Due post belli scritti i giorni scorsi sulla fine dei blog, quello di Enrico Sola dove mi piace segnalarvi il neologismo “statusfera”

Non lo legge più nessuno, perché la “statusfera” si è mangiata il 99% dei contenuti della blogosfera (c’era un tempo in cui ci sembrava naturale bloggare “ho fame” e ai lettori sembrava altrettanto naturale commentare “pure io”). Però lo tieni lì, come si tiene la cyclette in casa: una specie di polveroso monumento al fatto che un giorno ci avevi creduto. E sì, quel post ogni tanto che spari via perché ti annoi è esattamente come quella stanca pedalata che fai ogni tanto per raggiungere la soglia minima che ti fa dire agli amici “guarda che la uso, eh!”.



E quello di Andrea Toso che ha coniato l’altrettanto azzeccata espressione dei “blogger con il riportino”:

Il mondo dei blog è come una vecchia scatola impolverata. Io dentro al mio reader, con grande stupore ho trovato per alcuni blogger, che un tempo sputavano decine di post al giorno, appena 4 o 5 aggiornamenti in 5 mesi. I guru sono rimasti, molti hanno la giubba rossa, altri hanno ormai una famiglia e si sentono di meno. Hanno scritto libri e partecipato alle trasmissioni tv, ma il loro ciclo pare un po’ lì lì per finire. Blogger con il riportino insomma.



Il tema della fine dei blog è vecchio quasi come i blog ma oggi, evidentemente, ha alcuni argomenti a proprio vantaggio davvero difficili da controbattere, il più importante dei quali è quello dello spostamento di un numero enorme di discussioni verso facebook (ed in misura minore verso altri social network come Twitter o Friendfeed). Del resto se avere un blog qualche anno fa significava sostanzialmente dimostrare una presenza di rete, oggi tale attitudine, lungi dall’essersi esaurita, riguarda un numero sempre maggiore di persone ma si è spostata verso differenti architetture.

Una parte consistente della fine dei blog allude alla fine delle discussioni nei commenti dei blog e questa non sono sicuro sia una buona notizia. I social network sono liquidi per definizione e i commenti contenuti al di sotto di un post (o al limite via trackback) sono oggi polverizzati dentro piattaforme differenti, difficili da tracciare e spesso incapaci per tali ragioni di aggiungere un valore complessivo ai post stessi. In termini di “conservazione del senso” una simile evoluzione verso le reti sociali ha fatto grandi danni. L’autore perde buona parte del controllo delle discussioni a margine dei suoi scritti (e questo non e’ necessariamente una cattiva notizia) ma svapora al contempo ogni forma di archiviazione del pensiero collettivo: le parole stesse di chi commenta perdono spessore, il tono e l’attenzione di commenti e concetti che affidiamo alla “statusfera” subisce una inevitabile minimizzazione visto che il luogo del cazzeggio e quello della critica ragionata si uniscono e si confondono.

Sul numero complessivo dei lettori davvero non saprei dire (quello che vedete è il grafico degli accessi al mio blog negli ultimi tre anni): mi pare abbastanza evidente che molti blogger possano vivere con scoramento l’allontanamento volontario dei commentatori dei propri scritti e che per tale ragione tendano a smettere di dedicare tempo ed energie al proprio blog. Sulla normalizzazione dei blogger di cui accenna Andrea nel suo post ho idee abbastanza differenti, fermo restando che la definizione “blogger” era discretamente insensata ieri come lo è oggi.


update: a parziale conferma il link a questo post su FF ha in questo momento oltre 30 commenti.

edit: prendo atto delle segnalazioni sul fatto che il termine “statusfera” esisteva già prima del post di Enrico.

45 commenti a “Dalla blogosfera alla statusfera”

  1. jan dice:

    Si tratta del grafico delle visite? e quale è la scala?

