Attenti a internet, attenzione all’enciclopedia virtuale. In guardia dall’enorme massa di informazioni non filtrate, inattendibili, imprecise che viaggiano nel www. Naturalmente io uso Internet, che mi ha cambiato la vita, ma il più delle volte quello che ci trovo mi serve solo da richiama memoria. Poi devo verificare su un libro.

(Umberto Eco)


So bene che la questione del controllo del web è delicatissima. Non per questo non dobbiamo porcela. Mi domando se sia giusto che una minaccia di morte che avviene in forma diretta, o attraverso una scritta sul muro sia considerata in modo diverso dalla stessa minaccia via web. Me lo domando, chiedo che si apra una discussione serena e seria. Se il web è vita reale, e lo è, se produce effetti reali, e li produce, allora non possiamo più considerare meno rilevante quel che accade in Rete rispetto a quel che succede per strada

(Laura Boldrini)


I grandi media iniziano a porsi dei limiti e a decidere cosa pubblicare e cosa no: verificano e decidono non solo cosa è vero e cosa è falso ma anche cosa è importante e cosa no per l’opinione pubblica. Il resto è affidato all’autarchia e all’anarchia della rete: cioè alla responsabilità dei singoli che premono il tasto invia e stabiliscono cosa va on line. Quale mondo sta venendo fuori? Un mondo in cui è impossibile difendersi. Ma soprattutto un mondo dove sta diventando sempre più difficile difendere l’informazione e valutarne l’attendibilità.
Forse è presto, ma prima o poi, bisognerà porre il problema delle regole nel vasto mare del web.

(Roberto Saviano)


Ho citato qui sopra tre testi quasi a caso fra i molti simili che ho raccolto in questi anni, tutti di ugual tenore. Esprimono tre punti di vista molto simili e sono stati pronunciati da tre persone che potremo definire autorevoli. Hanno inoltre un’altra caratteristica che inevitabilmente li accomuna: sono tre punti di vista sbagliati. In tutti poi in qualche misura si sostiene che per mettere a posto Internet prima o poi si dovrà fare qualcosa.

Ci sono due questioni interessanti dentro queste frasi secondo me. Ignoriamone una, l’autolesionismo ripetuto della classe intellettuale italiana impegnata a giudicare Internet e occupiamoci una volta per tutte della questione centrale; perché questi punti di vista sono sbagliati? In realtà ne abbiamo parlato spesso in passato ma a questo punto appare evidente che serve una risposta standard da riutilizzare ogni volta, una modulistica, un facsimile, qualcosa insomma da tenere qui a portata di mouse, pronta per ogni volta che le medesime domande si riproporranno.

Allora, vediamo un po’, vero/falso su Internet, perché è un falso problema?

Intanto perché come spesso accade quando si affrontano simili argomenti è evidente che la questione non riguarda Internet in senso stretto. Ci sono molte bugie su Internet come ci sono molte bugie in libreria, ci sono molte balle sui quotidiani come ce ne sono sui blog, ci sono ampie imprecisioni ed anche notevoli falsità su Wikipedia così come ci sono nelle enciclopedie o nei libri di testo per la scuola. Tutti potranno convenire che un testo di Ron Hubbard liberamente acquistabile in libreria non è molto meno pericoloso di un PDF sulle scie chimiche o di un articolo di Beppe Grillo sui terremoti che si possono prevedere. Molti converranno che i toni diffamatori o offensivi che si possono leggere su certi blog (oggi Saviano cita fantomatici “blogger dediti all’arte della denigrazione” che insomma è una frase che fa un po’ ridere) non sono troppo diversi da certe prime pagine di Libero o dai vaffanculo urlati in certe eleganti trasmissioni TV dalla creme del giornalismo nostrano.

