(via Emmanuel Chaussade su Twitter)



Tempo fa ho scritto la traccia di un romanzo. Il protagonista, un personaggio di fantasia uscito dalla mia testa, ha un nome e un cognome italiano. Nessuno oltre a me ha mai letto quelle pagine. Qualche tempo dopo una persona con quel nome e quel cognome mi ha chiesto la connessione su Linkedin (non ho mai capito perché continuo ad essere su Linkedin che non ho mai usato) e ha iniziato a seguirmi su Twitter. Quando mi è arrivata la mail di richiesta contatto un po’ mi sono stupito. Oggi ho controllato la sua foto e la bio. Non è lui, il personaggio del mio romanzo è più alto, più magro e con i lineamenti più affilati.



L’Italia è oggi una Repubblica fondata sul risentimento.
Trova un soggetto, un gruppo sociale, etnico, una tribù al di là del fiume, intestale la colpa delle nostre pezze al culo e gli italiani ti crederanno in massa. Non perché siano scemi, non tutti, non la maggioranza, ma perché è una scorciatoia semplice ed ecologica, risolve complicazioni, traccia una linea netta fra questo e quello, separa noi e gli altri.

Del resto solo una repubblica fondata sul risentimento potrà accettare che il demagogo, lo stesso di prima o una sua replica, quello che fino a ieri diceva che chi abitava sotto Piacenza puzzava, rubava e non aveva voglia di lavorare, cavalcando il risentimento di valligiani veneti e industriali lombardi, oggi applichi il medesimo giochetto semplificatorio agli stranieri, ai migranti, ai popoli in fuga da qualche tragedia più grande perfino delle miserie di Salvini. E dentro un fenomeno di gigantesca rimozione raccolga milioni di voti fra puzzolenti abruzzesi, romani ladroni, scansafatiche lucani, svogliati calabresi e pigrissimi siculi. Oltre che, ovviamente, fra i propri elettori originari.

Eppure questo succede: è bastato spostare il risentimento un po’ più a sud e tutto si è incastrato alla perfezione, ci siamo stretti a coorte, come si dice.

L’Italia è una repubblica fondata sul risentimento e sulla cattiva memoria. Del resto in un Paese con le pezze al culo avere cattiva memoria sarà utilissimo. Non ricordare apre infinite possibilità. Azzera i giudizi e consente nuove ripartenze. Siamo ciechi e senza ricordi, in una situazione invidiabile. Possiamo credere a tutto.



Mai capito perché i politici italiani che non sanno l’inglese non scelgano di parlare italiano facendosi tradurre da qualcuno che gli eviti figure terribili.





Il ministro degli Esteri Massimo D’Alema a Oxford il 5 agosto 2007.








Francesco Rutelli, in uno spot per il Ministero del Turismo nel 2007







Il ministro degli Esteri La Russa nel 2011







Il ministro degli Esteri Alfano nel 2016







Il presidente del consiglio Matteo Renzi a Venezia nel 2014





Il presidente del consiglio Giuseppe Conte a Davos nel 2019





(via Giovanni Cocconi su FB)

01
Feb






Vedendo questa vignetta su Brexit pubblicata dall’Economist mi è venuto in mente che una volta, durante un’intervista, Steve Jobs disse che odiava gli inglesi. Perché con le loro orribili spine rovinavano gli alimentatori dei suoi computer. Aveva ragione.

Anche ignorando Salvini siamo pieni di frasi ributtanti da parte del governo, in particolar modo dai ministri del M5S. Le producono in serie, senza grandi imbarazzi.

Qualche tempo fa il Premier Conte (sapete quel signore che non conta nulla ma che sale lo stesso sul palco a dire niente in un italiano stentato?) a proposito dell’ennesima contrattazione sulla ridistribuzione dei migranti, riferendosi ad alcune decine di persone sballottate in mare da giorni disse:

“Penso che il sistema Italia possa sopportare poche donne e pochi bambini”



Ieri il Ministro della Salute Giulia Grillo, a proposito di una vicenda analoga sull’assistenza ai disperati in mare ha dichiarato:


“quando noi mandiamo i nostri medici, è il Paese Italia che paga mentre gli altri stanno a guardare affacciati alla finestra e non mi sembra il caso”.


Visto che ormai dichiarazioni disumane di questo tenore sono all’ordine del giorno, e non escono dalla bocca di politici o amministratori di quart’ordine ma dai vertici del governo in carica, mi chiedevo: ma queste persone, il signor Conte e la signora Grillo – solo per fare un esempio – sono persone cattive? Come possono connettere in maniera così istantanea i loro peggiori pensieri – sempre che siano i loro – alle parole? Come mai mettono allegramente in fila parole tanto violente che io non pronuncerei nemmeno se le pensassi? Non se ne rendono conto? È una strategia? Sono stupidi?

Tutte queste cose assieme. Io spero per loro, visto che sarebbe la meno disonorevole delle vie di fuga, che siano solo stupidi. Un folto gruppo di stupidi al vertice del Paese.

Mi illudo con grande facilità, del resto non vedo alternative.


Comparve Hitler, un uomo di limitate capacità intellettuali, inadatto a qualsiasi lavoro utile, pieno di invidia e di amarezza contro tutti quelli che erano stati favoriti più di lui dalla natura e dal destino. […] odiava più di qualsiasi altra cosa proprio quella cultura e quella educazione che gli erano state negate per sempre. Nella sua disperata ambizione di potere scoprì che i suoi discorsi sconnessi e pervasi dall’odio suscitavano gli applausi frenetici di quanti si trovavano nelle sue stesse condizioni e condividevano le sue opinioni. Raccattava questi relitti della società per la strada, nelle osterie, organizzandoli intorno a sé. In questo modo avviò la sua carriera politica. Ma ciò che veramente lo portò a diventare un Führer era il suo odio acerrimo contro ogni cosa di origine straniera e specialmente contro una minoranza inerme, gli ebrei tedeschi. La loro sensibilità intellettuale lo metteva a disagio e la considerava, non del tutto erroneamente, non tedesca. (Albert Einstein)



(via Fabio Franchi su FB)