Ora qui occorrerebbe una lunga premessa che vi risparmio. La premessa dovrebbe riguardare Matteo Salvini e Luca Morisi (il tizio che si occupa della propaganda di Salvini sui social media) e quello che io penso di loro. Ve la risparmio. Immagino possiate immaginarla. Dico solo che, nel caso volessimo occuparcene (ma non vogliamo), non si tratterebbe di una valutazione politica, sulle idee e i progetti per il futuro o sulle posizioni della destra populista che oggi riscuote tanta attenzione in questo Paese, ma di qualcosa di precedente, posizionata alcuni gradini prima, una faccenda pre-politica di integrità, onestà intellettuale e dignità umana dei singoli. Doti che nei due soggetti citati all’inizio non sembrano abbondare.

Così ora, una volta sbrigata questa noiosa pratica, vorrei scrivere qualcosa a commento della foto di Salvini col mitra che Morisi ha postato il giorno di Pasqua e di cui tutti parlano. Per la verità nemmeno esattamente di quella ma delle reazioni che ha scatenato. Sulla foto e la tecnica comunicativa che la sottende del resto, sulla sua ovvia ripetitività che va in onda da tempo (con sempre minor successo mi pare), non ho un parere chiaro. Diciamo che oscillo fra immaginare Salvini e Morisi come due ingenui fessacchiotti travolti dagli eventi e dalle dinamiche di rete, due piccoli bambini dell’asilo che si inseguono giocando ai cowboy con la pistola carica del babbo metronotte, o come due cinici sovvertitori dell’ordine istituzionale attraverso tecniche da colpo di Stato troppo raffinate per essere immediatamente comprese dalla maggioranza di noi (me compreso).

Lascerei stare tutto questo: l’unica cosa che mi sento di dire su quella foto è che non sono granché d’accordo con l’ipotesi di affrontare politicamente Salvini e Morisi impugnando i termini di servizio di Facebook, ovverossia invocando la saggezza del moderatore del social network, il quale possa togliere le castagne della democrazia dal fuoco, cancellando (su opportuna segnalazione) il Salvini mitramunito per una decisione, per così dire, a norma di tech company californiana.

Per conto mio esistono molte solide ragioni per non farlo. Per amore di brevità ne cito solo due:

non possiamo affidare alla piattaforma l’enorme responsabilità di stabilire cosa possa essere postato e cosa no. Fuori da alcune eccezioni di minima (le solite) continuo a pensare che tutto o quasi debba essere pubblicabile, anche in opposizione ai vaghi comandamenti dei TOS scritti dagli avvocati di Menlo Park. Se Facebook è un luogo di relazione valgano da quelle parti le leggi dello Stato, che sono – mi rendo conto – meno rapide e più arzigogolate della scelta censoria di un povero cristo in India che depenna, sospende o ammonisce il profilo FB di Luca Morisi in seguito a segnalazioni di utenti arrabbiati o a moralismi calvinisti predefiniti. In altre parole vorrei sfuggire alla doppia morale secondo la quale la moderazione di Facebook è stupida e grossolana per definizione ma solo fino al giorno in cui a noi servirà attivarla in qualche modo, sia pur per onorevoli motivazioni che attengono all’ordine democratico.

La seconda questione è che così facendo si disonora il principio cardine della comunicazione in rete, quello della responsabilità individuale dei singoli, intendendo fra costoro non solo e non tanto Luca Morisi e le sue foto idiote, ma quella, assai più impalpabile ma non meno importante, di Massimo Mantellini o chi per lui, che non ha grandi motivi per seguire la faccenda del mitra ed altri obbrobri. In altre parole vorrei continuare ad essere io a disinnescare il rischio democratico di Salvini, nelle modeste maniere a mia disposizione (fondamentalmente due, non guardando le scemenze che posta o contestandole come posso). Solo in questo modo sarà possibile appigliarsi disperatamente al corto circuito magico che prevede la prevalenza dell’intelligenza delle persone rispetto al moralismo e alla presunta scarsa intelligenza delle masse.
Detto in altre parole invocare censure e radiazioni da FB quando si attenta ai principi della democrazia prevede, sottintesa e pronunciata pianissimo, una certa qual diffidenza sull’intelligenza delle persone e un piccolo richiamo alla loro necessità di essere educate.

