Vanno di moda i pacifisti da divano. Quelli che agli invasori che ti bombardano suggeriscono di rispondere con un “parliamone, che la pace è bellissima”. Vanno di moda e a me, sinceramente, fanno vomitare. Per una semplice ragione: perché nessuno li ha mai bombardati sul serio e loro, dal loro divano, sono incapaci anche solo di immaginarsi la scena. Del resto la retorica della pace come elemento naturale al quale tendere è facilissima da cavalcare, mentre il suo opposto, la presa d’atto della cattiveria del mondo e la necessità di arginarne le conseguenze è argomento molto più spinoso.
Per questo mi disgusta il politicare vacuo di Conte sulle armi all’Ucraina il cui nocciolo essenziale, a ben guardare, rimanda ai principi fondativi del M5S di Beppe Grillo. Un movimento basato su una misteriosa e storica vicinanza ideologica alla Russia di Putin da un lato e dal formidabile amore per i soldi dall’altra, soldi intesi come entità che orienta il mondo. Vi ricordate i tempi d’oro di Grillo fustigatore dei vizi altrui? Era tutto un: quanto ci è costato quello, quanto ci ha rubato quell’altro. Era tutta la solita retorica del buon padre di famiglia ma in una sua versione speciale: il padre di famiglia tirchio e cinico. Un transfer politico che per un po’ ha ricevuto discreti consensi.
Per le medesime ragioni di divano non ancora bombardato mi fa schifo anche la politica cauta e retorica del PD di Elly Schlein, che certo è rimasta fino ad oggi miracolosamente in bilico fra difesa e abbandono dell’Ucraina (ed è per me un mistero insondabile il fatto che perfino Giorgia Meloni, pur con le sue molteplici e incrementate distanze, abbia fatto meglio del PD in quanto a difesa della causa ucraina) ma che non disdegna la stessa retorica vacua dei 5S, oggi affidata a una giovane militante del PD di cui parlano tutti in questi giorni. Una notorietà che le garantirà – in puro stile Serracchiani – un fulgido futuro nelle fila del partito. Urlare retorica a un comizio come fossero le audizioni di X-Factor.
Ai vari Conte e alle varie Schlein, perfino alla giovane che cita Boris Vian perché ci sta a pennello, come fosse un videino su TikTok, auguro di non trovarsi mai sul divano di casa mentre cadono le bombe. In alternativa venissero a fare politica, a spiegarci il mondo, a dirci cos’è la pace e come si evita la guerra, solo dopo che il proprio divano è stato bombardato.
E questo semplicemente perché la terza via, quella che la politica dovrebbe frequentare di solito, quella della solidarietà e della vicinanza ai propri simili, nella politica odierna sembra essere scomparsa.