Le ragioni di una simile uniformità sono persino banali da dover essere ricordate. Siamo sempre noi, siamo le medesime persone, abbiamo le stesse idee e gli stessi sentimenti, siamo ugualmente educati o maleducati, minacciosi o scurrili, in rete come fuori. Non è che Internet sia popolata da imbarazzanti creature variamente disadattate (anche se la letteratura sociologica sulla dipendenza da Internet su questo ha dato una mano) mentre nella vita reale riempiono le piazze solo forbiti intellettuali che si scappellano al passaggio di ogni signora e si danno appuntamento per il pomeriggio al circolo del bridge.

Se siamo d’accordo su questo è chiaro che il passaggio logico successivo riguarda le dimensioni del fenomeno.

Su Internet, sostiene l’accusa, tutto è più grande, tutto è maggiormente evidente e resta per sempre: soprattutto da quelle parti il navigatore è sperduto e solo, in balia degli eventi e di terribili pagine web piene di scemenze, e visto che non tutti sono Umberto Eco che ha letto tanti libri e quindi si sa orientare fra le bufale, la maggioranza di noi, i più deboli di noi, saranno destinati a soccombere. Da qui la necessità di fare qualcosa. Come direbbe Saviano, prima o poi il problema delle regole ce lo dovremo porre.

Invece no, non c’è nessun problema di regole. Non c’è per il semplice motivo che nella valutazione etica dei contenuti la usuale metafora della rete Internet come luogo che tutti abbiamo usato almeno una volta, non funziona troppo bene. Se Internet fosse un luogo forse, entro certi limiti, avrebbe ragione Saviano: nei quartieri malfamati dove tutti possono finire, forse qualcosa si potrebbe/dovrebbe fare. Invece Internet per quanto riguarda i contenuti non è un luogo ma il risultato di una cartografia personale. Internet, come dicono alcuni fra quelli più colti di me che Eco Saviano e soci non hanno comunque mai letto, è il filtro. Più avanti si potrà discutere delle caratteristiche (e dei rischi) di questo filtro ma per ora accontentiamoci del fatto che la Internet che guardiamo, che seguiamo, le pagine che ci interessano, sono il risultato di una nostra personale scrematura. Lo sono, inevitabilmente, non potrebbe essere diversamente data la vastità dei contenuti disponibili. Se la Internet di Massimo Mantellini fosse un luogo, semplicemente i vicoli malfamati che tanto preoccupano i nostri migliori intellettuali non sarebbero segnati sulla mappa. In quella Internet lì, mi spiace, ma non c’è bisogno di alcuna nuova regola. In quella Internet, che è spesso la rete delle persone che la conoscono e che la amano, le parole di Eco, Boldrini e Saviano assomigliano ogni volta alla carezza del dittatore. Per questo causano sempre reazioni scomposte e automatiche.

Possiamo avere scarsa fiducia nei nostri simili, possiamo continuare a pensare che una benevola ala protettrice debba continuare ogni giorno ad indicare il percorso verso la verità ad una folla di stupidi, oppure possiamo indossare l’occhiale relativo di Internet dove informazione, conoscenza, cultura sono il risultato di un filtro personale che rifugge da ogni generalizzazione. Per questo è importante che questo occhiale lo si impari ad utilizzare tutti, fin dai tempi della scuola. Per questo sarebbe importante che quelli che fra i migliori di noi non l’hanno mai indossato smettessero di raccontare la loro miopia come se fosse la misura di tutte le cose.

37 commenti a “L’occhiale relativo”

  1. Stefano Quintarelli dice:

    ciò che traspare è un senso di superiorità elitaria nei commenti da tuttologhi che -loro si- sanno cosa è giusto e sbagliato e sanno decidere dall’alto della loro statura intellettuale e morale (inarrivabile alle masse), cosa è bene e cosa no.

    a metà anni 90, ricordo come fosse oggi, mostrai il web all’allora segretario di un partito di sinistra desideroso di capire.
    la sua reazione fu “è uno strumento molto potente, bisogna proteggere il popolo”.

    l’unica nota positiva è che i commenti sono sempre gli stessi, ma ciononostante internet va avanti

  2. Marta dice:

    Il suo articolo è utile e soprattutto è estremamente sensato.
    L’ultima parte è particolarmente interessante: come possiamo fare ad insegnare l’uso di questo filtro personale a scuola?

