30
Gen

Se gli elettori scelgono di farsi governare da una persona dello spessore di Giorgia Meloni ciò che otterranno in cambio sarà – prevedibilmente – un pacchetto di scelte di governo e stili comunicativi dello spessore di Giorgia Meloni e talvolta, visto che la materia è assai complessa, di spessore ed eleganza perfino minori. Una domanda interessante potrebbe essere chiedersi se e quando gli elettori di Giorgia Meloni si accorgeranno dell’inadeguatezza assoluta della loro protetta. Tuttavia la domanda più interessante di tutte è un’altra: chiedersi se dopo aver sperimentato Giorgia Meloni gli elettori di Giorgia Meloni riterranno necessario una qualche forma di risalita verso la superficie o se invece decideranno di affidarsi a nuove GiorgieMeloni ancora più GiorgieMeloni di Giorgia Meloni.




Da mesi c’è agitazione nei confronti delle piattaforma digitali da parte di quanti, per professione, impegno civico o propensione personale, si preoccupano dei temi della democrazia digitale. Inizialmente la domanda riguardava Twitter, rapidamente trasformata da Elon Musk in grossolano strumento di propaganda reazionaria. Abbandonare Twitter per non essere utilizzati (o molto più spesso marginalizzati) dalla macchina disinformativa, magari migrando verso social network più consoni, oppure restare e combattere in nome della verità? A Twitter si stanno velocemente accodando le piattaforma di Mark Zuckerberg, altri come Google e forse Apple si avvicineranno, vista l’enorme quantità di denaro che Trump sta per riversare dentro i progetti di intelligenza artificiale americani. Oggi una seconda ondata di attori dell’universo informativo si domanda se e quando abbandonare Facebook o Instagram, altri ancora si domandano cosa chiederà Trump in cambio della riapertura di TikTok. Si tratta di discussioni molto spesso dai tratti encomiabili ma totalmente irrilevanti da quello operativo. Il discrimine è stato molti anni fa, quando una quota rilevante della popolazione mondiale ha scelto le piattaforme sociali come proprio confortevole luogo di residenza. Quella enorme massa di individui è la posta in palio: persone che mai si domanderanno come mai Le Monde abbandoni i social network per fare sentire la propria voce, finalmente libera da condizionamenti, dalle pagine del proprio sito web, o dalle profondità di uno dei tanti piccoli social network irrilevanti di cui si parla da tempo come alternativa possibile.

Il dado è tratto, essere o non essere sui social cattivi è oggi del tutto irrilevante. Rimanere o andarsene cambia qualcosa solo in termini di personale autostima. Con la quale notoriamente non si pagano i conti. Immaginare di poter ricevere la propria meritata attenzione fuori dalle piattaforme dominanti, o peggio immaginare di poter trasformare Mastodon in una Facebook meno corrotta è un pensiero davvero tenero e ingenuo.

Oggi l’intera Internet delle piattaforme social assomiglia a certi gruppi Facebook di una volta che raccoglievano migliaia di iscritti occupandosi di temi notoriamente popolari (calcio, donne, motori, attori del cinema, ecc) per poi cambiare nome occupandosi d’altro.

I social stanno cambiando nome, alla grande maggioranza dei suoi iscritti non importerà più di tanto.

Un riassuno breve di come siamo messi oggi scritto sessant’anni fa:

“Sopprimere codesta dimensione nell’universo sociale della razionalità operativa significa sopprimere la storia e questa non è una questione accademica ma bensì politica. Significa sopprimere il passato stesso della società ed il suo futuro, nella misura in cui il futuro invoca il mutamento qualitativo, la negazione del presente. Un universo di discorso in cui le categorie della libertà sono divenute intercambiabili con i loro opposti ed anzi si identificano con questi, non solo pratica il linguaggio di Orwell e di Esopo ma respinge e dimentica la realtà storica: l’orrore del fascismo, l’idea di socialismo, le condizioni che fondano la democrazia, il contenuto della libertà. Se una dittatura burocratica governa e definisce la società comunista, se regimi fascisti sono ammessi come membri del Mondo Libero, se l’economia del benessere del capitalismo illuminato è liquidata col dirla “socialismo”, se i fondamenti della democrazia sono armoniosamente aboliti nella democrazia, allora i vecchi concetti storici sono invalidati da nuove definizioni operative debitamente aggiornate. Le nuove definizioni sono falsificazioni che, imposte dalle potenze in atto e dai poteri di fatto, servono a trasformare la falsità in verità”



