Isa, dai commenti di questo post:
L’utilizzo serio, l’utilizzo poco serio. Io sono una freelance che lavora da casa. In casa il modem wifi e il suo extender sono sempre accesi, in modo da permettere la connessione permanente di due portatili, due cellulari e un tablet (la famiglia è composta da tre persone). Essere connessa mi serve per lavorare (dizionari on-line, risorse terminologiche e di altro tipo in varie lingue), per leggere la posta elettronica e le mailing list professionali e sindacali di cui sono membro (e una la modero), per informarmi sull’attualità, intrattenermi con musica, film e letture, avere contatti sociali. Inoltre su internet faccio acquisti di ogni tipo, dai regali di Natale ai biglietti ferroviari, aerei, di mostre eccetera, ci gestisco il conto corrente e la carta di credito, ci pago la mensa della scuola e le multe. (Una volta mi hanno clonato la carta di credito: in banca. La /mia/ banca. In rete non mi è mai successo niente, a parte rimborsi fulminei da commercianti che avevano commesso errori, ma non erano italiani.) Sì, sono “sempre attaccata”, caspiterina! Ciò nonostante, ho letto i Buddenbrook (si consiglia sempre la splendente traduzione di Ervino Pocar) e non solo, ho una figlia che accompagno in piscina (ma anche a musica) e un cane che porto a spasso, faccio un po’ di volontariato e vedo qualche film al cinema, se necessario vado dal dentista e persino dall’ortopedico e dal ginecologo. Chiacchiero in treno, al telefono, al bar, in edicola, al supermercato, anzi pe’ famme sta’ zitta tocca sparamme, la schiena ho la fortuna di potermela far grattare da terzi, e non suono il violino solo perché non sono capace (però canto parecchio). È serio, questo mio utilizzo della rete? Ma soprattutto: stiamo ancora fermi a “chi va su internet” vs. “chi vive la vita vera”? Il logorio della vita moderna contro i mulini bianchi? Gli e-book e il profumo-della-carta? Oh, good grief.



Dicembre 27th, 2015 at 23:01
Way to go, Isa!
Dicembre 28th, 2015 at 14:33
Well thank you, Mr. Smith :) (And Mr. Mantellini, of course.)
Dicembre 28th, 2015 at 18:02
Complimenti per l’attivismo. Per il violino non è mai troppo tardi, anche se a dirlo è un pianista.
Come disse qualcuno “sono stato frainteso” e non è stata colta l’ironia del mio commento.
Mi ha infastidito il tono del post originario dove, almeno come l’ho inteso io, emergeva il rammarico che in Italia vi fosse un accesso in rete inferiore al resto d’Europa. Come se il navigare in rete fosse un valore di per sé. Se navighiamo di più siamo migliori. Moderni? Tecnologici? I Danesi sono meglio di noi? A fare cosa?
Io non credo a questo assunto. Internet è uno strumento straordinario, ci ha cambiato la vita consentendoci l’accesso a infinite risorse, a lavorare da casa, a risparmiare tempo e denaro facendo tante cose dal divano. Ma non ci migliora nè peggiora se noi non vogliamo migliorarci o se vogliamo “peggiorarci”! (Si anche peggiorarci: basta vedere le brutture su you tube a cui 20 anni fa non avremo forse neanche pensato).
Se i numeri ci differenziano dal resto dell’Europa, semmai, sarebbe interessante capire il perché: abbiamo di meglio da fare? (ecco il motivo del mio elenco) abbiamo strutture informatiche inadeguate che impediscono a chi vorrebbe di accedere alla rete? esiste un diffuso analfabetismo informatico che altrove è stato superato? abbiamo una mentalità retrograda?
è un insieme di tutto cio?
Una ricerca sociologica di questo tipo potrebbe essere molto interessante e, quella sì, istruttiva.
Dicembre 28th, 2015 at 21:06
@Maurizio ci ho scritto un libro su sta roba ;)
Dicembre 29th, 2015 at 10:06
E io, confesso, l’ho letto :)
Dicembre 29th, 2015 at 10:18
A parte che per gestire cinque dispositivi in tre bisogna che uno di voi sia un ottopode (scherzo, ma non è una buona idea lasciare tutto sempre connesso, se non è impostato bene per la privacy).
Mi lascia perplesso il fattaccio della carta: l’unica volta che l’ho portata in banca era per la sua scadenza, e ho voluto che quella vecchia fosse tagliata in due sotto i miei occhi.
Con l’aggancio a paypal non me la porto più nemmeno in tasca, fine dei rischi di clonazione.
Dicembre 30th, 2015 at 08:08
@rico, andò così (era il ’98 o il ’99, l’istituto una filiale di provincia della Deutsche Bank): me la tagliarono in due sotto gli occhi, sì, e mi consegnarono la nuova, con lo stesso numero e la diversa scadenza. Ma il numero preso dalla vecchia fu usato, a quanto mi dissero poi, da un impiegato infedele che riuscì a farci degli acquisti al telefono senza necessità di firmare ricevute (lo avevo fatto anch’io) prima che il “sistema” rilevasse la carta come scaduta. Acquisti che peraltro mi furono rimborsati non appena io me ne accorsi e li segnalai come non miei.
Per il resto, siamo due adulti e una bambina, ciascuno fortunatamente dotato del regolare numero di braccia e gambe :)