  3. Massimo dice:

    Grazie Massimo, aggiungo solo una Call to Action: condividiamo questo testo per diffonderlo dappertutto.

  4. Domenico dice:

    tweeter mi ha dirottato su questa pagina che trovo molto interessante…è faticoso, ma quotidianamente seguo l’informazione e cerco di rielaborare in maniera critica. Dico ciò per sottolineare le potenzialità di questo grande strumento. Sta a noi diffondere la cultura e l’educazione digitale. . . Tu sei già avanti, complimenti!

  5. Stefano Quintarelli dice:

    @marta http://www.imparadigitale.it

  6. stefano nicoletti dice:

    E’ come voler mettere delle regole ai discorsi da bar.
    Sì, è vero, la maggior parte sono cazzate, ma se non sei capace di accorgertene è un problema tuo, non della società.

  7. Enrico Giammarco dice:

    Quando non si conosce, si teme…quando si teme, si censura…

  8. Mariano dice:

    Noi italiani siamo esperti nel voler regolamentare qualsiasi cosa. Ora è il turno di Internet. Non meravigliamoci se stiamo decadendo come paese.

    Vorrei uno stato, degli intellettuali, dei giuristi capaci di comprendere di avere a che fare con persone adulte, responsabili (e punibili, se commettono dei reati in rete) e non con perpetui minorenni.

  9. Pinellus dice:

    Mante, anche tu alla fine sei arrivato al crocevia di tutto. La scuola. Condivido con te l’eccessivo ricorso al richiamo scolastico per ogni cosa. Ma è indubbio che la formazione di cittadini liberi e pensanti parte da lì.
    Altra considerazione che vorrei fare è che questa mistificazione del mezzo (internet) deriva anche (e per me soprattutto) dalla sua intrinseca caratteristica di facilità d’accesso/facilità di creazione contenuti.
    Questa cosa ai vari Stakeholder dei processi culturali tradizionali, non piace o non viene percepita come cosa buona.
    Ma anche qui potrebbe essere solo il travaglio di una società gravida di una società nuova.

  10. Fabio dice:

    Bellissima analisi! Sono arrivato a questo articolo attraverso Facebook e confesso che non La conoscevo. Da oggi ha un “follower” in più. Complimenti!

  11. enrico pozzi dice:

    Stereotipi. Stereotipo la ‘pericolosità’ anarchica del web, dalla quale bisogna proteggere le anime innocenti con le regole. Stereotipo l’intellettuale-elitario-aroccato-che-ha-paura-del-nuovo-e-delle-masse-e-della-democratizzazione-della-conoscenza. Stereotipo la “mano invisibile” che, a colpi di magici “filtri” individuali, spinge il Web libero mercato verso spontanei virtuosi equilibri. Stereotipi, pigre scorciatoie del pensiero, @Mante e @quinta.

  12. Keper dice:

    Questo è il Mantellini che ho incominciato a seguire! Un ritorno alle origini che mi mancava da un po’.

  13. Massimo dice:

    Leggendo mi viene un parallelo che mi coinvolge direttamente. Mia moglie lavora nel sociale ed ogni giorno combatte nel creare un filtro a famiglie disagiate che prive di questo filtro, buttano soldi in cartomanti, pentolame alla TV.

    Quel tipo di contenuto sono palesemente delle truffe e spesso mi sono chiesto perche’ non debbano essere vietate.

    Il lavoro sul filtro e’ importante e la scuola e’ il luogo giusto dive crearlo, ma nel frattempo quei contenuti chiaramente falsi ha senso che continuino a incrementare il disagio di chi non ha gli strumenti per filtrare?

  14. dabogirl dice:

    peccato che su internet le catene di Sant’Antonio pesino più della verità (altrimenti uno come Grillo avrebbe vita brevissima… e invece guarda dov’è arrivato, spacciando bufale come non ci fosse un domani), c’è fior di persone anche intelligenti che credono per esempio che la Barilla sia americana e che abbia il grano muffo, o che per boicottare la Nestlè non si debba comprare Findus (che è Unilever) o che abboccano ad altre bufale simile.

