Marco Camisani Calzolari ha comprato 50000 followers per il suo profilo Twitter alla modica cifra di 20 dollari. Nei commenti si segnala inoltre che è possibile acquistarne anche per un soggetto terzo facendolo diventare autorevole a sua insaputa.


Ho comprato 50.000 finti Twitter followers su seoclercks.com a 20 dollari. Sono passato da 4.000 a 58.000 in pochi giorni… Lascio a voi le conslusioni sul valore dei fans e dei followers percepito dalle aziende e da alcuni giornalisti…


La rubrichetta su L’Espresso in edicola:


La collaborazione su Internet è fondamentale, lo sappiamo. E molto spesso funziona. Funziona in special modo quando il progetto che domanda il nostro contributo ci appare paritario e onesto. Se Wikipedia decidesse di mettere la pubblicità sulle sue pagine (come ogni tanto minaccia di fare) con ogni probabilità l’entusiasmo delle migliaia di contributori volontari calerebbe. Fra i tanti progetti italiani che acquistano senso nella collaborazione fra molte persone diverse segnalo il sito factchecking.it che, a dispetto del nome inglese, è un bel tentativo italiano di approfondire la qualità delle informazioni attraverso il contributo dei lettori, chiamati a giudicare e completare le fonti e le notizie dei giornali. I suoi fondatori lo definiscono un progetto di collaborazione civica: se funzionerà ciò avverrà in virtù della sua evidente neutralità. Cittadini che creano valore per altri cittadini.
Sempre in questi giorni anche il governo Monti sta utilizzando la rete per chiedere un contributo agli italiani. È una scelta che non ha precedenti in questo Paese. Il sito web governo.it offre una pagina nella quale “dare suggerimenti, segnalare uno spreco, aiutando i tecnici a completare il lavoro di analisi e ricerca delle spese futili”.
A prima vista sembra una buona idea, nella inedita direzione dell’ascolto di tutti i punti di vista, ma non è detto che lo sia. C’è un percorso di relazioni e fiducia che la rete Internet impone a chiunque, anche al governo dalle migliori intenzioni. Certo, da qualche parte si dovrà iniziare, ma invitare i cittadini a segnalare le spese futili da tagliare non sembrerebbe il punto migliore da cui partire per impostare una nuova amichevole e reciproca relazione.


Ieri mattina un articolo sul Corriere della Sera ha svelato la possibile candidatura alla Presidenza di Agcom di Stefano Quintarelli. Io personalmente non riesco a crederci. Troppa è la distanza fra la storia personale di Stefano e i precedenti Presidenti di quella ed altre Autorità, abissale lo spazio fra i meccanismi decisionali solitamente riservati a poltrone tanto importanti e una candidatura supportata dalla rete di un tecnico competente (con tutte le semplificazioni che questo in genere comporta). Né – per dirla tutta – il Governo Monti mi è parso fino ad oggi in grado di imporre cesure tanto nette in un oliato meccanismo di bilanciamento fra soggetti forti, anzi spesso è accaduto l’esatto contrario. Quintarelli. come qualunque altro cittadino libero, è un pericolo singolarmente sopportabile, ma diventerebbe un imbarazzo formidabile a capo di una Autorithy che, per la prima volta, si potrebbe in quel caso definire davvero “indipendente”. I temi di cui si dovrà occupare Agcom nei prossimi anni sono fondamentali e toccano molti nervi scoperti dell’imprenditoria italiana, dalla Tv alle reti di comunicazione. Non vedo alcuna possibilità che Stefano venga eletto. Soprattutto per questo mi auguro di cuore che una cosa del genere possa davvero accadere.

Contrappunti su Punto Informatico di domani.

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Il giornalista e storico siciliano Carlo Ruta è stato infine assolto in Cassazione. Il suo blog, chiuso nel 2006 da un discusso intervento della magistratura, ha dovuto passare tutti i gradi di giudizio prima di essere considerato per quello che è: una normale pagina web nella quale il signor Ruta esercitava il proprio diritto alla libera espressione del pensiero e non, come sostenevano prima il giudice di Modica e poi la Corte di Appello di Catania, un prodotto editoriale equiparabile ad un giornale di carta.

La condanna di Ruta, lo abbiamo scritto molto volte, è figlia di molti padri ma di una sola madre. Una cattiva legge scritta nel 2001 durante un governo di centrosinistra, pervicacemente sostenuta dai suoi relatori, l’On Giuseppe Giulietti e l‘on. Vannino Chiti a quei tempi parlamentari del PDS ed “esperti” di comunicazione di quello schieramento. Di fronte alla opposizione ferma di decine di migliaia di utenti della rete Internet italiana che, con una petizione indetta da questo giornale, tentarono di convincere il Parlamento a non approvare quella definizione di prodotto editoriale che avrebbe poi portato alla condanna di Ruta e che viene spesso invocata nelle aule dei tribunali anche recentemente (l’ultimo caso è quello di Pnbox.tv) la legge 62/2001 fu infine approvata da quasi tutto l’arco parlamentare con l’eccezione dei Radicali. (continua…)




Oggi il governo spagnolo ha avvisato i manifestanti nell’anniversario di 15M: alle 22 scatta il coprifuoco. Questa è Puerta del Sol ora (23.25 circa).