Se c’è un’idea che ci siamo portati dietro in tanti anni di rete, un’idea che certo oggi sembra potentemente in crisi, questa è che Internet offra a tutti gli strumenti per educarsi da sé. E che se anche questo è molto ingenuo e molto romantico è comunque tutto ciò che abbiamo. Educare noi stessi è l’unica maniera che abbiamo per provare a salvarci da Salvini, da Morisi e dall’orrore dilagante che ci raggiunge ormai quotidianamente.

13 commenti a “Il mitra di Salvini e l’orrore dilagante”

  1. .mau. dice:

    io la faccio molto più semplice (e lo scrivo domattina): sai quanto gliene frega a Zuckerberg della foto di uno che imbraccia malamente un mitra. Per lui è una cosa normale.

  2. Stefano dice:

    “Se c’è un’idea che ci siamo portati dietro in tanti anni di rete, un’idea che certo oggi sembra potentemente in crisi, questa è che Internet offra a tutti gli strumenti per educarsi da sé. ”

    Era pure la mia idea. Credevo, forse ingenuamente, che l’informazione, anche se non supportata da una cultura di base necessaria per assimilarla correttamente, non potesse essere male. Invece ora penso l’opposto, se non esiste uno strato culturale di supporto qualunque informazione viene tritata dai nostri bias e diventa solo supporto a quello che già pensiamo. E così via con le Jessica Jones Boldrini, Saolini marinaio pentito, i video sull’11/9.

    Quell’idea piaceva un sacco pure a me.

  3. Insula dice:

    Non ho ancora avuto il tempo di leggere La Recherche, non so leggere la musica, in matematica non arrivo oltre derivate e integrali, per quanto riguarda la storia mi piacerebbe leggere sulla guerra civile americana (non ne so praticamente niente), non so distinguere il legno di ciliegio dal mogano, non so preparare una Sacher, non ho capito perché la gravità influenza lo scorrere del tempo, non ho mai letto Nietzsche, non ho un account Facebook né Twitter, non so leggere né parlare il tedesco, non ho ancora imparato a sciare, non so distinguere l’origano dalla maggiorana, non sono mai stato in Australia né in Giappone…..come puoi vedere, educare me stesso è esigenza prioritaria. E non ho neanche un minuto di tempo da dedicare all’esegesi delle puttanate di Salvini. Anche perché ho più di ottant’anni.

  4. Davide dice:

    @.mau. è per Zuckerberg cosa normale ma credo anche gliene freghi, è una delle leve su cui ha costruito la sua fortuna. È un modello etico lontanissimo da me ma, concordo in toto con Mantellini, non posso chiedere a Facebook (che peraltro non lo farebbe proprio per interesse) di fare ciò che spetta a me in primis.

  5. annamaria dice:

    Bello questo editoriale di Mantellini.

  6. andy61 dice:

    Mi pare che dopo Brexit e Cambridge Analytica, l’idea della Rete come strumento di autoeducazione sia la nuova Utopia del Terzo Millennio e spero che non segua le orme delle utopie del XX secolo che hanno fatto più disastri delle pestilenze.
    P.S. se la Rete fosse così salvifica, non si piegherebbe perché certi personaggi ci investono così tante risorse.

  7. Massimo dice:

    Siamo seri: la Rete è spazzatura sostenuta economicamente da altra spazzatura, la cosiddetta “pubblicità digitale”.

  8. egidio scrimieri dice:

    Raccolgo con diligenza l’invito di Mantellini all’esercizio dell’intelligenza e mi chiedo: c’e’ più’ messaggio d’odio nella foto di un ministro dell’interno che soppesa uno di quei mitra che servono alle forze dell’ordine per difendere Mantellini dai criminali, oppure c’e’ più’ messaggio d’odio in un commento in cui Mantellini copre d’insulti quel ministro dell’interno (senza integrità onestà intellettuale e dignità umana, ingenuo fessacchiotto, bambino dell’asilo, cinico sovvertitore dell’ordine istituzionale…)?
    Lascio al lettore la risposta.