    Per non parlare di alcune categorie di persone, che a sentire certi proclami su facebook sarebbero responsabili di tutti i i mali.

    Le regole ahimè servono. Servono perchè quando boicotti una marca sulla base di una bufala e la diffondi, questa bufala, poi il fatto che l’operaio dell’azienda che era innocente rimanga a casa senza reddito è un fatto reale, non una bufala.

  15. Nilo dice:

    In merito alla frase di Umberto Eco, non credo dica poi chissà quale castroneria. Forse il problema sono le ultime parole, “devo verificare in un libro”: magari altri verificano attraverso altre fonti, ad esempio un sito web di cui si fidano o un conoscente che reputano informato e affidabile.
    Ma a parte questo: cosa c’è di sbagliato nel dire che è meglio verificare le informazioni trovate sul web prima di crederci?
    E’ vero che nel web le informazioni sono meno filtrate che sul resto dei mezzi di comunicazione: del resto lo ammette lo stesso Mantellini, quando dice che ognuno “filtra” le proprie informazioni: significa che nessuno lo ha già fatto per te.
    E’ un bene? Fino a un certo punto. Moltissime persone non sono in grado di filtrare autonomamente le informazioni. Come giustamente fanno notare in molti, compreso l’autore di questo post, la scuola dovrebbe avere il compito di formare la mente “critica” delle persone.
    Ma allora il problema è un altro… ed è questo che molti dell’elite politico-culturale non capiscono.
    Tra di essi però non possiamo annoverare Eco, che (pur essendo a mio avviso, ormai, simile a un vecchio trombone sfiatato) ha sempre difeso l’importanza della scuola come strumento di formazione “critica”.

  16. Carlo M dice:

    su una cosa però la boldrini ha ragione, e credo che dovremmo essere tutti d’accordo (proprio partendo dai presupposti di mantellini): una minaccia di morte via web deve essere considerata grave come qualunque altra minaccia di morte.

  17. andrea61 dice:

    A me pare che tutti e tre gli esempi citati si rifacciano alla medesima idea antropologica paternalistico-medievale per cui il popolo e’ stupido per definizione, incapace di muoversi autonomamente nel mondo moderno e pertanto obbligato ad appoggiarsi su autorità superiori ( intelletuali o Stato) che lo guidano e gli evitano gli inciampi. Se Saviano, Eco e Boldini, avessero in questi anni frequentato un po’ di più il mondo di noi comuni mortali, avrebbero scoperto che certi meccansimi che tanto li spaventano sono da sempre presenti nella normale comunicazione tra le persone. Internet li rende palesi e li amplifica, ma di certo non li crea.
    Piuttosto se proprio volessero rendersi utili, anzichè immaginare di svuotare il mare con un ditale, potrebbero avviare una seria riflessione su come promuovere e sviluppare il senso critico nelle persone magari partendo da un serio ripensamento della scuola e di come oggi viene impostato l’apprendimento.

  18. andrea61 dice:

    @Nilo: Eco non ha detto che verifica ogni volta che legge un’informazione su un giornale, la sente in televisione o alla radio. No, lui ci tiene a specificare che il problema e’ principalmente Internet e credo che lo preoccupi la mancanza di intermediazione di una figura fidata. Il problema e’ che se Eco si rendesse conto di quante bufale passano sui principali e più autorevoli quotidiani, probabilmente capirebbe che il problema non e’ Internet.

  19. Santiago dice:

    Comunque mi auguro che quando hai scritto “i nostri migliori intellettuali” tu fossi ironico Massimo… Tranne Eco (che pecca di autoreferenzialità ed egocentrismo), non riconosco la Boldrini e Saviano come intellettuali. Certo è che sono rappresentanti dell’opinione pubblica oggigiorno…

  20. Nilo dice:

    @andrea61 Eco scrive delle bufale dei giornali da 60 anni, non si può proprio dire che non ne sia consapevole. Il problema è che sul web le bufale sono di più e più grosse (come hanno fatto giustamente notare altri, ad esempio @dabogirl). Probabilmente perchè la modalità di fruizione del web (come la tv, del resto) è più rapida, con forte rischio di semplificare troppo e fermarsi alla superficie delle cose.

