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Nel gennaio scorso, quando ancora si discuteva sulla sua candidatura o meno alle primarie PD per il sindaco di Roma, Roberto Giachetti ha messo sul suo profilo FB questo fotomontaggio. Non è difficile capire che una simile immagine contiene registri differenti, in gran parte usuali nel contesto digitale. Ne cito alcuni:

– è una immagine intenzionalmente falsa
– è una immagine ironica
– è una immagine per iniziati

Chiunque conosca miminamente i linguaggi di rete ne riconosce il senso prevalente. Giachetti gioca sul suo presunto ruolo di politico assoggettato ai voleri del capo. Quell’immagine quindi dice: voi che mi conoscete sapete perfettamente che le cose non stanno così.

In un’intervista al Corriere della Sera di ieri Massimo D’Alema ha ripescato quell’immagina per commentarla così:


“Giachetti si è fotografato su Internet mentre traina un risciò su cui è seduto Renzi. Questa non può essere l’immagine del sindaco di Roma, neanche per scherzo”.


Niente avrebbe potuto definire meglio di questa frase la distanza culturale fra Massimo D’Alema ed il mondo in cui vive. D’Alema sembra non sapere (più) nulla dell’ambiente che lo circonda. Soprattutto non ne comprende il linguaggio, ne ignora le complessità. Utilizza altri codici, altri metri di giudizio inadeguati ai tempi.

Quell’immagine non è uno scherzo, è l’esatto contrario. E Giachetti non si è “fotografato su Internet” (una simile semplificazione ricorda quella frequentissima di molti illetterati digitali quando annunciano di avere “scritto un blog”) ma ha semplicemente utilizzato con abilità un linguaggio contemporaneo. Così, in quella semplice dichiarazione, risulta evidente che la decadenza di Massimo D’Alema non è tanto e solo di visione politica (sulla quale si potrà discutere) ma, soprattutto, di comprensione del mondo.

9 commenti a “D’Alema e il mondo”

  1. Alessandro dice:

    Tutto giusto quello che hai scritto su D’Alema. Mi resta invece un grosso dubbio sul gioco di Giachetti. Che potrebbe anche somigliare a quelle autocaricature che ci si fa a scopo apotropaico. Una sorta di scongiuro, un ironizzare su una condizione reale per fingere di non farne parte. Come quando in ufficio il sottoposto esagerano coi complimenti al capo per ironizzare sulla propria condizione di subalterni, per fingere che non si è cosi subalterni, infatti si puó ironizzare. Ma invece subalterni si è. È cosa sottile, non so se mi sono spiegato.

  2. Mir dice:

    Giachetti che smentì più e più volte la sua discesa in campo per poi ripensarci dopo aver subìto pressioni varie, si può permettere di inserire quell’immagine? È così evidente l’autoironia e la sua distanza da Renzi?
    D’Alema usa gli stessi giochetti comunicativi di Renzi e travisa manipolando la situazione, rilanciando una foto nata con un altro significato che gli è più utile per quel che vuole dire?
    È D’Alema, l’aggettivo dalemiano del video del Terzo Segreto di Satira nasce da lui, non lo tratterei come un vecchietto rincojonito che non sa usare o capire internet

  3. Al dice:

    Io l’avevo capita come Alessandro anche se non avrei saputo spiegarla bene come ha fatto lui…

  4. Diego dice:

    beh fa ancora piu ridere d’alema che dice che “così non vinceremo le elezioni”, come se seguendo la sua linea invece le elezioni si vincano…

  5. diamonds dice:

    Giachetti, che prima della collaborazione con Renzi e` stato un politico da applausi, ha un presentimento dell`abisso, e ironicamente gioca sul fatto che in un futuro non troppo vicino, gli storiografi lo descriveranno come un servo del potere. Questo mi fa pensare l`istituto lupe in epigrafe. A prescindere, renzi se ne deve anna`

  6. Andrea Sarubbi dice:

    D’Alema ha solo usato un trucchetto che in politica è molto comune: la strumentalizzazione fuori contesto. Potrei citare migliaia di esempi, perché nessuna forza politica resiste alla tentazione. Ma il rigirare a proprio favore – anche in maniera grossolana – una cosa rigirabile è una costante. Il berlusconismo e l’antiberlusconismo si sono nutriti per decenni di questa scorciatoia, ora il grillismo e l’antigrillismo fanno lo stesso, così come il renzismo e l’antirenzismo. Noi stessi (ero in Parlamento, all’epoca, quindi mi prendo il mio zerovirgola di colpe per non aver detto nulla) costruimmo un repertorio, tra l’altro ancora in vita, sul famoso tunnel della Gelmini (che in realtà ogni persona sana di mente avrebbe classificato al massimo come metafora azzardata in un comunicato stampa scritto dallo staff). D’altra parte, Massimo, tu riconosci che la foto di Roberto Giachetti in quel contesto era “per iniziati”. Ma c’è una prateria di non iniziati potenzialmente credulona, e i voti – come sai – non si pesano, ma si contano. [modalità amarezza ON, e non sul caso singolo: sull’attitudine in generale]

  7. massimo mantellini dice:

    @Sarubbi Amen

  8. Dino Sani dice:

    Che D’Alema sia “fuori dal mondo” lo sappiamo tutti bene da almeno 20 anni, semmai il problema è quanto sia “dentro il mondo” della politica italiana…
    Mi sfugge tuttavia l’autoironia di Giachetti e trovo il paragone con l’ufficio e l’impiegato subalterno di Alessandro piuttosto efficace, che chiunque di noi ha potuto verificare direttamente.
    Il vero problema è, semmai, che quel giochino, così “social” e dentro “il mondo”, sembra rappresentare una realtà “dittatoriale” di tipo post-moderno, dove i golpe non si fanno più con i carriarmati nelle strade, ma comprando voti in un gazebo (e non solo?). E dove la subalternità diventa ironia. In realtà sempre di pupazzi stiamo parlando…

  9. ghiaccio-nove dice:

    Dubito che si possa eseguire un’esegesi minimamente attendibile partendo da una frase, ancorché riportata fra virgolette, tratta da un’intervista pubblicata su un giornale. Secondo me le probabilità che D’Alema abbia letteralmente detto “Giachetti si è fotografato su Internet” sono pari alle probabilità che non lo abbia (letteralmente) detto.