    Concordo sulla tua analisi dei commenti: il motivo per tenerli e per tenerli sulla propria piattaforma senza delegarli a friendfeed o altro è poterli gestire, archiviare, ritrovare a distanza di anni.

  2. Dan Galvano dice:

    E chi non ha facebook?
    Dovra’ per forza adeguarsi?
    Rimane da capire se tutto questo stia portando ad un peggioramento dei contenuti e della discussione.
    Sta a te dirlo, Massimo.

  3. bonilli dice:

    Io credo che nel blog, se l’argomento è interessante, si sviluppi il ragionamento mentre su fb ha spazio la risposta immediata, di pancia, senza il dovere di argomentare.
    Mi fa impressione twitter dove puoi leggere 100 interventi senza che nessuno risponda o dialoghi con gli altri, una forma impressionante di discutere mentre non amo proprio frienfeed, ma è una mia antipatia.
    Poi c’è anche chi sta barricato nel suo orticello, come il titolare di questo blog, e chi, come me, non ha paura di andare in trasferta.
    E anche questo ha impedito una crescita complessiva.

  4. Roldano dice:

    Qualcuno può dire a Sola e Toso che i blog sono vivi e lottano insieme a noi? Cioè se non fosse vero che cavolo di campagna si sarebbe inventata la sozzani? ( per i più distratti i centinaia di blog delle ana)

    I blog dei soliti guri e paguri forse saranno morti :)

    Preciso che quelli ana sono solo un esempio eh ce ne sono milioni su varie piattaforme compreso tumblr che è praticamente un evoluzione dei blog. Insomma un po’ di compiti a casa prima di sparare baggianate in giro sarebbe meglio no?

  5. Per Vogue l’anoressia è una questione di blog | Leonardo dice:

    [...] siamo su Vogue. Eppure c’è sempre qualcuno che tira fuori quella vecchia storia per cui i blog sono out, i blog sono il passato di internet, il futuro è second life (nel 2007), twitter (nel 2009), [...]

  6. spleen dice:

    Secondo me questo post colpisce il pieno il problema.
    Che non è tanto che ti trovi 100 interventi senza che nessuno si parli. Il fatto è che si confondono gli ambiti e si fa grande confusione. Twitter serve a darti un link, non a fare una discussione: anche perché 140 caratteri sono una castrazione. È in quel link che poi si sviluppa riflessione e discussione. La funzione “@” è puro funzionalismo.
    Io poi, personalmente, sono incuriosito da tumblr, perché è un twitter evoluto (senza castrazioni), però mi guardo bene da usare il blog come userei quello (o twitter): i post, appunto, dovrebbero essere articoli riflettuti, non far rimbalzare tutto quello che mi capita sottomano, come un po’ si è spinti a fare con questi strumenti (micro-blogging, lo chiamano così?).
    Piuttosto preferisco poche entrate mensili e (quasi) nessun commento.

  7. Marco Cilia dice:

    se riporti il grafico con i punti a mese invece che a giorno, sono abbastanza sicuro che il tuo blog non stia così male. Per il resto sono d’accordo, e viva i plugin di reimportazione dei commenti nel post originale!

  8. juhan dice:

    Non credo che i blog siano un fenomeno passato. Certo che ne sono morti parecchi, anche di quelli “tosti”: uno che seguivo è stato cancellato e ho dovuto scrivere all’ex blogger per recuperare delle cose.
    Un mio amico ha avuto un’idea bellissima: con cron e fortune, due utilities di Linux posta automaticamente un tweet ogni 20 minuti. Ho smesso di seguirlo.
    Sono decisamente contrario a chi commenta i miei post su Fèisbuk o via mail ma è tutto quello che ottengo.
    Comunque è l’evoluzione: chi si ricorda di Geocities?

  9. vic dice:

    I like

  10. Enrico Sola dice:

    Confermo una cosa evidente e cioè che non ho inventato “statusfera” e mi sono limitato a usarlo, credendo fosse un termine comune.

