Stamattina, ho ripreso e twittato un virgolettato attribuito a Pietro Grasso in TV ieri sera. Commentando il nuovo simbolo del suo movimento il presidente del Senato (sic) – sembrava avesse detto.


“ci sono alcune foglioline, a forma di E, che indicano le donne presenti nel nostro movimento e il ruolo che svolgono nel Paese”.


Nel giro di pochi minuti molti miei follower mi hanno fatto notare, più o meno gentilmente, che la frase era un falso. Siccome ero in giro e non avevo modo di controllare meglio, per sicurezza ho cancellato il tweet e ne ho pubblicato uno di scuse (come faccio sempre in questi casi)




Non so bene come sia poi proseguita la discussione in rete sulle foglioline di Grasso: nel pomeriggio alcuni, come Andrea Iannuzzi su FB, si sono spinti a sostenere che un simile evento fosse l’opera di disinformatori professionisti (ormai, si sa, la paranoia è tale che dietro a qualsiasi cosa ci deve per forza essere qualcuno che sta ordendo qualcosa che non sappiamo). Forse l’agenzia Sputnik stava usando sapientemente le foglioline per disamorare gli utenti della internet italiana dal nuovo partito di Grasso, Bersani, Civati e D’Alema, non so.

Sia come sia la frase che io e molti altri avevamo twittato era una frase certamente inesatta, velata di un discreto maschilismo (cfr. le foglioline rappresentano le donne del movimento), mentre quella originale e completa trascritta dal video è questa:

Grasso: “C’è un liberi/libere perché noi abbiamo come elemento fondante la parità di genere.
Fazio: “Cioè le foglioline?”
Grasso: ” Ci sono delle foglioline accanto alla I che danno l’idea dell’ambiente per le foglie, e questa E che dà la possibilità di individuare le donne come elemento fondante della nostra formazione politica. Del resto le madri, sorelle, compagne, lavoratrici sono veramente coloro he possono aiutarci a cambiare questo paese”



Certo, Grasso non è un mago della comunicazione; di sicuro trasmette un grado di affettività verso il mondo che lo circonda molto vicino allo zero, ma ora che possiamo ragionare sulle parole esatte, senza timore di essere bacchettati, vorrei poter dire che fra sostenere che le proprie militanti siano foglioline o che invece siano:


“madri, sorelle, compagne lavoratrici () che possono aiutarci a cambiare questo paese”



fossi un diffamatore professionista al soldo di Putin che vuole tendere un tranello a Grasso, darei in pasto ai social di sicuro quest’ultima frase.







p.s. nel pomeriggio si è scoperto poi chi è stato a diffondere il falso virgolettato attribuito a Grasso che anch’io ho contribuito a diffondere. Speravamo in un hacker russo invece è stato un lancio dell’agenzia ANSA.









p.p.s ma quale amaranto, lo sfondo del logo è rosso! Rosso! Basta con le fake news.




(fonte)

Marina Petrillo, Il grande rancore


Con molta fatica, ho provato a riavviare la macchina. A togliere le miriadi di notifiche dal telefono. A non ascoltare la rassegna stampa proprio tutte le mattine. A tornare a leggere dei libri, a giocare, a cucinare, ad ascoltare la musica – occupazioni che ti sembrano gratuite e autoindulgenti se pensi costantemente che il mondo sta andando a fuoco. A stare il più possibile con persone che fanno, che allevano, che costruiscono nonostante tutto.


Il mio politico ideale ha meno di 50 anni.

Usa Twitter e Facebook da solo, su Instagram mette solo foto, le sue, scattate col suo telefono.
Non va in TV da Vespa (per carità)
né da Formigli
né da Gruber
tantomeno da Floris.

Non parla di continuo di tutto. Su un sacco di cose non ha un parere. Se gli chiedi cosa sia la blockchain pero’ lo sa.

Se vince la sua squadra di calcio magari esulta su Twitter, ma magari non tutte le volte. Soprattutto non usa di continuo le mefitiche metafore calcistiche quando parla di politica. Ha abolito la zona cesarini dal suo linguaggio nel 1983.

Il mio politico ideale sarebbe meglio fosse una donna (per ragioni che so io).

Il mio politico ideale sa un po’ di inglese per non farsi troppo riconoscere quando va all’estero.

Non scrive libri che non ne ha il tempo. Tantomeno romanzi (che tanto è difficile e non è capace)

Rifugge la retorica ed i luoghi comuni come se fossero il diavolo in persona.

Non si appassiona ai numeri dei sondaggi (che ha pagato a caro prezzo) più che alle idee.

Il mio politico ideale pensa che possa esistere un percorso per i diritti di tutti che un po’ se ne frega della chiesa e della morale democristiana. Non cita Gramsci e nemmeno Giovanni Paolo.

Si fa i selfie con te, se proprio deve, ma con una faccia un po’ così. Anche se non siete a Genova.

Si ricorda delle cose accadute 50 anni fa in questo Paese e non dice: è stato tanto tempo fa cosa vuoi che ce ne importi oggi.

Un po’ ha viaggiato, per giuda.

Il mio politico ideale immagina un Paese che non c’è. Un Paese che assomiglia più ai nostri Paesi vicini che a noi (non è difficile non serve troppa fantasia)

Il mio politico ideale è di sinistra. Che non è vero che sinistra e destra sono roba vecchia.

Il mio politico ideale in questo momento non c’è.


In questo momento su Amazon il nuovo romanzo di Walter Veltroni “Quando” ha tre recensioni.



