metropolitana, professoressa delle medie sui cinquantanni si lamenta al telefono del nuovo dirigente scolastico perché è “fissato coi computer” e vuole che i professori facciano un corso di informatica. a un certo punto della tirata sbotta “che poi i computer nelle scuole, io li vieterei proprio” e “io questo cazzo di corso non lo faccio e di computer nelle mie classi non ne voglio vedere. ne ho già parlato alla riunione sindacale”.
#avanticosì

 

(nicola mauri su FB)

 

Ho letto tutto. E ho tratto insegnamento da tutto. Dalla risposta di Pietro Ichino al mio post sulle 4 ragioni per cui non voterò PD. Dal torrenziale e bellissimo post di Francesco Costa sulle ragioni per cui non si può non votare PD. Dalla risposta a Francesco di Luca Sofri sulle ragioni per smetterla di turarsi sempre il naso per senso del dovere. Ho letto tutto e trovo spunti utili da tutti.

Riassumendo:

  • la politica è complicata, ottenere risultati è difficile e richiede tempo. I moralisti sono quelli che la politica non la fanno.
  • il M5S e la destra sono pericolosi e invotabili per ragioni differenti. Talvolta complementari ma quasi sempre imbarazzanti.
  • LeU è un partito di gente morta (politicamente) che si è associata a gente viva (modicamente viva, politicamente) per continuare in qualche modo a galleggiare. E quindi è pacificamente invotabile pure lui.
  • Turarsi il naso (votando PD)  può sembrare inevitabile ma a forza di turarselo il PD diventa ad ogni giro peggio e se si vuole invertire il flusso forse a un certo punto occorrerà smettere di votarlo.

 

Il sito web di Enel è recente e molto ben fatto. È inconsueto ma è così. Anche la sezione “contattaci” è ottima. C’è davvero di tutto. Potrei contattare il gestore con un numero verde, su Facebook, su Twitter o via web. Addirittura su Telegram un bot risponderà alle mie domande (non sono sicuro di voler far domande a un bot di Enel Energia ma deve essere un problema mio).

In ogni caso sono #avanti quelli di Enel, non c’è il minimo dubbio. Avantissimo.

Quindi stamattina che è presto, e ho avuto un contrattempo e non posso recarmi all’appuntamento con il tecnico Enel che deve piombare il contatore di casa di mio padre (dovevo essere lì fra le 10 e le 12 secondo l’sms perentorio che mi è stato mandato), fortunatamente ho solo l’imbarazzo della scelta per avvisare Enel di non mandare il tecnico, perchè a quell’appuntamento non troverà nessuno, e insomma mi spiacerebbe farli muovere per niente.

Così alle 7 e mezza di mattina, indeciso fra numero verde, web, Facebook, Twitter o due chiacchiere su Telegram decido di esplorare l’ultima invitante opzione di contatto. L’opzione “ti serve aiuto”.

 

 

A que’ora la chat non funziona così decido di farmi richiamare nel primo orario utile per disdire l’appuntamento. Lascio il mio numero di cellulare e chiedo di essere richiamato alle 9. Alle nove stranamente non chiama nessuno. Nemmeno alle nove e mezza. Quando ormai ho perso fiducia nelle luminose frontiere tecnologiche del customer care (per tranquillizzarmi Enel ripete ovunque che verrò contattato dall’Italia) alle 9,47 suona il cellulare. Un gentile signore in perfetto italiano mi chiede di cosa ho bisogno. Io spiego che non potremo essere presenti all’appuntamento concordato e che volevamo segnalarlo per evitare un giro a vuoto del tecnico. L’addetto mi ascolta e poi mi dice: mi spiace ma io mi occupo solo di nuovi contratti, per le chiusure di vecchi contratti deve chiamare il numero verde. Gli spiego che volevo far loro un piacere ma grazie lo stesso.

