La polemica sugli stipendi Rai che approda sui giornali oggi, dopo le prime indiscrezioni dei giorni scorsi, riguarda – come spesso accade nel nostro Paese – questioni che non sono il centro del problema. Volendo essere malfidati potremmo chiamarla – come diceva Luca De Biase alcuni anni fa – strategia della disattenzione. Il punto principale infatti non riguarda la trasparenza sulle retribuzioni dei massimi dirigenti (fermo restando che tali retribuzioni mostrano il fallimento della politica del PD sui tetti imposti ai dirigenti pubblici, una stupidaggine grillina che ci si poteva risparmiare) o il loro valore assoluto (da ieri Rai spiega che gli stipendi dei dei top manager sono inferiori del 15% a quelli della concorrenza) quanto i criteri di assegnazione delle posizioni apicali e la tipologia dei contratti. Dentro un simile abisso, che ovviamente dura da decenni, si spiegano il ruolo e il conseguente stipendio di “giornalisti” come Anna La Rosa: in un simile disinteresse per la gestione dei soldi pubblici si inseriscono casi come quello di Carmen La Sorella o dell’ex direttore Lei che continuano ad essere pagati senza fare nulla per le ragioni più varie (dai contenziosi legali ad altre facezie burocratiche).
@mante consapevoli del problema dei "senza incarico". Nel corso di questo mandato c’è l’impegno a lavorare per risolverlo #TrasparenzaRai
— Ufficio Stampa Rai (@Raiofficialnews) 24 luglio 2016
Antonio Campo Dall’Orto, che oggi racconta il valore politico della trasparenza (uno sport per altro praticatissimo e ormai assunto a canone), è in carica da un anno e benché il suo ufficio stampa si prodighi ad informare su Twitter che il tema “tecnico” dei “senza incarico” in Rai sarà affrontato entro questo mandato, non ha fino ad ora voluto o potuto fare nulla di concreto al riguardo. Ma se sul trascorso dei contratti in essere (e sulla loro vergogna) immagino esistano grandi complessità per risolverli nell’interesse dei cittadini, sarebbe interessante sapere – visto che si invoca la trasparenza – se i contratti nuovi che la nuova dirigenza Rai ha stipulato nel suo primo anno di attività siano tecnicamente differenti o consentono le medesime incredibili eccezioni di quelli precedenti. Tipo essere profumatamente pagati senza lavorare.
Quanto all’altra metà del problema, quella per cui figure professionali di assoluta mediocrità siano potute rapidamente salire ai vertici aziendali forse qualcosa in questo anno è stato fatto. Ma moltissimo resta da fare. Nel frattempo – per sicurezza – abbiamo riesumato Pippo Baudo.



Luglio 25th, 2016 at 10:13
Curiosa la frase “il fallimento della politica del PD sui tetti imposti ai dirigenti pubblici, una stupidaggine grillina che ci si poteva risparmiare”.
Come mai una cosa votata non solo dal M5S è una stupidaggine grillina?
Luglio 25th, 2016 at 10:55
@Damiano perché si tratta – secondo me – di una adeguamento della politica alle logiche populiste e semplificatorie del M5S.
Luglio 25th, 2016 at 11:05
Se non si inserisce una stilettata antigrillina i post non si chiudono. Sembra essere un bug di sistema.
Luglio 25th, 2016 at 11:28
Perchè non si può licenziare un dirigente che non lavora?
Nel pubblico accade, anzi, basta la minaccia per far lavorare il dirigente, nel caso c’è il de-mansionamento.
Luglio 25th, 2016 at 11:40
Mi pare che il direttore della BBC prenda un 100.000 euro in meno di Dall’Orto.
Se la qualità della Rai fosse proporzionalmente superiore a quella della BBC e giustificasse i soldi in più non avrei obiezioni.
In quanto ai top manager la Rai avrebbe potuto evitare una giustificazione del genere. Le aziende italiane pubbliche o private coprono d’oro i dirigenti. Ci sono dirigenti di aziende che guadagnano più di Obama e non producono niente.
Per anni uno dei mantra che circolava tra i liberisti era che il dirigente in gamba va pagato bene altrimenti lavorerà per la concorrenza. Nessuno però spiegava perché le aziende sono nelle condizioni che conosciamo quando con quel popo’ di dirigenti strapagati che hanno dovrebbero essere al top mondiale.
Luglio 25th, 2016 at 11:57
@gregor
non è che non lavorano perchè non vogliono, è che sono stati assunti da XXX (partito o corrente), adesso al potere c’è YYY e quindi nessuno affida loro un incarico.