(Herbert Marcuse, L’uomo a una dimensione, Einaudi Torino 1967 pag. 115, traduzione di Luciano Gallino e Tilde Giani Gallino)

19
Gen

A giudicare dalla lista per essere invitati all’incoronazione di Donald Trump sembra che la condizione necessaria sia quella di essere fessi. Domani in Campidoglio a Washington ci sarà una densità di fessi per metro quadro mai raggiunta prima.

08
Gen

La cosa che più mi colpisce della lettera-invettiva inviata a Natale a un sito spazzatura da parte di un addetto ai lavori del mondo editoriale italiano, lettera di cui si discute molto nei piccolissimi ambiti intellettuali nostrani, un articolo-sfogo sulle questioni annose degli italiani che non leggono e che quando leggono non capiscono quello che leggono, e che in quanto non lettori scrivono poi frasi sconclusionate sui social network, la cosa che mi colpisce di più – dicevo – è che è scritta in un italiano davvero modesto.

Ho scoperto da poco che esiste un fossato generazionale che riguarda la fotografia. Me ne sono accorto per caso, inciampando in alcuni brevi video in rete nei quali con tono leggermente canzonatorio – diciamo così – qualche giovane apostrofava qualcuno meno giovane di lui che stava fotografando qualcosa (il palco di un concerto, un panorama) con il telefono in orizzontale. “Guarda questi boomer come tengono il telefono!” e via risate. Ovviamente la questione è semplice: chi utilizza solo i formati di IG o TikTok trova inconcepibile qualsiasi acquisizione in orizzontale: tutti gli altri, quelli forse di più ampie vedute – diciamo così – probabilmente prediligono il formato orizzontale nella maggioranza dei casi. Ciò che colpisce in questi brevi video è l’arroganza, ma, ancora prima di quella, il limite culturale di chi conosce solo un mondo piccolissimo e vuole ad ogni costo farlo sapere in giro. I giovani non hanno sempre ragione e non hanno sempre torto. Quando sono scemi, sono scemi esattamente come i vecchi.

02
Gen

Il Presidente: “Basta con queste cazzate sul patriottismo”

La Presidenta: “Ringrazio il Presidente per aver citato il patriottismo”.



10
Dic



Io ho l’impressione che leggere Baldini dall’inizio alla fine, le poesie, e il teatro, significhi rivedere la tua città. la tua strada, i tuoi amici, le tue fidanzate, i tuoi treni, sentire la voce di tua mamma che ti chiede cos’hai, rivedere la prima panchina dove ti sei seduto con una ragazza, la prima volta che hai fatto una firma, quando hai giocato a nascondino da piccolo, la prima volta che hai visto la neve, tutti i coglioni che hai incontrato nella tua vita, tutte le volte che ti sei sbagliato, tua mamma, tuo babbo, tua nonna, i tuoi fratelli, le tue sorelle, la tua barista, la tua macchina, le tue partite a carte, le telefonate, quelle sere che telefonavi e se ti rispondevano o no ti sembrava che potesse cambiare la tua vita, i tuoi gatti, i cani di tuo zio, “le chiavi vecchie che non aprono più niente, ma che ti hanno aperto tutto”, e che non ti azzardi a buttare via, e dopo che hai visto tutte queste cose, così precise, così vere, così tue e così di tutti, come fai a non parlarne? Come fai a non raccontarlo a nessuno eh? Come fai?


L’allegria dei naufraghi dei due principali siti “informativi” italiani che da giorni sfornano titoli allarmanti sulla nuova enorme pandemia mondiale in partenza dal Congo che forse – auspicabilmente – potrebbe distruggere il genere umano non prima di averli resi ricchi.