    Poi, dal punto di vista del traffico, pur avendo mandato a puttane il blog (fui perfino candidato ai Macchianera Blog Award nell’omonima categoria), cambiato dominio e pur bloggando saltuariamente e in modo scazzato, il traffico c’è.

    Cioè, non sono calati enormemente i lettori veri e propri (anche se credo che buona parte del traffico sia dovuto a nostalgici che conservano nel lettore RSS il vecchio feed di suzukimaruti.it su cui riverso i post del blog col nuovo indirizzo), ma la conversazione si è spostata da un’altra parte.

    Cioè, esattamente come capita per questo post, tu scrivi una cosa sul tuo blog e la gente lo commenta da un’altra parte.
    Un po’ come al cinema: una volta si facevano le proiezioni con dibbbbattito a seguire, ora non più. Se ne parla altrove.
    Anzi, mi chiedo se abbia senso – per chi segnala i propri post su FriendFeed e utilizza il plugin che integra le discussioni relative a ciascuno di essi – conservare i commenti al blog.
    Nel caso mio, da non-più-utente di FF, sì. Ma se usassi FF, mi porrei la questione.

  11. massimo mantellini dice:

    Enrico io la questione (quella del plugin per aggiungere qui i commenti di FF) me la sono posta. Poi non mi ricordo esattamente perchè ma ho deciso di non farlo. Mi pare di ricordare che il motivo più solido (per dire) fosse quello della dignità dei luoghi. Ogni luogo di rete ha un suo perchè e non mi piace comprimerli assieme in un lungo elenco.

  12. Dario Salvelli dice:

    Però sarebbe curioso sapere chi l’ha inventato statusphera, io ne parlavo ad inizio 2010 e poi anche in altri post: http://www.dariosalvelli.com/2010/02/robo-to-dalla-statusphera-alla-videosphera

    Se come dice Enrico la statusfera mangia i blog, dall’altra parte però l’integrazione con gli stessi potrebbe far aumentare sia le discussioni che i commenti ai blog, quest’ultimi sempre criticati come di scarsa qualità e partecipazione.

  13. Mario.Mantovani dice:

    Credo che il futuro dei blog sia scrivere con minore frequenza, ma articoli più lunghi, con link e documenti di riferimento. Per il resto ci sono FB e Twitter, con il sano limite dei 140 char

  14. E’ morto il blog, viva il blog! | The Web Observer dice:

    [...] e ficcante come sempre. Gli hanno fatto eco Andrea Toso, che ha rincarato di parecchio la dose, e Massimo, che invece appare meno netto nel suo giudizio e più preoccupato dal significato e delle [...]

  15. Enrico Sola dice:

    Massimo: la “dignità dei luoghi” (espressione che mi piace tantissimo) mi è sempre sembrata ragionevole, come “stile” per impostare un blog. Ed è per quello che non ho mai apprezzato i blog personali che in verità erano una specie di aggregazione graficamente più o meno gradevole di cose sparse nella Rete.

    Però va detto che alcune forme di innesto tra cose diverse sono sempre state fatte. Per esempio integrare le foto di Flickr sul blog (giusto per indicare qualcosa di cui siamo entrambi colpevoli :-)).
    Quindi non vedo malissimo l’idea di integrare la conversazione (o almeno linkarla, se proprio non la si vuole far coesistere) con il post che l’ha scatenata.

    All’epoca, quando (ab)usavo FriendFeed, dopo vari tentativi fallimentari anche io non integrai il plugin per un semplice motivo: faceva casino su WordPress. :-)

  16. Marco Cilia dice:

    ha senso si, reimportare i commenti: a beneficio di chi non frequenta gli “altri” luoghi (o non li frequenta TUTTI) e che può arricchirsi di spunti generati altrove da commentare dove gli viene più congeniale.