Luglio 25th, 2016 at 12:16
probabilmente ci fanno pagare il canone rai per il servizio pubblico inteso come ammortizzatori sociali di grosso calibro da distribuire a pioggia sugli esuberi, e per rottami da hit parade che non hanno i requisiti per fruire della legge Bachelli, da riciclare in trasmissioni di Infotainment che hanno come unica caratteristica quella di poter essere ascritte alla categoria ” di barbosità terminale”. Non ho altre spiegazioni
p.s. ” c’è l’impegno a lavorare per risolverlo” (si, nel cimitero dei buoni propositi )
Luglio 25th, 2016 at 12:17
“legge Bacchelli”, pardon
Luglio 25th, 2016 at 13:18
“se i contratti nuovi che la nuova dirigenza Rai ha stipulato nel suo primo anno di attività siano tecnicamente differenti o consentono le medesime incredibili eccezioni di quelli precedenti.”
Ma non stanno dicendo ovunque che loro sono differenti e assumono solo con contratti triennali?
“Perchè non si può licenziare un dirigente che non lavora?
Nel pubblico accade, anzi, basta la minaccia per far lavorare il dirigente, nel caso c’è il de-mansionamento.”
Perché non hai capito. All’epoca qualcuno lo ha assunto a tempo indeterminato. Gli ha dato un incarico. Dopo tot anni l’incarico gli è stato tolto e dato a qualcun altro (perché non puoi tenere uno fino alla pensione come direttore di canale). Avendo contratti a tempo indeterminato risulta difficile licenziarli e ricevono lo stipendio senza avere incarichi. La colpa principale è di chi all’epoca li ha assunti con un contratto sbagliato.
Luglio 25th, 2016 at 13:47
Parlando di figure professionali di assoluta mediocrità, speriamo che il lauto contratto di Massimo Coppola gli consenta di pagare i collaboratori della sua casa editrice fallita che da anni aspettano i loro compensi (promessi su contratti fatti firmare quando Coppola già sapeva perfettamente di non poterli onorare). Quando si dice pochi, maledetti e mai. (E speriamo anche che a Campo dall’Orto restino venti euro per andare dal barbiere e tagliarsi quei capelli, sant’Iddio.)
Luglio 25th, 2016 at 14:19
@Emanuele
ma infatti è quello che non ho capito. Se davvero i contratti _nuovi_ sono a tempo.
Luglio 25th, 2016 at 16:44
“inferiori del 15% a quelli della concorrenza”
ma.. non era un servizio pubblico? come i calciatori (come sottolineato da Fazio, il fuoriclasse).
e poi: non è un po’ troppo comodo comportarsi come Berlusconi e incolpare la RAI quando questa è controllata dal partito in modo se non illegittimo quanto meno immorale e autoritario? Mantellini sa dire in quale altro Paese d’Europa il partito al potere detta i contenuti informativi come in URSS?
E così anche la scelta del palinsesto, come già detto in un altro post, di uomini fedeli alla linea
In questo scenario l’ironia su Pippo Baudo risulta squallida
Luglio 25th, 2016 at 17:01
Paolo dice:
luglio 25th, 2016 at 16:44
“inferiori del 15% a quelli della concorrenza”
ma.. non era un servizio pubblico?
quindi il servizio pubblico dovrebbe essere composto da volontari che lavorano per passione? E’ il migliore sistema per lasciare i rottami nel pubblico, perchè quelli bravi appena appena fanno la trasmissione che sfonda firmano un bel contratto con qualcun altro e chi s’è visto s’è visto.
D’altronde è il pensiero imperante oggi: i politici devono lavorare gratis, la cultura è nemica del buonsenso popolare e qualunque stipendio alto è ‘immorale’, poco importa se i ricavi di una trasmissione ripagano il conduttore e fanno un margine incredibile.
Ironia della sorte, quando a suo tempo i soliti fogliacci berlusconiani attaccarono Santoro per via dello stipendio, lui rispose citando i ricavi pubblicitari della sua trasmissione e i costi, mostrando come fosse pesantemente in attivo.
Adesso gli stessi che difesero lo stipendio di Santoro attaccano quello di Fazio. E vai di vuvuzela.
Luglio 25th, 2016 at 17:16
mm.. quindi una cippa: tra volontari e calciatori c’è di mezzo il mare. sarà anche il pensiero imperante, secondo te, ma la risposta è populista
“lui rispose citando i ricavi pubblicitari”
Santoro è proprio l’esempio peggiore: ha lavorato per Berlusconi senza alcun problema etico nè politico
e solo che… la RAI non è ‘una piattaforma pubblicitaria’ (cit. Berlusconi)
Luglio 25th, 2016 at 19:29
@Paolo
se io l’attacco dicendo che prende troppi soldi, è naturale per lei citare i ricavi pubblicitari: se mi rispondesse che la sua è TV di qualità il suo argomento sarebbe opinabile, se io l’attacco sui numeri e lei mi risponde sui numeri le opinioni valgono zero.