Vedo che il senatore Giulietti ha rilasciato la seguente nota:


“Esprimiamo soddisfazione per la sentenza in favore di Carlo Ruta. La Corte di Cassazione ha dissolto come neve al sole il tentativo di
procedere, attraverso l’uso surrettizio del reato di stampa clandestina, alla condanna del blog dello storico Carlo Ruta che aveva pubblicato importanti documenti sulla mafia”. Lo afferma in una nota il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti. “Si tratta di una sentenza importante e che stronca sul nascere qualsiasi tentativo di tornare a colpire nel futuro blog e siti attraverso un’interpretazione strumentale della legge sulla stampa del ’48 e della nuova legge sull’editoria del 2001. In ogni caso per evitare qualsiasi equivoco, anche per il futuro, in occasione della ridefinizione della legge sull’editoria annnunciata prioprio in queste ore dal sottosegretario Peluffo presenteremo insieme all’on Vincenzo Vita provvedimenti abrogativi specifici, e anche tali da evitare che qualche altro magistrato possa essere indotto in tentazione in futuro”.



Il senatore Giulietti è probabilmente, in quanto estensore insieme a Vannino Chiti della legge 62/2001, il principale responsabile politico della condanna in 1° e 2° grado di Carlo Ruta. La definizione di “prodotto editoriale” contenuto nella sua legge ha consentito al giudice di Modica e alla Corte d’appello di Catania di equiparare un blog ad un giornale cartaceo. E non si può nemmeno dire che il Senatore non lo sapesse: undici anni fa, quando la norma fu approvata 55.000 persone firmarono una petizione nella quale si chiedeva agli estensori di quella legge di cambiare quel comma sciatto e troppo vago. Non furono ascoltati. Ora Giulietti ci informa che insieme a Vincenzo Vita presenterà non meglio specificati “provvedimenti abrogrativi specifici”. E questo senza nemmeno accennare un minimo di dolente autocritica.

La nemesi perfetta per il Senatore Giulietti sarebbe che alle prossime elezioni non fosse rieletto, che tornasse a fare il giornalista e che un magistrato lo condannasse, senza che lui ne avesse colpa, in virtù di quella stessa cattiva legge di tanti anni fa.




Analogie fra il logo della Federazione Anarchica Informale (quelli che hanno rivendicato l’attentato dl dirigente dell’Ansaldo) e quello di Casa Pound.


(via Isola Virtuale su FF)




Questo fine settimana a Milano c’è Piano City. Metto un like. (anche perchè finisce a mezzanotte)




La notizia non è tanto che Fiat in Argentina si affida a spot pubblicitari sessisti quanto che la nuova auto della casa torinese è la Fiat Palio.

(via Il Post)

Anni fa postai da queste parti una pagina di Grandi Ustionati di Paolo Nori che rimane tuttora una delle cose più spassosa che io abbia mai letto. Oggi Nori su Il Foglio ha scritto qualcosa di simile chiosando sul Movimento Cinque Stelle:


Noi parmigiani, delle volte, pensiamo che essere i primi sia una cosa che, un po’, ci vien naturale: si dice Parmigiano Reggiano, non Reggiano Parmigiano, e non potrebbe essere altrimenti, sembra a noi parmigiani. Nel 1545, quando il papa Paolo III crea, per suo figlio Pier Luigi, un ducato, lo chiama ducato di Parma e Piacenza, non ducato di Piacenza e di Parma, e non potrebbe essere altrimenti, sembra a noi parmigiani. Recenti studi, pubblicati sulla stampa parmigiana, attestano senza ombra di dubbio che il più antico giornale d’Italia è La gazzetta di Parma, non la Gazzetta di Mantova, e non potrebbe essere altrimenti, pensiamo noi parmigiani. E sulla Gazzetta di Parma, qualche anno fa, era comparso un articolo che diceva che erano stati scoperti degli antichissimi documenti che avrebbero dimostrato che la più antica università del mondo non era, come si era pensato, erroneamente, fino ad allora, l’università di Bologna, o quella di Parigi, no, era quella di Parma. Noi parmigiani, io, per esempio, come parmigiano, il prosciutto San Daniele io non so neanche se esiste. Fan dei proscutti, a San Daniele? Con quel freddo lì che c’è là in Friuli? Ma saran buoni? Non lo so. Allora, per forza, quando per la prima volta, in Italia, succede che un candidato di un movimento popolare nato in Rete e che si ispira a un notissimo personaggio dello spettacolo e che aspira a cambiare la grammatica della politica, come il Movimento cinque stelle, quando succede che un candidato del Movimento cinque stelle per la prima volta, in Italia, abbia buone possibilità di diventare sindaco di un capoluogo di provincia, a noi parmigiani sembra normale che la cosa succeda a Parma. E dove doveva succedere? A San Daniele?


(continua sul sito de Il Foglio)