  17. Sulla (presunta) morte di (alcuni) blog | Il Blog di Stefano Epifani dice:

    [...] qualcosa cambia, in questa continua rimediazione. Massimo evidenzia gli aspetti negativi del fenomeno, e condivido in larga parte la sua visione, per la [...]

  18. Della morte dei blog ne parliamo sui blog « Gli Appunti del Paz83 dice:

    [...] aperto le danze Enrico Sola, seguito poi da Andrea Toso e Massimo Mantellini. Chiude, per il momento, Alessio [...]

  19. Morte del blog? – Nazione Indiana dice:

    [...] [...]

  20. Axell dice:

    La mia era una domanda molto intima, la ponevo soprattutto a me stesso. Il mio blog è diventato questo, e vive per questo… è un posto sempre più personale.
    Non ho mai detto che i blog sono finiti (caro Roldano, che pecchi anche un po’ di educazione), ho detto che qualcosa è cambiato. E nessuno può negarlo. Dove sono finite le conversazioni? Non sono sicuramente nei blog, dove un tempo erano, ricche di link e di commenti. Sono finite magicamente su Facebook e basta. Non c’è molto da dire. Ma quello che è importante notare è che il “blogging” è maturato e forse non è più frontiera. Non è più un palcoscenico e un luogo di massa. I Tumblr e gli altri cosi sono altro, sono oggetti diversi dai blog del 2004 ed è ovvio che sia così. Io non ho detto che i blog sono morti, perché è un dato di fatto che i primi blogger (quasi tutti) si siano estinti o siano evoluti verso qualcosa d’altro. Il blog sopravvive, ma è cambiato.
    Ricordo sempre a tutti che stiamo parlando di tecnologie per tutti, e se non sono tali rimangono onanismo da tastiera.
    Facebook ha vinto, è una tecnologia per tutti (che piaccia o meno è così) e le conversazioni, quasi tutte, sono finite lì.
    Per ora.

  21. TZ dice:

    Le argomentazioni di questo post sono ampiamente riscontrabili entro i nostri confini. La blogosfera italiana, in fondo, è sempre stata vulnerabile (il perchè lo lascio alla vostra immaginazione). Altrove non è stato così e lo leggiamo, ahimè, proprio sulla stampa di oggi http://www.repubblica.it/esteri/2011/03/28/news/rivincita_blogger-14173914/?ref=HREC2-3

  22. Qui una volta era tutta blogosfera « Il nuovo mondo di Galatea dice:

    [...] blog sono morti. Caspita, dopo Dio non so se ce la faccio a reggere anche questo [...]

  23. worm dice:

    ma io non capisco,

    io continuo a leggere i blog che leggevo anni fa, e penso che continuerò a farlo finchè non chiudono il blog, o il blogger non inizia a scrivere post deliranti – ma forse continuerei a leggerlo comunque. non capisco xche la gente dovrebbe smettere ad un tratto di seguire i blog che ha sempre seguito.

    anche i commenti, è un discorso che non capisco. non si può lasciare la possibilità di commentare sul blog anonimamente, o con il proprio accoount fb o twitter? se uno vuole commentare sul blog lo fa se preferisce postare l’articolo sulla propria bacheca di fb e commentarlo con gli amici che faccia così. se volete aggregare ogni forma di commento con apposti plug ben venga. a me non cambia molto. se non vedessi i commenti provenienti dai social mi baserei sui commenti che posso leggere e basta.

  24. simone dice:

    - blog col riportino
    - blog con la pancetta
    - blog con i capelli (e la barba) bianchi
    - blog rugosi
    - blog con l’alzheimer

  25. Antonino Pintacuda dice:

    Tony Siino della statusfera ne scrisse su Nova una vita fa: http://www.deeario.it/2009/05/29/statusfera/

    E sui blog, la miglior cosa l’ho letta qui http://www.blogsquonk.it/?p=3578

    “Quando è nato un blog lo avevamo in cento, adesso siamo ancora in cento perché tutti gli altri sono passati ai socialcosi. Siamo quelli che scrivono più di 140 caratteri, e sembriamo una setta di massoni ottocenteschi: insomma, siamo diventati vintage in sei anni”.