  9. Salv-Ing-un fa cose | Notiziole di .mau. dice:

    […] sulla foto di Salvini con il mitra, ho trovato molto interessante questo commento su un post di Massimo […]

  10. Internet non sta funzionando. | …time is what you make of it… dice:

    […] Salvini col mitra agli eventi drammatici della nostra società che sul web vengono amplificati, manipolati, distorti, […]

  11. Isa dice:

    Che l’attuale ministro dell’Interno sia un uomo privo d’integrità e di onestà intellettuale lo dimostra ogni fase della sua carriera politica; quanto alla dignità umana, se devo misurare la sua basandomi su quella che lui riconosce al prossimo, posso serenamente affermare che l’uomo è indegno di ricoprire quella carica repubblicana come qualunque altra e dovrebbe baciarsi i gomiti tutti i giorni per essersi trovato nel posto giusto al momento (storico) giusto.
    Del suo perfido e abilissimo lacchè Morisi invece non metterebbe conto parlare, se non fosse per il suo successo strepitoso nel pubblicare fotografie come quella cui Mantellini fa riferimento e generare immediatamente conati – come il suo, Scrimieri – a base di “forze dell’ordine” e “criminali”, e riuscire a occultare efficacemente l’evidenza che il suo datore di lavoro sembra, in quell’immagine, simultaneamente un fesso, un bambino dell’asilo e un eversore (con il valido aiuto della didascalia).
    E per finire: proviamo a usare le parole con cognizione di causa. Nella foto del Ragazzo col mitra non c’è “odio”, bensì propaganda tanto cinica e becera quanto funzionale all’obiettivo di rafforzare il culto del capo (“Ci protegge dai criminali!”); e nel post di Mantellini non c’è “odio”, ma l’espressione di un parere personale su parole e opere di due personaggi pubblici, di cui uno anche pubblico ufficiale. Se vuol vedere autentici messaggi d’odio, Scrimieri, me lo faccia sapere che gliene mostro dal mio archivio personale, di quelli giunti dai sostenitori del “capitano“ sapientemente manovrati dal servo. Un po’ la invidio, sa, perché è evidente che di cosa sia l’odio lei non ha la più pallida idea.

  12. egidio scrimieri dice:

    Ma cara Isa, se non cogli la differenza tra le parole “conato” e “domanda”, o tra le parole “parere” ed “insulto”, restiamo ben lungi da quell’utilizzo delle parole con cognizione di causa che tu tanto caldeggi.

  13. egidio scrimieri dice:

    Provo a spiegarmi.

    Quando ho visto quella foto di Salvini col mitra, io che non ho un particolare risentimento verso di lui, non ho pensato a nulla di speciale: “una foto come un’altra”, mi son detto. La stessa foto, osservata da coloro che nutrono disprezzo per Salvini, viene invece giudicata “orribile”. Il fatto non e’ casuale.

    Se infatti provassimo a chiedere un’impressione su quella foto a coloro che stimano, o quanto meno non disprezzano Salvini, sarebbero essi tutti concordi nel considerare normale che un ministro dell’interno possa avere tra le mani un’arma (e magari anomalo il contrario; farebbe a costoro semmai più’ impressione un ministro dell’interno che avesse paura di avere a che fare con le armi: “stiamo freschi -penserebbero- con cosa li arrestiamo i mafiosi? con le pistole ad acqua?). Viceversa, se chiediamo ai detrattori di Salvini un’impressione su quella stessa foto, essi sono tutti concordi nel giudicarla “orribile”. C’e’ da scommetterci.

    Cosa vuol dire questa disparità’ di giudizio? Vuol dire cose.

    La prima e’ che quella foto non dimostra minimamente che Salvini e’ orribile, come invocano i suoi detrattori. Quella foto non dimostra proprio niente: come abbiamo appena visto l’orrore non e’ insito nella foto in se’, ma nei nostri pregiudizi su Salvini. E’ evidente che se noi crediamo che Salvini sia “orribile”, riusciamo molto facilmente a trovare orrore in qualsiasi suo gesto (in questo senso vederlo imbracciare un mitra oppure un salame e’ alquanto ininfluente).

    La seconda cosa e’ che esiste un gran numero di persone che -a quanto pare- non riesce a capire il punto precedente (che pure e’ molto elementare): ossia non capisce la differenza che c’e’ tra la “dimostrazione di una cosa” e un “pregiudizio su quella cosa” (o più’ in generale -se vogliamo- tra una “tesi” e una “ipotesi”). Tutto cio’ e’ sintomo di una diffusa stoltezza: semmai, il vero “orrore dilagante” e’ questo.

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