Io per esempio Pellé e Zaza non li avevo mai sentiti nominare. Così come non avevo mai sentito nominare Darmian o Florenzi, Giaccherini e gran parte della nazionale italiana di calcio. Non seguo da anni il campionato e quando la sera della prima partita degli Europei ho visto la formazione della Nazionale di Conte come molti mi son chiesto: e questi qua, chi diavolo sono?

Pellé e Zaza oggi dalle pagine dei giornali chiedono scusa alla Nazione ma la Nazione secondo me è ancora ferma alcuni passi prima: si ho capito, va bene – chiedi scusa – ma tu, esattamente, chi saresti?

In ogni caso la squadra di Conte ha giocato bene: soprattutto Conte ha annullato o mimetizzato i tratti tipici del calcio italiano per come lo conosco io da sempre: quell’alternarsi sempre uguale di talento e supponenza, spirito di sacrificio e vera e propria pelandraggine che hanno attraversato i decenni come una specie di marchio di fabbrica dl un prodotto da scaffale denominato “calcio italiano”. Da Rivera a Pirlo, da Furino a Oriali la nazionale di calcio è sempre stata un elenco di stereotipi immutabili: tutta roba oggettivamente difficile da riconoscere nella squadra di sconosciuti di quest’anno. Quindi, bene. Aria nuova, ci voleva.

Avevamo una squadra decente che non ci avrebbe fatto vergognare anche avesse perso. Ovviamente la guasconeria impertinente del calciatore moderno (quell’insieme di difetti ostentati senza imbarazzo che potrebbero essere riassunti nel nome Cristiano Ronaldo o in quello Mario Balotelli) era riconoscibile anche nei nostri, nei loro tatuaggi, nei capelli improbabili freschi di coiffeur, in quegli sguardi attenti e furbi ma – come dire – non del tutto acuti che hanno molti dei calciatori non solo italiani di maggior talento al mondo.

Poi però è arrivata questa faccenda dei rigori con la Germania.

Dopo una partita che forse avremmo meritato di perdere, decisa infine alla lotteria dei calci di rigore (erano anni che desideravo scriverlo) e mentre i giovani calciatori quasi normali di Conte li iniziavano a tirare a me è venuta in mente la scena tipica di certi film col cattivo di fronte al plotone di esecuzione, Quando poco prima di essere ucciso il condannato sputa in terra per dimostrare che non ha paura (nulla ostacola più della paura la produzione delle ghiandole salivari). Poi per assonanza mi è venuto in mente l’incipt di Cent’anni di solitudine


Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio.


Poi ho visto il povero Zaza pestare le uova nella sua inedita corsa sul posto prima di sparare il rigore sopra la traversa. Poi ho visto il povero Pellé, con quel nome che sembra un refuso sudamericano sbeffeggiare a gesti il portiere tedesco prima di tirare uno dei peggiori rigori della lunga storia del rigorismo planetario. E a quel punto mi sono fatto delle domande, imbarazzanti, che tento di dribblare da qualche giorno senza riuscirci. E sono domande che non c’entrano con l’aver sbagliato i rigori, che insomma capita a tutti e non c’è da farne un dramma (tranne per quelli della famosa frase di Jannacci che quando perde il Milan dicono è solo un gioco e poi vanno a casa e picchiano i figli) e non c’entrano nemmeno con il povero Pellé e il povero Zaza che ora chiedono scusa alla nazione, Pellé e Zaza dei quali io continuo a non saper granché. No, si tratta di domande che riguardano noi ed i nostri modelli. Siamo davvero così? Siamo diventati anche questa roba qui? E di chi è la colpa? E perché è successo, se è successo? E non è una insopportabile semplificazione immaginare l’Italia fatta da qualche decina di milioni di Pellé e Zaza pessimi rigoristi un po’ sbruffoni? E non è una imperdonabile sottovalutazione immaginare che simili gesti siano piccoli impazzimenti occasionali o episodi di nessuna importanza?

Io non ho una risposta a queste domande e forse per questo non avrei dovuto scrivere questo post. So bene che non siamo così. Ma so anche che un po’ lo siamo e che lo siamo sempre un po’ di più. E certo la modestia non è materiale buono per l’agiografia dei nostri calciatori e nessuno in fondo la pretende. E so che non lo è nemmeno per noi che rifiutiamo ogni segnale d’allarme, magari piccolo, di quello che siamo diventati. Ma so che la lezione del padre di Aureliano che porta il figlio a conoscere il ghiaccio un po’ l’abbiamo persa. Tutti, per una ragione o per un’altra, in una maniera o in un’altra. E questo secondo me non ci aiuta. Né a tirare bene i rigori e nemmeno in un sacco di altre cose.