  26. » Tirarmela via blog nel 2011 – aka The reports on blog’s death are greatly exaggerated Suzukimaruti dice:

    [...] al nostro amato Presidente del Consiglio, sono stato malinterpretato e qualcuno (lui, lui e lui) ha evinto dal mio post che stessi affermando che i blog sono morti (o [...]

  27. Francesco dice:

    I blog non esistono da sempre e nessuno pretende che esistano per sempre.
    Io mi ricordo i modem a 2400bps (poi a 9600bps), le BBS, gli indirizzi (spesso IP) di server HTTP e FTP passati agli amici scritti su fogli di carta, UseNet, Gopher, ATM, TokenRing, Altavista, Tripod, Netscape, Xenix, mi ricordo che IRIX era un sitema operativo eccezionale e che le migliori workstation in circolazione erano le SuperSparc-20 (a 32 bit)… mi sembra che queste cose siano passate piu’ o meno tutte… e che nessuno le rimpianga.

  28. picchiopc dice:

    davvero un bel post, fa riflette sul passato e sul futuro dei blogger :)

  29. Daniele Minotti dice:

    Voglio Metitieri, cazzo (le xx ce le mettete voi).

  30. visionipost dice:

    Chiaramente FB, FF, Twitter hanno mutato l’ecologia della rete, e il cambiamento ha provocato un riadattamento del sistema.

    Questo darwinismo dei canali d’espressione e relazione secondo me non ha portato grandi estinzioni, ma più che altro ha specializzato e reso più peculiare l’utilizzo di ciascun mezzo.

    Addirittura si potrebbe rilanciare il tema in questo modo: i socialcosi hanno aumentato la qualità della blogosfera?

    Ad esempio: prima tra i post di un blog potevi trovarci micropost-tweet, mentre adesso questi ultimi hanno una cinguettante e orgogliosa vita propria. E mi pare un vantaggio anche per i blog.

  31. Squonk » Stanno tutti bene dice:

    [...] [...]

  32. Paolo Marani dice:

    Morti un paio di palle… stiamo solo raccogliendo le energie!

  33. Flavio Pintarelli dice:

    A mio parere l’esaurirsi della funzione social dei blog non potrà che avere effetti benefici sulla blogosfera. Forse la mia sarà una visione troppo ottimistica, ma credo che man mano che il rumore si attenuerà a restare saranno soltanto i blogger più competenti, accurati e capaci di costruirsi una reputazione basata più sulla qualità dei loro lavori che non sulla capacità di crearsi hype.

  34. quella pessima abitudine di scrivere sui cadaveri « alcuni aneddoti dal mio futuro dice:

    [...] il dibattito sul decesso del blog. Ottima la pillola di Squonk, che fa riferimento a un post di Mantellini, che io ho scoperto tramite i compagni di merende di Sempre un po’ a disagio (spero di non [...]

  35. Internet in Italia fa schifo. « goodthing.it dice:

    [...] visione di questo video all’indomani della lettura di un post interessante di Massimo Mantellini (dalla blogosfera alla statusfera) che parla di blog e facebook. Nazione Indiana a sua volta lo ha ripreso (e lì ho pure [...]

  36. Leggere che fatica dice:

    [...] contenuti di valore (Mantellini infatti sottolinea l’importanza del commento al post come momento di arricchimento), ma non è Facebook il problema, o meglio non è la tecnologia 3.X il nocciolo. E’ solo [...]

  37. Ancora morti « Leggere che fatica dice:

    [...] contenuti di valore (Mantellini infatti sottolinea l’importanza del commento al post come momento di arricchimento), ma non è Facebook il problema, o meglio non è la tecnologia 3.X il nocciolo. E’ solo [...]