Nel frattempo mia sorella da un’altra città ha chiamato il numero verde, ha seguito la solita trafila demenziale in cui devi digitare il numero del contratto più non so bene quali altri codici esoterici prima di parlare con un umano per poi sentirsi dire che l’appuntamento non può essere disdetto. Che il tecnico andrà ugualmente, non troverà nessuno e avrà fatto un giro a vuoto. E che il sistema nel giro di 24 ore consentirà di prendere un nuovo appuntamento.

La prossima volta invece che sentirmi in colpa e cercare di collaborare con Enel Energia impiegherò il mio tempo facendo domande a caso al loro bot su Telegram.

 

Ho seguito il blog di Beppe Grillo fin dagli inizi. Fin dagli inizi, ma anche da prima, quando Grillo non aveva ancora incontrato Casaleggio e portava i suoi temi catastrofico-ecologisti nei teatri e su Striscia la Notizia, la narrazione predominante del comico genovese riguardava il denaro. Non la democrazia elettronica, l’ambiente, gli OGM o i temi cardine della politica (sicurezza, diritti, ecc) ma un unico geniale macrotema che sono convinto sia stato la ragione del successo politico di Grillo e poi del M5S.

Grillo, di qualsiasi argomento parlasse, avvisava i cittadini che un misfatto era in corso: qualcuno – diceva – (facendo ogni volta nomi e cognomi) sta rubando i vostri soldi. Che fossero le compagnie telefoniche o le società dell’energia, che si trattasse di Big Pharma o dei politici di professione, il tema era sempre il denaro e le ingiustizie che il denaro causava. E l’impunità che da tutto questo discendeva.

Perfino le ingiustizie, spesso evidenti e ben documentate, non erano riferite ai diritti della collettività o ad una idea di astratta equità, ma riguardavano, ancora una volta, esclusivamente l’ambito personale: Grillo allora, e il M5S oggi, parlano a te. Ripetono ossessivamente a te sempre la stessa frase: “guarda cosa stanno facendo con i tuoi soldi”.

Non è strano che un messaggio così elementare abbia incontrato tanto interesse. È un Paese affondato questo, nel quale i pensionati danno la paghetta ai figli laureati perché possano arrivare a fine mese. Tendiamo a non ricordarcelo ma è una situazione nostra, molto peculiare e drammatica. È un Paese dove l’invidia e la rabbia sociale covano sempre a pochi metri di distanza e che nella maggioranza dei casi non esplodono perché la struttura di regole sociali è talmente lassa e farraginosa da consentire ancora residui spazi di manovra ad una maggioranza di indigenti di fatto. Dentro un circolo vizioso che genera ulteriore ingiustizia e ulteriore crisi morale.

Non mi interessa ora chiarire di chi sia la colpa di tutto questo: mi interessa sottolineare che in un contesto sociale del genere il messaggio populista e personale sui soldi è stato in questi anni una leva politica fortissima.

I grillini lo sanno (o se non lo sanno qualcuno da una ex web agency milanese glielo ha spiegato) ma il cinismo della loro azione politica nell’ultima legislatura, di cui spesso ci siamo meravigliati, non è altro che una strategia nella quale esistono temi sensibili (i vitalizi dei parlamentari, l’industria farmaceutica che lucra sui vaccini inutili, gli sprechi legati alla burocrazia) e un altro ampio faldone con “tutto il resto”. Così il Movimento più che di politica si occupa da sempre di contabilità.

Quando i grillini ripetono in coro “noi non siamo né di destra né di sinistra”, stanno dicendo esattamente questo. Non ci interessa – dicono –  una politica basata sull’ideologia, il nostro programma elettorale potrà tranquillamente essere composto invitando i cittadini ad aggiungere frasi di senso compiuto sotto un tema generale: ci interessa invece riunire il vostro malcontento. La politica è così barbosa: mentre il discorso sui soldi unisce persone diversissime su e giù per la penisola.