  21. Marco dice:

    I “grandi media” che ospitano le retoriche certezze di Saviano ed Eco sanno bene come prendere da internet. Ma se pubblicano una tua foto “i grandi media” come Repubblica.it difficilmente mettono in conto di doverla anche pagare.
    I “grandi media” … sono quelli che ci hanno rovinato la media.

  22. Claudio dice:

    Le vittime della rete sono due: le parole, la comunicazione.

    Cercare di moderare la rete equivale a mettersi in autostrada, di notte, con la nebbia, vestiti di nero, di profilo, a piedi, sussurrando ai guidatori di andare piano: prima o poi ti asfaltano.

    Chi mi spiega la differenza tra l’idiota anonimo che diffama su internet e il primo della fila alla manifestazione, che con tanto di caso e occhiali neri, tira sassate per il gusto di farlo?!

    Ripeto. Le vere vittime sono: parole e comunicazione

  23. stefano nicoletti dice:

    Trovo che il nostro tempo sia dominato da un’infelice richiamo alla perfezione (inutile dire quanto irrealizzabile), che lo caratterizza del tutto.
    Non riesco a capirne pienamente il perchè.
    Avete ipotesi?

  24. annieblu dice:

    Applausi, Mantellini, applausi!

  25. internet è un filtro riflessione di mantellini | Simone Weil dice:

    [...] post di Mantellini per spiegare che cosa è internet e perchè i classici strumenti/regole fino ad oggi usate non sono [...]

  26. frank dice:

    Si, è interessante, grazie Massimo

    Ampliando il discorso a piacere possiamo osservare che quella definizione di pericolo è anch’essa, a sua volta, il prodotto di un occhiale. Riprendendo l’esempio: le scie chimiche è un’immaginario palesemente inconsistente, quindi non un reale pericolo. Il pericolo è quindi meno apparente e visibile, è più suadente, come appunto la carezza del dittatore.

    Ma in fondo questi immaginari pericolosi sono il prodotto di una paura ancestrale che è parte dell’essere umano, della sua evoluzione emotiva e mentale, e che può essere certamente anche la sua rovina

    ma la paura, più o meno strutturata, è soprattutto, credo, un bisogno di conoscenza: una domanda senza risposta, l’ansia della risposta

    e tutti possono arrivare alla risposta e all’evidenza: “eppur si muove” ma con un preciso metodo, e razionale, come insegna Galileo

    già, poichè spesso avviene una sistematica omissione dell’evidenza, per comodità

  27. nicola dice:

    Interessanti le riflessioni di Uriel Fanelli:
    http://www.keinpfusch.net/2013/05/una-censura-cinese-in-italia.html
    http://www.keinpfusch.net/2013/05/come-costruire-un-regime-usando-le.html

  28. mfp dice:

    Autorevoli!?!??! Ahahahahhahahaahh… fantocci smascherati at large prima ancora che iniziassero a parlare. Sono semplici prodotti da videoteca; e fatti male; terza categoria, stanno nel reparto blockbusters tra “Maciste contro Chuck Norris” e “L’Ira di Chuck Khan Chen”. Parlano solo per tutelare stipendi degli amichetti del quartierino (De Magistris, Pisapia, etc). E parlano come se a scrivergli i discorsi fossi io 20 anni fa (eta’: 14 anni).

    Il prolungamento di “Dobbiamo assolutamente riportare l’etica nel mondo della finanza” (Berlusconi, 4 ottobre 2008, Repubblica.it); l’etica nella finanza, non dell’economia reale… non per strada… non da quello che ti fa il gioco delle tre carte e quando perde invece di pagare banco tira fuori la pistola… la finanza. Non l’etica nella realtà fisica, ma l’etica nel surrogato finanziario della realtà fisica. Un capolavoro secondo solo a quello di Goebbels.