  38. giuliomozzi dice:

    Ma: il mio “vibrisse” esiste dal 2000, è un blog (con commenti) dal 2006. Non mi sono mai posto l’obiettivo di raggiungere chissà quale quantità di lettori (quando “vibrisse” era una newsletter sono arrivado ad avere 2.700 abbonati; le visite nei giorni lavorativi sono oggi circa 1.400 al giorno). Ma vedo che la relazione con i lettori e i lettori/commentatori (due categorie ben diverse) si mantiene forte, anzi si rafforza man mano. Certo: è ben chiaro quali fossero le “comunità di riferimento” di “vibrisse”: il magico mondo dell’editoria, la repubblica delle lettere, la massa di chi scrive e spera un giorno di vedersi riconosciuto come “scrittore”. A queste tre molto diverse eppure comunicanti comunità ho cercato di presentarmi come, appunto, uno che lavora alla comunicazione tra le comunità stesse. Un professionista che sta nel mondo dell’editoria (e quindi ha il punto di vista dell’editore, anche dell’editore industriale), un autore di opere letterarie che sta (conflittualmente) nella repubblica delle lettere, un “portinaio” che può dare a chi sta nella massa di chi scrive e spera di essere pubblicato un accesso al mondo dell’editoria e alla repubblica delle lettere: e cerca di agire con la massima trasparenza.
    Se ogni giorno passano dalle mie parti 1.400 persone, e di queste almeno 300 sono “le persone giuste”, e a queste persone riesco a presentarmi nel modo più onesto e chiaro, direi che le cose vanno come devono andare, cioè bene. Ho l’impressione che la “decadenza” di certe pubblicazioni in rete non dipenda (tanto) (solo) dai mutamenti, dalle reti sociali eccetera, ma dalla difficoltà per certi autori di pubblicazioni in rete di capire quale fosse, e/o quale potesse essere, il loro proprio pubblico, nonché quale fosse, e/o quale potesse essere, la loro relazione con tale pubblico.
    Così, a occhio.

  39. Anoressia: adesso per Vogue è colpa… dei blog | Informare per Resistere dice:

    [...] siamo su Vogue. Eppure c’è sempre qualcuno che tira fuori quella vecchia storia per cui i blog sono out, i blog sono il passato di internet, il futuro è second life (nel 2007), twitter (nel 2009), [...]

  40. Santiago dice:

    Ciao! ottimo post! ti ho anche scritto in privato per chiederti un permesso personale. Spero la mail ti sia arrivata.

    Credo, comunque sia, che di tutti coloro che ne hanno scritto al riguardo, la tua considerazione sul social network e i commenti sia da incorniciare.

    Il problema, a volte, è che se non ci si rende conto, si rischia di favorire il passaggio alla “statusfera”. Credo che basti prendere le giuste distanze. Senza dover rincorrere poi a urlare che il blog è morto.

    Su questo punto, resto del parere che peccate di autoreferenzialismo. E intendo tra di voi “big” o “vecchi” blogger :D

  41. La selezione della settimana | YATTARAN dice:

    [...] Dalla blogosfera alla statusfera, di Massimo [...]

  42. Vincio dice:

    C’è nessuno che vuole comprare il dominio statusfera.it ?

    :D

  43. Anonimo dice:

    [...] su Vogue. Eppure c’è sempre qualcuno che tira fuori quella vecchia storia per cui i blog sono out, i blog sono il passato di internet, il futuro è second life (nel 2007), twitter (nel 2009), [...]

  44. The Sunday Times Social List | Il Giornalaio dice:

    [...] [...]

  45. Dalla blogosfera alla statusfera | my dreams are tweets dice:

    [...] il blogger fa più difficoltà a controllare il dibattito con e tra i propri lettori e, come nota Massimo Mantellini, «le parole stesse di chi commenta perdono spessore, il tono e l’attenzione di commenti e [...]