Il denaro al centro della visuale di così tanti cittadini non è ovviamente colpa di Grillo. È un tema culturale potentissimo che ci trasciniamo addosso da decenni, che ha tanti padri ignobili e altrettanti figli nullafacenti. Ma nel momento in cui “il discorso sui soldi” è diventato un tema politico di successo tutti gli altri si sono precipitati a cavalcare i medesimi argomenti. Con l’improntitudine da mercati di tappeti che solo la politica sa mostrare. Così gli effetti del grillismo sulla politica italiana sono tracimati fuori dal movimento e hanno intossicato ulteriormente la discussione generale.

Che è poi il punto esatto in cui ci troviamo ora.

 

 

Cosa pensereste se una TV commerciale in un’ora di trasmissione mandasse 50 minuti di pubblicità e 5 frammenti da 2 minuti del vostro film preferito? Forse pensereste che sono matti. Che un modello del genere non può funzionare. Che chi ha immaginato un meccanismo del genere è un pazzo scatenato. La pubblicità su Internet funziona un po’ così. Rende poco, rovina ogni spazio, inquina i contenuti di valore. Accade da anni, in maniera incrementale.

Cosa pensereste se camminando per strada un tizio molto aggressivo con un enorme cartello pubblicitario addosso e un megafono in mano vi costringesse a prendere il suo volantino obbligandovi a pagare 1 euro per il servizio? Pensereste che è fuori di testa: eppure il modello economico dell’advertising su rete mobile funziona esattamente così e quasi nessuno fino ad ora si è lamentato. Paghiamo all’operatore telefonico un bundle mensile di giga: una quota rilevante di questi dati vengono “spesi” mentre navighiamo sul web per scaricare pubblicità in formato audio-video. Il rapporto fra contenuti fruiti e pubblicità subita non è semplice da stimare. Diciamo che sulla internet prevalentemente testuale (quella delle news per esempio) è almeno 10/90. Per 10kb di notizie ne scarichiamo 90 di advertising.

 

(continua su medium)

 

 

 

Ora i media americani dicono che Nicholas Cruz l’assassino della scuola in Florida era un suprematista bianco. Ieri sera, prima che chiudessero il suo profilo Instagram, ho fatto qualche screenshot dei profili da lui seguiti. In mezzo a molti invasati di armi un solo politico di rilievo sembrava piacere a Cruz.

 

 

E questa, se restava qualche dubbio,  la sua foto profilo.

 

 

 

 

 

Merita un plauso e una citazione la reazione articolata e ragionevole di Samantha Cristoforetti ad una sua falsa intervista pubblicata da un giornale online. Per molte ragioni diverse ma per una in particolare. Questa:

 

Dopo averci dormito sopra, non mi sembra una cosa saggia: non conosco le situazioni personali delle persone coinvolte, a partire dall’età e dalle necessità materiali, e non voglio entrare in una dinamica in cui mi troverei, per un probabile squilibrio di notorietà, a rispondere con un missile a chi mi ha tirato un sassolino.

 

Sarebbe buona cosa se Laura Boldrini, Roberto Burioni, Enrico Mentana e molti altri leggessero queste righe e ne facessero tesoro. Ne scrissi tempo fa su Pagina 99 usando parole meno azzeccate ma non troppo differenti.

 

Perché se io rispondo a qualcuno nei commenti del mio piccolo blog ridicolizzandolo (è accaduto in passato molti anni fa, poi ho capito e ho smesso) è un conto, ma se Enrico Mentana, la cui pagina Facebook è seguita da quasi un milione di persone, decide di rispondere a uno sconosciuto dandogli del fesso, del baluba, ironizzando pesantemente sul suo titolo di studio o sulla sua intelligenza, il nostro campo di indagine si allarga di molto. Se Laura Boldrini decide di pubblicare su Internet nomi e cognomi di chi la offende in rete, perché così la prossima volta imparano, scatenando i giornalisti alla ricerca di queste persone per un’imperdibile intervista, è evidente che la tipica architettura di rete, immaginata per relazioni orizzontali di peso sostanzialmente analogo, scricchiola un po’.

