19
Apr

Ogni volta il medesimo pensiero. Le dinamiche della guerra come ripetizione sempre uguale dei confronti fra bambini nel cortile dell’asilo. Per le sopraffazioni infantili vige l’alibi della giovane età: per quelle degli adulti nessuna possibile scusa. Diventiamo grandi, e poi anziani e poi moriamo, senza essere mai cresciuti. Per tutto il tempo sottoposti al dominio dei nostri istinti peggiori.




Non ho informazioni certe al riguardo ma sono abbastanza sicuro che se esiste un dio (e quindi un’idea di giustizia, un’autorità misericordiosa, una qualche forma di Cassazione celeste), i creatori, gestori, programmatori del sito Trenitalia e, per sovrappiù, gli ideatori, i progettisti e i mettitori in opera della brillante idea del check-in online per i biglietti Trenitalia, stanno ora, in questo preciso istante, bruciando in un girone infernale a loro espressamente dedicato.

Fra il ministro Lollobrigida e il ministro Sangiuliano è in corso da tempo un confronto verbale appassionante di fronte alle telecamere ammutolite. Nessuno sa chi riuscirà a spuntarla, l’unica cosa certa è che tutto si deciderà sul filo di lana, all’ultima dichiarazione.

La questione dello smart working, tornata in auge in Italia in questi giorni in relazione alla cancellazione definitiva delle norme previste durante il Covid, con un sostanziale ritorno al 2019, è un classico esempio di bassa risoluzione all’italiana. Bassa risoluzione applicata – insomma – in un contesto sfavorevole. La sua versione nostrana, nello smart working così come in molti altri ambiti che attengono all’innovazione, si limita ad essere una semplice scelta di conservazione la cui messa in opera prevede l’ampio dispiegamento delle ragioni per le quali vada preferito il contesto conosciuto alle incertezze del futuro. Tali cautele, nel pensiero dei proponenti, prevalgono di gran lunga su eventuali opportunità e rendono così ragionevole e tranquillizzante il ritorno al mondo di prima.

Così facendo, immaginando la bassa risoluzione come una semplice forma di razionale arretramento, la si priva dei suoi possibili effetti positivi, effetti che in ogni forma di innovazione quasi sempre esistono e che, in casi del genere, vengono il più possibile ignorati. Nella mente del decisore italiano l’innovazione è quel fenomeno che presenta rischi ed opportunità (il decisore italiano ama descriversi come informato e ben disposto nei confronti del mondo che cambia) ma che ogni volta – guarda te il caso – vede i primi prevalere ampiamente, rendendo lecita e sacrosanta ogni forma di cautela immobile.

La bassa risoluzione però, nella sua versione completa si disinteressa di simili forme prudenziali e poiché riguarda la società e le sue prassi, prima o dopo certe idee, giuste o sbagliate che siano, tenderanno comunque a prevalere: lo smart working che oggi faticosamente tentiamo di lasciare fuori dalla porta rientrerà rapidamente dalla finestra.

Questo perché il pacchetto di valori ai quali siamo disposti a rinunciare, o sui quali saremo disposti a correre qualche rischio, sarà equilibrato da altri valori che riterremo rilevanti e che renderanno la negoziazione con l’innovazione un fenomeno non scontato. È questo secondo gruppo di valori che definisce con esattezza il mondo nuovo: è di questo secondo gruppo di valori che l’apparato conservatore italiano non vuole sapere niente.

In questa cecità convivono variamente due aspetti entrambi molto importanti. Una solida tendenza reazionaria che in questo Paese prevale in ogni strato della popolazione e di cui i politici sono semplice espressione. Una vicinanza inestricabile fra potere politico e potere economico: il primo sostenta il secondo mentre il secondo legittima il primo. La bassa risoluzione all’italiana sullo smart working è il risultato previsto di questi due fattori.

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Qualche giorno fa in un momento di illogica allegria ho segnalato a Facebook una delle moltissime immagini che compaiono sulla mia (e vostra) timeline dove utenti con un modello di business a me ignoto fingono di essere qualcun altro (nel caso in questione mi pare repubblica.it) spandendo ovunque notizie totalmente inventate utilizzando i loghi e i font originali dei siti in questione. Facebook mi ha gentilmente risposto che posso stare tranquillo: quelle immagini non violano i suoi standard pubblicitari.

23
Mar

E’ istruttiva una ricerca su Twitter con la semplice parola “Mosca” il giorno dopo l’attentato alla sala da concerto. I risultati offerti sono una lunga teoria di tweet complottisti, antisemiti, pro Putin e antiamericani. Forse quando si immaginava che il prezzo esorbitante pagato da Musk per l’acquisizione di Twitter fosse giustificato dalla trasformazione del social network in strumento di propaganda non ci si sbagliava di troppo. Forse un proposito democratico sarebbe davvero smettere del tutto di utilizzarlo.

Ho letto con interesse il pezzo del Post sulla inopportunità di pubblicare le foto dei propri figli in rete. È un tema che mi ha sempre interessato, di cui si discute da anni, caratterizzato mi pare da una sostanziale continua mancanza di fonti certe. Molto spesso orientato da moralismi e paure indotte senza grandi aderenze con la realtà. Nonostante il titolo anche in questo caso le ragioni mi sono sembrate esilissime e discutibili. La più seria sembra quella legata al mancato consenso dei minori ad una simile esposizione: come se una simile invasione fosse differente dalle altre migliaia di inevitabili intromissioni che i figli subiscono per le scelte dei genitori durante la loro infanzia e adolescenza.

21
Mar




La storia della politica italiana degli ultimi decenni è la storia di un graduale disvelamento. Ciò che prima il politico cercava di nascondere ora mostra in piena luce. Perché lo fa? Perché questo avviene, oltretutto senza grandissime distinzioni di schieramento politico? Perché il racconto dei propri limiti, la loro precisa caratterizzazione, insistita e sempre più accurata, si trasforma ogni volta in un vantaggio personale. Mentre la politica complessivamente si avviluppa in una traiettoria di perdita della propria reputazione, il singolo politico, ben piantato dentro questa commedia dell’arte, ottiene un vantaggio immediato e di facile riscontro. Uno dei tratti peculiari del populismo nostrano è quello di aggiungere ai temi usuali del proprio dichiararsi dalla parte del popolo anche questa dimostrazione di vicinanza fisica, raccontata ogni volta come un gesto di restituita autenticità; non quindi un limite ma il superamento di un diaframma formale, interrotto il quale il politico che votiamo sarà esattamente uguale a noi. Non solo nelle idee, e magari nell’utilizzo del congiuntivo, ma anche nei gesti, nelle movenze, nei tic. Ciò che un tempo era necessario nascondere oggi è necessario svelare.




Matteo Mancuso è da qualche anno uno dei più stimati chitarristi al mondo. Alcuni grandi chitarristi dicono da tempo che è il più grande di tutti. La sua intervista da Rick Beato ha al momento circa due milioni di visualizzazioni. Gli amministratori italiani di wikipedia con enorme sprezzo del ridicolo discutono da tempo se concedergli o rifiutargli una voce sulla Wikipedia nostrana.

17
Mar

La salda presenza al vertice del Paese di una compagnia di incompetenti reazionari felicemente eletti dal popolo sovrano rischiava di far dimenticare che simili cinismi, mediocrità e odiose incompetenze non sono patrimonio esclusivo del centro destra.