Torno da Trieste (che meraviglia Trieste!) dove per due giorni si è svolto “Parole o_Stili“, una conferenza inedita sui temi del linguaggio sul web nata – come si diceva una volta – dal basso e poi rapidamente trasformatasi in un grande evento con esperti del digitale accanto a grandi nomi dello star system e della politica come Laura Boldrini, Enrico Mentana, Gianni Morandi.

Dovessi riassumere in due parole la piccola parte dell’evento che ho seguito direi “Gianni Morandi” che ha portato a Trieste il suo messaggio semplice e positivo di un utilizzo della rete educato e senza patemi. Come sostengo da tempo (sbeffeggiato dai più) Morandi è il perfetto testimonial di Intenet per i moltissimi italiani che guardano la connessione con disinteresse e sospetto.


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L’altra sera a cena Rosy Russo, l’ideatrice del progetto, mi chiedeva cosa pensassi dell’iniziativa: le ho risposto che mi sembrava un’iniziativa bellissima. Un manifesto per una rete che non odia è una bella idea. Le ho anche detto che mi sembrava di vedere un rischio: quello che alle buone intenzioni seguissero i peggiori comportamenti, come avviene regolarmente da noi quando si parla di digitale.

Di Laura Boldrini e delle sue battaglie personali per educare Internet (ripetute con convinzione anche a Trieste) ho già scritto a sufficienza. Del rischio che una battaglia che nasce culturale si trasformi rapidamente in un regolamento di conti mi pare ci siano altri robusti segnali, un po’ ovunque in giro, alcuni dei quali ho visto anche a Trieste.


La rete strumento di interazione, emancipazione, lavoro e arricchimento culturale non può diventare un mezzo per diffondere stereotipi, meccanismi discriminatori e intolleranza. Compito del Parlamento è l’approvazione al più presto di norme rigide contro ogni forma di violenza diffusa sull’autostrada dell’informazione, con pene severe e certe per gli aguzzini e gli sciacalli del web.


Che in occasione di ParoleOstili anche giovani giornaliste del Corriere della Sera trovino normale invocare a gran voce nuovo “rigide norme” per il web (dentro il solito cortocircuito di cartapesta del genere “Internet è bellissima ma…”) io la trovo una reazione non solo prevedibile ma anche in grado di sollevare ampi consensi.

Che durante il panel su “Giovani e digitale” la responsabile della Polizia Postale per il Friuli Venezia Giulia Alessandra Belardini racconti senza imbarazzi l’approccio terrorizzante dello Stato nei confronti della rete (l’intervento di Belardini meriterebbe una attenta analisi perché è un compendio essenziale di luoghi comuni e punti di vista conservatori sui principali temi dei diritti-doveri online) io lo trovo non solo prevedibile ma anche pericolossimo, visto che queste persone vanno nelle scuole a parlare di Internet ai ragazzi molto di più di chiunque altro.

È come se fosse in atto una competizione impossibile da vincere. Per quanto ci si sforzi, per quanto si dedichi tempo a capire ed approfondire, per quanto ogni volta uno spiraglio di comprensione ed intelligenza sembri sul punto di dischiudersi, ecco che da noi, ogni volta, tocca assistere al trionfo del vecchio buon senso comune. L’agitarsi multiforme di un paese reazionario che è orgoglioso di esserlo e che non vuole cambiare.

Ripeto da tempo che il Parlamento italiano dovrebbe astenersi dal produrre norme sul digitale. Non si tratta di un provocazione ma di una preghiera concreta, basata sui fatti. Chiunque segua da anni l’iter delle leggi prodotte in Italia sul digitale sa benissimo che, anche quando sono animati dalle migliori intenzioni, tali processi creano ogni volta e invariabilmente danni più o meno grandi al Paese.

Allo stesso modo: sarà utile un manifesto contro l’odio sul web? Ovviamente lo sarà e il Manifesto di Trieste per esempio è pieno di punti condivisibili. Ma noi dovremo sapere che accanto a quella narrazione immediatamente ne nascerà una differente e contrapposta, e che quel racconto avrà voce più forte della nostra e raggiungerà maggiori consensi. Noi abbiamo Gianni Morandi, loro hanno un Paese spaventato e anziano da solleticare a colpi di luoghi comuni e allarmi sulla fine orribile che faranno i nostri figli.