 

 

Non voterò PD per Giulio Regeni. Per le molto ripetute scelte sbagliate del governo e del PD sul caso del giovane ricercatore ucciso al Cairo. Per l’iniziale lungo silenzio, per la vicinanza pelosa col dittatore egiziano, per le bugie ripetute sempre accolte con troppa diplomatica cautela, per il reinvio dell’ambasciatore, per la ridicola sottolineatura delle responsabilità di Cambridge sulla morte del giovane. Come se in un’amnesia disdicevole Giulio lo avesse ucciso qualcun altro.

Non voterò PD per Marco Minniti, il peggior ministro dell’interno da decenni. Per le sue scelte disumane e violente nei confronti del fenomeno migratorio. Per la sua supponenza, l’attacco iniquo e miserabile alle Ong, l’accettazione dei campi di detenzione in Libia in cambio di un po’ di borghese tranquillità per gli italiani visti sui sondaggi.

Non voterò PD per il dietro front sulla #buonascuola. Per la nomina di Valeria Fedeli, paladina delle parole vuote e della restituzione della scuola all’ingordigia spartitoria e senza meriti dei sindacati. Una scuola che dovrebbe essere il luogo del cambiamento e che invece viene riconsegnata ai suoi precedenti proprietari, senza premi per i migliori e con grandi complicità verso i peggiori.

Non voterò PD perché i sogni hanno sempre un prezzo. E più le parole saranno forti e definite e più sarà difficile dimenticarle. Più le promesse di un nuovo mondo saranno convincenti, ingenuamente convincenti, e più sarà difficile far finta di niente. Nonostante tutto, malgrado il gigantesco vuoto attorno.




Pierfrancesco Favino a Sanremo recita un brano de “”La notte poco prima della foresta” di Bernard-Marie Koltès.


(fonte)




Dopo alcuni giorni di indignazioni e vaste proteste sui social il Corriere della Sera ha cancellato dal suo sito web un pessimo articolo di cronaca sul caso della morte di Pamela Mastropietro a Macerata. Si tratta di una corrispondenza uscita anche sul cartaceo che nessuo ovviamente, almeno da lì, potrà cancellare.

Al riguardo sarà utile partire dai dati di fatto, dimenticando per un momento le migliori pratiche del giornalismo digitale mondiale. E i dati di fatto sono che i grandi giornali italiani da sempre nei loro formati digitali tendono ad editare i pezzi, a rivoluzionarli completamente e a cancellarli senza curarsi mai (o quasi mai) di avvisare i propri lettori. Non lo fa solo il Corriere, lo fanno praticamente tuttti, da sempre, senza il minimo scrupolo. Il giornalismo italiano non pensa di doversi scusare quasi mai. Anzi spesso si lamenta di non essere sufficientemente considerato.

Un altro dato di fatto è che spesso le stupidaggini pubblicate, oltre a non essere rettificate su carta i giorni successivi non vengono nemmeno modificate sul web. I giornali (quasi tutti, quasi sempre) sono assai poco sensibili alle segnalazioni dei lettori. Nel giornalismo italiano in genere le inesattezze restano, a meno che non esista un qualche contenzioso che ne consigli la rimozione. Nel mio libro appena uscito per Einaudi (si chiama Bassa Risoluzione, secondo me dovresti leggerlo) cito un epico articolo (sempre del Corriere ma a questo punto deve essere una casualità) uscito sul cartaceo e sul web a riguardo di sedicenti nuovi aerei Airbus per voli intercontinentali con posti in piedi. Una bufala mutuata dal NYT che il giornale newyorkese corresse nel giro di alcune ore scusandosi e che il Corriere ha ancora online dopo ben 12 anni a questo indirizzo.

Così io oggi penso che, per l’intanto, cancellare dalla disponibilità di nuovi lettori un articolo indecente (come quello da Macerata) o variamente inesatto, sia comunque meglio che lasciarlo lì facendo finta di nulla. E che contemporaneamente la strada verso un giornalismo digitale del quale non vergognarsi, fatto di rispetto ed attenzione per i lettori, resti comunque in salita e pochissimo frequentata.