Di Rosa Matteucci ho letto un solo libro. L’ho letto recentemente. È il suo libro di esordio, pubblicato da Adelphi nel 1998. Si intitola Lourdes.

Sono rimasta così male per la morte di mio padre a causa di malasanità, che decisi di intraprendere il viaggio a Lourdes con la precisa intenzione di litigare col Padreterno. Lì però mi sono convertita e al ritorno ho scritto il romanzo.
L’ho letto non so bene come, forse perché mi sembrava strano che Adelphi nel 1998 pubblicasse un’autrice italiana esordiente di 38 anni. C’è sempre qualcosa ormai che mi porta a un libro. In genere si tratta di indizi esili che col senno di poi mi piace immaginare rivelatori ma che in genere non lo sono quasi mai: una parola detta da qualcuno che stimo, una foto uscita chissà dove, in questo caso magari un nome italiano che non sia Landolfi nel rigido catalogo di Calasso. Poi quando quell’intuizione o quella citazione incrocia la scrittura di Matteucci io – che sono stupido e alla continua ricerca di conferme – penso: ecco vedi, lo avevo intuito che ne valeva la pena! Avevo ragione!
Non è vero, ovviamente. Su 10 autori o 100 autori che mi sembrava il caso di leggere quel magnetico sesto senso funzionerà forse in un caso o due e solo in quelle occasioni ci farò caso: nei restanti 99 dimenticherò opportunamente quei segni così geniali che mi avevano condotto verso libri poi rivelatisi non straordinari.
Leggere Lourdes mi è bastato in ogni caso per sapere una cosa: che Rosa Matteucci è una grande scrittrice. Inoltre quel libro azzurro ha il pregio di essere un romanzo breve e grottesco ma reso vivido e ben ancorato a terra da una quota di realtà sulla quale, per ammissione stessa dell’autrice, la storia si basa. Una storia che potrebbe essere così riassunta: andò in battaglia e tornò in pace.
Le ultime pagine di Lourdes, quelle del “ritorno in pace” sono forse – per quanto mi riguarda – le meno riuscite. Si tratta però del giudizio di un agnostico noioso. Sfido chiunque a cimentarsi con la descrizione dell’illuminazione e della conversione religiosa della protagonista di un romanzo, che è poi in questo caso la conversione stessa dell’autrice.
Sia come sia Lourdes resta ad anni luce di distanza da quasi tutto ciò che si pubblica in Italia oggi. Un romanzo da leggere, accanto a novecentonovantanove da abbandonare al loro destino. Avevo ragione io!



Dicembre 17th, 2025 at 21:56
Segnato, grazie.
Dicembre 21st, 2025 at 06:15
Mi fido e lo recupererò.