C’era un mio amico che aveva una storia social.
Si innamorò di una bolognese. Le mise un cauto like sul suo status; poi ci rifletté, mise un like innocuo anche allo status di due giorni prima.
Lei inizialmente non rispose. Ma al terzo like cortese di lui, stavolta a un post là indietro, rispose con un like circospetto. A questo il mio amico si fece coraggio, andò su Instagram, cercò una mano di lei su un libro (era Canetti), mise un cuore. Lei rispose al di lui secondo cuore, un paio di orecchini, con un cuore a un selfie ombroso di lui.
Like e cuori iniziarono ad arrivare. Una notte lui mise un cuore a una foto del settembre 2015, lei in pigiama; mi chiamò infervorato alle otto del mattino perché lei al risveglio aveva messo un cuore a lui che nuota, agosto 2013.
“Lì però ero più in forma” mi disse.
“E vabbè. Magari era più in forma anche lei”.
“No, guarda” e mi mostrò lei in spiaggia, un bikini di giugno 2018. Mise il cuore.
Lei subito gli mise un altro cuore. “Ti richiamo” mi disse il mio amico.
I cuori piovvero, quando litigavano solo like, una volta lui andò in crisi per una settimana per una faccina arrabbiata, dopo qualche giorno lei la convertì. Una notte particolarmente calda lui le mise sette cuori, tre a foto di lei fatte da un fotografo; lei rispose.
Poi le cose andarono scemando. I cuori diventarono like, poi scesero a un paio, uno al giorno; ci fu una settimana in cui non reagirono.
“Non so davvero se mi manca” mi disse il mio amico; ordinò un cappuccino macchiato soia.
Tre giorni fa lei gli ha messo un cuore, lontano, la foto è del 1984, lui è un bambino imbronciato che non sa nulla del futuro e ha le labbra sporche di pesca.
“È come se mi avesse benedetto. Non pensi?” mi ha detto il mio amico.



(Ivano Porpora su FB)

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