  29. diamonds dice:

    già Trotsky ai suoi tempi divideva i giornali in due categorie:quelli che mentivano sistematicamente e quegli altri che lo facevano solo quando gli conveniva.E’ sempre stato tutto molto rassicurante

  30. Lucia serino dice:

    L’arroganza del tuo punto di vista proposto come ontologico e’ sconfinata. Almeno Quanto alla grandezza del nome della rosa o di gomorra.

  31. Daniele Minotti dice:

    Boldrini e Saviano autorevoli de che?

  32. Visto nel Web – 86 | Ok, panico dice:

    [...] L’occhiale relativo bellissimissimo ::: manteblog [...]

  33. malb dice:

    Premesso che sono d’accordo sul fatto che internet non sia un luogo, ma il risultato di un filtro personale come del resto quello che leggo sui libri e sui giornali o che scelgo di vedere e di sentire attraverso i media, vorrei aggiungere alcune cose.
    Il problema è la capacità di critica di cui la scuola è certamente uno dei maggiori responsabili, anche se non l’unico. Io però non parlerei di “mente critica”, ma di sapere critico cosa che da tempo la scuola non trasmette perchè ha deciso di che il sapere che viene trasmesso è quello dei libri che il singolo docente usa. Questo è più facile che criticare quelli stessi testi. Difficile filtrare se questi sono i mezzi
    Bene le citazioni anche se estrapolate dal testo da cui sono tratte perchè sono giustamente usate per sviluppare un discorso anche alternativo al testo stesso. Vorrei però aggiungere che internet non va scambiata con la fonte del sapere solo perchè la raggiugibilità delle informazioni è altissima. Spesso mi capita di riscontrare che quello che sono riuscito a filtrare non sia poi così pregnante per quello che cercavo per cui vado a verificare su un libro per poi magari tornare su internet. Ovviamente il problema non è di regole, ma di strumenti di lavoro tra i quali ci sono i criteri del filtro.
    Non condivido il modo di contestare un contenuto cercando di sputtanare la persona che lo ha esplicitato. Modalità che è presente in alcuni commenti. Questo è il motivo per cui non quarto quasi nessun talk show (filtro per escludere).

  34. da8ar dice:

    L’unico materiale che dovrebbe essere controllato è l’informazione che proviene da organi pubblici. E dovrebbe essere controllata da sistemi incrociati che garantiscano l’indipendenza da interessi particolari e la correttezza nel riportare le informazioni.

    Invece si continua a discutere sulla limitazione della libertà di parola, mentre il servizio pubblico si permette di fornire lui stesso informazioni mirate principalmente al controllo, piuttosto che alla crescita, della società.

    Sarei curioso di sapere cosa ne pensa Eco ad esempio delle innumerevoli fanfaronate scientifiche che propina la RAI quotidianamente: riescono a imbottirci di falsità anche su cose che sono studiate in modo rigoroso e quantitativo, in cui il livello del dubbio e dell’opinabilità è molto più basso della media delle informazioni che riceviamo. E che certamente vanno a interferire molto meno della media sugli interessi di chi controlla l’informazione pubblica.

    Chi “usa male internet”? Chi non ha punti di riferimento. La scuola non può fornire tutti i punti di riferimento. Una società sana dovrebbe essere in grado di dotarsi di un sistema di informazione pubblico in cui chi ha punti di riferimento validi e riconosciuti possa metterli sistematicamente a disposizione dei cittadini.

  35. L’occhiale relativo | Il blog nella didattica dice:

    [...] Qui per leggere l’articolo [...]

  36. Mario Mantovani dice:

    Un motto di Avicenna, che ho fatto mio, descrive bene la situazione: “Se tu sapessi quante persone dicono di essere sagge e invece sono solo stanche”

  37. Cervelli nella vasca - ilSole24ORE dice:

    […] il canto di Roberto Saviano, a cui, dalla congregazione internettiana, hanno risposto tra gli altri Mantellini e la […]