19 commenti a “I rigoristi ed il ghiaccio”

  1. A.B. dice:

    Post più enigmatico e criptico del solito. Comunque sì, siamo diventati questa roba qui e la colpa chissà, non saprei. Per quel che mi riguarda tenderei ad assolvermi (eggià, ecchecca…! non sarà mica sempre colpa mia).
    Boninsegna, ruvidissimo centravanti dei miei tempi, terminava gli allenamenti tirando una serie di calci di rigore; a quell’epoca si dedicavano poco a parrucchieri, tatuatori ed estetiste.

  2. Dino Sani dice:

    Ovviamente stiamo giocando, con la metafora nazionale/nazione. Ma questo calcio con un allenatore (bravissimo) con i capelli finti (e processi) alla Berlusconi, con un talento medio che assomiglia così tanto a quello dei nostri politici attuali, e con una spavalderia da farci vergognare, come le smorfie e gli atteggiamenti di Renzi ai summit internazionali….insomma questa roba qua forse, come dici, siamo noi, ma se lo siamo, autoaccusandoci di colpe che non sempre abbiamo, allora siamo anche Mafia Capitale, il vicepresidente del Senato, Schettino che pubblica libri, ecc….
    Posso prendermi la libertà di dissociarmi? Come diceva Nanni Moretti in un bellissimo dialogo in Caro Diario…”voi eravate così, voi siete così, io ero diverso e ora sono…un magnifico quarantenne!”

  3. Andrea dice:

    Ti leggo da anni, e sempre con interesse, ma quando scrivi di calcio provo un sottile disagio, un po’ come quando un caro amico dice cazz.. castronerie così grosse che ti viene quasi voglia di interromperlo per evitargli figuracce… comunque grande mante

  4. Giancarlo dice:

    Ah, ecco, allora non sono il solo a pensarlo

  5. Larry dice:

    Ah, eccolo il sessantamilion-unesimo CT della nazionale. Me ne mancava appunto uno all’appello.

  6. Gregorio dice:

    O sei diventato all’improvviso metà Michele Serra e metà Massimo Gramellini, oppure hai affidato a uno stagista (nemmeno granché bravo) un articolo sul calcio da pubblicare sul tuo sito. Tertium non datur, come diceva Marquez.

  7. DinoSani dice:

    Solidarietà a Mantellini. Ogni tanto si può scrivere di argomenti che taluni considerano frivoli. E lo si può fare anche con la leggerezza e, se vogliamo, ingenuità, con cui lo ha fatto il curatore del blog. Per fortuna le persone sono esseri imperfetti, che ogni tanto si lasciano andare. Mi domando se chi legge questo blog segua Mante su Twitter… A volte spara dei tweet così tremende che sembra sul serio che li scriva un altro. Ma è anche il motivo per cui seguo questo blog: non sono spesso d accordo ma gli riconosco competenza e lucidità e, a volte, una disperata umanità. Come quella che ti fa scrivere di Zazza e Pellè….

  8. OOL dice:

    Non capisco le critiche. Altro che argomenti frivoli!
    Il Mante ha ben evidenziato come stiamo diventando un popolo senza umiltà, emblematicamente rappresentato dall’atteggiamento dei calciatori posti a tirare rigori su quel campo, e, soprattutto, un insieme di persone dove conta più lo show del background, più l’apparenza che la sostanza, più la competizione individualista che la cooperazione di squadra.
    Il motivo? Scuola? Berlusconismo? Americanismo? Chiunque sa, parli!

  9. marcella dice:

    Come te, ho guardato le partite dell’Italia senza aver mai sentito nominare il 98% dei giocatori. Il gesto sbruffone di Pellè l’ho visto solo dopo la partita, in una trasmissione cosiddetta di “approfondimento”. E ho pensato solo che la hybris non la fa franca proprio mai.
    (e una parte di me ha anche aggiunto: meno male.)
    Se il mio pensiero vada applicato in modo più generale, come suggerisci tu, non lo so e mi fa anche un po’ paura prenderlo in considerazione.

  10. Luca dice:

    >E non è una imperdonabile sottovalutazione immaginare che simili gesti siano piccoli impazzimenti occasionali o episodi di nessuna importanza?

    No, perché basare un’analisi sociologica su questi due episodi sarebbe metodologicamente sbagliato e ne invaliderebbe la tesi, giusta o sbagliata.

  11. Ago dice:

    Pellè e Zaza non sono delle superstar, ma in questo caso è la “vetrina” (un quarto di finale degli Europei contro la Germania) a renderli più famosi di quanto dovrebbe essere. Le loro scuse nascono anche dal fatto che, mentre la gente normale finita la partita se ne fa una ragione e passa ad altro, tanti hanno preso ad insultarli di ogni nefandezza al grido “ah, i giocatori (alias i giovani) d’oggi, senza spina dorsale ecc.ecc”. Ci sono persone che si sfogano sui social con qualsiasi pretesto, quindi la loro è stata una sorta di strategia per evitare il peggio. Io magari avrei solo scritto “ho sbagliato, mi dispiace ma ora la possiamo finire di rompermi i cogl.. ? “

  12. piovecolsole34 dice:

    Poi ho visto il povero Zaza pestare le uova nella sua inedita corsa sul posto prima di sparare il rigore sopra la traversa.

