvero.

  24. andy61 dice:

    L’articolo è datato, per non dire peggio, e successivamente ci sono stati diversi scandali che hanno dimostrato spesso si trattava di storie di sfruttamento e che non c’era niente di bucolico nei raccoglitori tailandesi.

  25. michele dice:

    Il 35% dei ragazzi delle medie non è in grado di comprendere un testo in Italiano.

    Quel 35% commenta i post di Mantellini e vota Lega.

  26. Emanuele (l'altro) dice:

    Il 43% del 65% dei ragazzi delle medie in grado di comprendere un testo in Italiano non vota PD.

  27. umberto dice:

    1) le migrazioni di massa esistono da quando esiste l’umanità;
    > Anche le guerre, la miseria, le malattie ecc. , e quindi? lasciamo tutto così com’è? Lasciamo fare senza far nulla? Fino a quale limite?
    2) l’emergenza, oggi, non si affronta nei termini di un referendum (sì/no) ma con un progetto di governo dei flussi
    > L’unico governo dei flussi possibile è quello di fermarli o di limitarli al massimo, che è quello che già si sta facendo (non solo in Italia eh). Non vedo altre soluzioni (o proposte o progetti o…)

  28. Pierluigi Rossi dice:

    Carissimo Umberto,
    provo a sottoporre a verifica le tue affermazioni, un po’ come si fa nella scienza con gli esperimenti. E allora mi pongo questa domanda: cosa occorre perché nessuno senta più la necessità di lasciare il posto in cui vive? Di sicuro non servono i muri e i blocchi navali, perché sarebbe come cercare di tappare un vulcano con una colata di cemento. E allora, cosa serve? La risposta, mi sembra, puoi già intuirla: serve che, nel posto in cui uno vive, non ci siano né guerra, né miseria (oggi dovuta anche a immani processi di desertificazione), né malattie (cioè servono medicine e medici per curarle). Serve insomma, ormai dovresti esserci arrivato, un mondo perfetto. Per questo, in attesa del mondo perfetto, è indispensabile GOVERNARE i flussi, analogamente a quello che succede con i vulcani, in cui l’apertura di bocche secondarie impedisce che esploda tutto.

  29. Pierluigi Rossi dice:

    Se poi, carissimo Umberto, tu non “vedi” soluzioni diverse dalla forza e dai muri, be’, può sempre darsi che tu sia miope.

  30. Emanuele (l'altro) dice:

    Invece chi non vede confini ed è favorevole alla libera circolazione ha 10/10?

  31. Pierluigi Rossi dice:

    Ad usual, non ci arrivi, emanuele, e la battuta è solo”carina”, non certo entusiasmante e rivelatrice. Però ci hai messo troppo – sai, sono punti in meno.

  32. Pierluigi Rossi dice:

    OT

    Che palle i cattivi che fanno sempre i cattivi e non, invece, per un po’ i buoni ma poi all’improvviso i cattivi e di nuovo due volte i cattivi e poi di nuovo i buoni…

  33. Pierluigi Rossi dice:

    OT

    C’è un mio amico che quando mi incoraggia mi fa: Dai, un OT dei tuoi.

  34. Shylock dice:

    @umberto: “nessuno prima d’ora aveva descritto in maniera così idilliaca il duro lavoro dei campi”.
    Non è vero, la storia della letteratura ne è piena: tutta gente che nei campi non aveva lavorato un solo giorno in vita sua e che i villani li aveva solo contemplati, arricciando il naso, mentre si scappellavano al passaggio della loro carrozza.
    Da allora non è cambiato poi molto.

  35. Pierluigi Rossi dice:

    C’è un “poi” di troppo… Scusa Shylock, sono in fase cazzara… Per la verità, penso a Verga, in questo momento, ai pescatori, più che ai contadini… Per quello che so, però, non sono trascurabili neanche gli scrittori-lavoratori… Penso a “Works”, di Trevisan… Che non ho letto, fra l’altro.

  36. Shylock dice:

    Non pensavo al Verismo o al Naturalismo ma al genere bucolico/pastorale, alla donzelletta che vien dalla campagna eccetera.

  37. Pierluigi Rossi dice:

    OT

    Chiedo scusa ma questa è una poesia mia:

    La cosa che succede
    si trasforma facilmente
    nella cosa che si racconta.
    Basta saperlo, per poi
    riuscire a dormire.

  38. Erasmo dice:

    Difficile scusarti.

  39. Pierluigi Rossi dice:

    Immagino che tu stia elegantemente dicendomi che è una cacata. Non fa niente, grazie lo stesso, l’importante è l’eleganza.

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