Nell’economia complessiva della trasformazione digitale forse in Italia la cosa migliore sarebbe davvero starsene immobili. Non agitare la acque. Non provare a fare qualcosa. Sperare in una situazione di prolungato standby nella quale le cose cambino (perché tanto l’orologio va avanti e le cose cambiano comunque nonostante tutti noi) per sfinimento e non perché sospinte dalla nostra buona volontà.

La nostra buona volontà digitale è bellissima. Ma lasciarla sotto traccia ancora per un paio di decenni forse è la strategia.

7 commenti a “Le parole ostili vincono”

  1. Matteo dice:

    Bellissimo, certo

    Ora potete spiegare al mondo perchè quel manifesto sulla comunicazione, anche condivisibile (pur sempre alla vigilia di nuove elezioni), non deve valere per gli altri media e per la TV controllata oggi dal PD. Questo aspetto, selettivamente ignorato dai giornalisti militanti, conta molto nella percezione popolare e determina anche i clamorosi rigetti. Questo aspetto viene censurato. Se oggi Berlusconi controllasse tre reti RAI su tre, dettando i contenuti politici e martellando incessantemente con balle di vario genere, quale sarebbe la reazione degli autoproclamati democratici? Che effetti avrà sulla psiche? Sono veramente controllabili? Chi pagherà questi anni di autoritarismo e di lavaggio delle menti?

    E quest’asimmetria è chiaramente autoritaria: da una parte la falsità a fin di bene, dall’altra la bugia populista (con picchi grotteschi: a livello locale Salvini alleato a Berlusconi e a livello nazionale il compromesso storico tra Berlusconi e PD), rendendo anche poco credibili i manifesti sul galateo e sul buon comportamento.

    I due temi che corrono paralleli, ma che partono da un’unica iniziativa partitica sono infatti l’odio e la bugia.
    Per entrambe esisterebbe già una legislazione ordinaria di base ma viene bellamente ignorata in un’operazione di terrorismo mediatico (ad esempio prendere un individuo, una frase da un social, per descriverne cento) e l’imposizione di nuove leggi speciali (che il burocrate europeo, che sta più in alto, può concedere all’Italia ma si guarda bene dall’applicare al resto d’Europa).

    Quando ormai, con grande ipocrisia, i buoi son scappati: Boldrini non solo non è tuo padre ma è un governo che detta legge, e sono anni che ne parla: prima o poi sarebbero arrivati al dunque.
    Questo è lo spread tra la propaganda del PD e il resto del mondo, lo spread demagogico dell’abuso del potere. Il rischio è appunto quello di trasformare internet, piuttosto che l’università, esattamente come la TV: “più carcere per tutti”, un carcere di partito. In modo anche contraddittorio rispetto al credo religioso del grande capitale: il PD di fatto usa la globalizzazione (non la rinnega affatto) per accrescere il potere locale, il proprio feudo. Gli sfruttati rimarranno sfruttati e rimarranno sempre degli inutili dettagli.

  2. Juhan dice:

    C’è ancora Beppe Pisanu?

  3. Emanuele (l'altro) dice:

    Facci caso, in questo paese ormai è sempre la sinistra che limita libertà e diritti.

  4. Shylock dice:

    “Noi abbiamo Gianni Morandi, loro hanno un Paese spaventato e anziano “.
    LOL: l’arzillo Morandi può essere rassicurante, sì: per il pubblico di pensionate di Raiuno.

  5. rico dice:

    L’ultima trovata de politici su internet è stata lo spam “Questo sito usa i cookies” ripetuto un milione di volte per un milione di siti.
    Quindi sì, meglio star fermi e aspettare, cercando di non odiare, perché la loro cura anti-odio sarebbe peggiore del male.

  6. DinoSani dice:

    La moderazione langue (poi ci spieghi come mai alcuni commenti vanno in moderazione, quali parole chiave scegli?)

  7. Visto nel Web – 276 | Ok, panico dice:

    […] Le parole ostili vincono #:censura ::: manteblog […]

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