    Normalmente, quando si parla di qualcosa bisognerebbe prima informarsi. La corsa di Zaza non è “inedita”. Li tira sempre in quel modo lì. Vai a leggerti l’articolo di Antonio Corsa su Juventibus (“Il rigore di Zaza”). Poi per carità, è un vizio tipico di molti italiani quello di parlare senza sapere nulla in materia.

    Siamo davvero così? Siamo diventati anche questa roba qui? E di chi è la colpa? E perché è successo, se è successo?

    Queste sono domande che hanno una precisa risposta, che tutti sanno ma che in molti, soprattutto gli antijuventini, non vogliono riconoscere.

    L’Italia oggi è “questa roba qua” per via di calciopoli. Oggi tutti sanno che la Juventus è stata punita per cose che non ha commesso, e tutti sanno che se si voleva veramente punire qualcosa che illegale non era (tanto è vero che sia i giudici sportivi che i giudici penali hanno sancito nero su bianco: “campionati regolari,” + “sorteggi regolari”) si sarebbero dovuti punire tutti, e soprattutto una squadra che ha commesso le cose più marce degli ultimi vent’anni, e sappiamo tutti qual è, nemmeno c’è bisogno di dirlo: la “fama” li precede.

    Dopo farsopoli la Juventus ha dovuto ricostruirsi e così anche il calcio italiano, visto che la Nazionale non è mai riuscita nella sua storia a prescindere dalla Juventus, dal momento che i giocatori e le colonne portanti di tutti i successi della nazionale sono sempre stati e state made in Juventus. Anche questo europeo l’hanno tenuto in piedi un allenatore con il dna juventino e una difesa, la più forte d’europa, tutta bianconera. E nel 2006 capitano, allenatore e giocatori più carismatici erano Juventini. Insomma, senza Juventus il calcio italiano, come movimento nazionale, non è mai andato da nessuna parte.

    Dopo il 2006 la Juventus ha avuto bisogno di qualche anno, anche a causa di una presidenza disastrata, per riprendersi. Appena siamo tornati ad avere una società solida, non c’è stata storia, e oggi faticosamente torniamo ad essere protagonisti anche in Europa.

    La Juventus è sempre stata qualla che ha fornito il blocco italiano più solido, sopperendo alla voglia delle milanesi di andare tutto sugli stranieri. Venuta a mancare la Juventus è venuto a mancare il blocco di appoggio della nazionale, anche a livello di primavera.

    Poi ora salteranno fuori quelli che “ma che dici” “juve condannata” “moggi condannato” “bla bla bla”, ma sono poveretti allo sbando a cui la storia, sportiva e giudiziaria di questo paese, ha dato loro torto.

    Quindi la risposta c’è, ed è sotto gli occhi di tutti, anche di quelli che il calcio non lo seguono poi così tanto, ma che forse proprio per questo pensano veramente che con calciopoli sia stata fatta “giustizia”, quando in realtà si è trattato del più grande stupro mai perpetrato al calcio italiano.

  13. Narno dice:

    Caro Mante, siamo sempre più così forse anche perché riusciamo a dubitare che il post appena pubblicato sia opportuno – un segno di modestia e anzi di autoironia, che è una forma nobile di intelligenza – ma non riusciamo a scriverne uno senza errori di battitura né piccole sciatterie nella punteggiatura o nel lessico.

  14. massimo mantellini dice:

    @piovecolsole34 grazie, mai avrei pensato di poter intavolare una discussione sul senso etico della Juve (della quale so ancora meno di Zaza), per ora passo ma un giorno in futuro chissà…

  15. Alf dice:

    A ma pare dica di piu’ di una nazione il fatto che dei calciatori si sentano in obbligo di chiedere scusa per dei rigori sbagliati. O che nei commenti a questo post si materializzino juventini complessati. Ma forse il senso del tuo intervento includeva anche tutto questo.

  16. DinoSani dice:

    Che deliri hai suscitato…vedi che succede a scrivere di calcio☺️?

  17. Enrico Giammarco dice:

    Post trascurabile, non sempre vale la pena di esprimere il nostro pensiero in forma scritta.

  18. se-po dice:

    Nei rigori conta di piu’ l’aspetto psicologico che quello tecnico, direi che e’ normale che certi giocatori usino la teatralita’ per rompere la concentrazione dell’avversario.
    Se fosse solo tira il rigore / para il rigore sarebbe davvero noioso, mentre il gioco di sguardi, piccoli riti, sbrufffonaggine li rende piu’ interessanti.
    Il trucco sta nel non esagerare, ma se Pelle’ lo avesse segnato ora saremmo tutti a ricordarlo come eroe indomite contro il freddo crucco.

  19. David dice:

    Attimi di lucidità.. “non avrei dovuto scrivere questo post”