Mauro Giusti gli ha dato 5 stelle:

Giusti è un pensionato di Gavorrano – così recita il suo profilo. Scrive su Amazon recensioni di svariati prodotti, in genere regali per i suoi nipoti. L’unico altro libro recensito nel 2017 è “La Fiorentina dalla A alla Z”, acquistato per suo nipote e al quale ha dato 5 stelle.





Enrico De Palma ha dato al nuovo lavoro di Veltroni una sola stella. Non perché sia brutto, ma solo perché la tecnologia lo ha ostacolato e non è riuscito a leggerlo.





Marco Mancini infine ha lasciato 5 stelle, ma tutte sulla fiducia, perché il libro non l’ha ancora letto. Però ha letto la scheda e si è immaginato il film.




Oggi Angelo Panebianco sul Corriere ha scritto la seguente cosa:


A dimostrazione del fatto che le fake news non sono una invenzione recente, possiamo identificare una serie di asserzioni false che, a volte da decenni, vengono riproposte continuamente di fronte al pubblico. Queste falsità sono diventate luoghi comuni, acriticamente assunti come veri. Sono, almeno in parte, frutto di automatismi mentali, di cortocircuiti cognitivi. Per lo più, le asserzioni false circolano per una combinazione di interessi (qualcuno ha interesse a che il falso venga creduto vero) di chi le ribadisce e della pigrizia mentale di chi le ascolta. Faccio alcuni esempi scelti per la loro persistenza e per gli effetti negativi che tali falsità esercitano sulla nostra vita pubblica. Se ne potrebbero scegliere anche altri. Alcune di queste asserzioni false appartengono alla categoria «come imbrogliare i giovani». La più spudorata è quella secondo cui avremmo in Italia «pochi laureati». Detta così è una bugia. Abbiamo troppi laureati in giurisprudenza e troppo pochi laureati in fisica. Più in generale: troppi laureati in materie umanistiche, e in scienze umane, e pochi laureati nelle scienze hard. Questa distorsione penalizza i giovani laureati alla ricerca di una prima occupazione. Per eliminare la distorsione bisognerebbe introdurre il numero chiuso in tutti i corsi di laurea umanistici e di scienze umane. In modo da dare agli studenti liceali una bussola per orientare le scelte future.


Lasciando perdere la dissertazione su laureati in scienze umanistiche o “hard” (sic), la frase “in Italia abbiamo pochi laureati” è vera oltre ogni immaginazione ed è incontrovertibile. Secondo gli ultimi dati eurostat disponibili la percentuale di laureati in Italia è del 15,7%. Dietro di noi solo la Romania. Media UE 27,2%

Da due giorni leggo commenti e indiscrezioni sul ricovero in ospedale di Nadia Toffa, giovane inviata del programma TV Le Iene. L’informazione non ci sta facendo una bella figura. Non si capisce cosa sia accaduto, i giornali online sono pieni di generiche ricostruzioni (codice rosso, gravissima, sta meglio, sta facendo acccertamenti, torna presto) e nell’incertezza pubblicano assurdi elenchi di possibili patologie cerebrali acute (spesso molto sciatti e con evidenti imprecisioni mediche). Ora ovviamente i social sono il luogo della partecipazione e del racconto sentimentale (la stessa Toffa ha scritto qualche riga su FB dicendo di aver preso “una botta”) ma su temi di salute che riguardano personaggi pubblici, gli interessati e i media dovrebbero accordarsi su quale sia il loro ruolo. Diversamente tutto diventa Facebook, tutto si trasforma in un luogo caotico di indiscrezioni, pettegolezzi e frasi scritte a caso.

02
Dic




Ieri sera, per la prima volta in vita mia, il mio telefono ha scattato una foto davvero buona.

I partiti progressisti, in genere, dovrebbero provare ad aumentare le libertà e i diritti dei cittadini. Far crescere le opzioni invece che ridurle.

I partiti progressisti, in genere, dovrebbero sposare un’idea di crescita della società basata su solidarietà e cultura, ma senza imporre la propria idea di solidarietà e cultura.

I partiti progressisti, in genere, dovrebbero abbandonare il paternalismo tipico degli ultimi 50 anni di governo democristiano, nei quali ovunque intorno, la politica ha spiegato ai cittadini cosa dovessero pensare per poi, subito dopo, legiferare di conseguenza. Una legge per ogni singolo cattivo pensiero e tutti saremmo diventati più buoni.

I partiti progressisti, in genere, dovrebbero basare la propria azione sulla centralità del bene comune. E il bene comune è ragionare sullo spettro del possibile in un dato istante. È immaginare i soldi pubblici come se fossero i nostri. Se una cosa costa troppo, se è chiaro che non la sappiamo fare, se è troppo complessa per una società tecnologicamente arretrata come la nostra, il bene comune prevede che non la si faccia. Che se ne facciamo di più piccole, più semplici, alla nostra portata provando per una volta a farle bene.

Siamo in grado di organizzare un servizio civile obbligatorio che abbia come soggetto centrale i nostri ragazzi? Sapremmo organizzare le Olimpiadi? Siamo in grado di costruire un ponte sullo stretto di Messina?

La risposta è no, non siamo in grado. Non oggi.

È giusto che ogni giovane italiano passi un periodo obbligatorio in un ufficio a fare fotocopie per qualcuno, esattamente come un tempo passava uno dei migliori anni della sua vita dentro decrepite caserme a Gradisca d’Isonzo?

La risposta è no, non è giusto. Un partito progressista, in genere, non dovrebbe nemmeno pensarle queste cose.