Di fronte al grande, indiscutibile, successo di forme di intrattenimento basate sull’analisi di fatti di cronaca nera del passato, è lecito domandarsi quale sia il segreto di un simile interesse.

L’ultimo decennio ha visto il proliferare di forme di complottismo di vario genere, da quelle legate alle trame di potere politico e finanziario fino a quelle folkloristiche delle scie chimiche, dei chip sottopelle o iniettati in qualche maniera, giù giù fino ai deliri comici dei terrapiattisti. In tutto questo spremersi le meningi al grido di “non ce lo dicono” gli ambienti digitali hanno avuto un ruolo. Sono stati intanto il termometro del sentimento popolare, mostrando che la nicchia degli adepti delle teorie più strane non era così piccola come si era pensato. In realtà forse lo era ma le reti sociali hanno per loro natura un doppio effetto: amplificano le nicchie rendendole un po’ più frequentate e, contemporaneamente, le sovrastimano nella valutazione generale, contrapponendole rumorosamente alla massa di quanti pensano – in silenzio – che un terrapiattista sia un signore con dei problemi di cui davvero non sia il caso di parlare.

Fra i soggetti interessati a simili minoranze urlanti ci sono certamente i partiti politici, alcuni dei quali non hanno disdegnato in questi anni una strizzatina d’occhio alla piccola rumorosa compagnia di chi ha infine compreso che c’è qualcosa di poco chiaro nell’aria.

Ora c’è qualche possibilità che il successo di podcast, docufilm e serie tv che esplorano il mistero di fatti di cronaca di ogni genere, da quelli importanti nella storia del Paese a quelli più irrilevanti, sia legato al nostro amore non dichiarato e diffuso per il complottismo. Tutti ne possediamo almeno un po’: una specie di sentimento sotterraneo a metà fra la curiosità e la paranoia, fra il desiderio di conoscere e l’abbandonarsi alle nostre ossessioni più irrazionali. La grande maggioranza di noi controlla il proprio istinto ad immaginare complotti e ne biasima con convinzione quegli eccessi che la rete e i media (cinicamente) ogni giorno ripropongono. Poi di sera, si accomoda in poltrona e si immerge in forme di intrattenimento costruite a tavolino per stimolare il proprio piccolo personale complottismo: il complottismo dei savi.

Un commento a “Il complottismo dei savi”

  1. Cristoforo Milanesio dice:

    Rob Brotherton Menti Sospettose, Bollati Boringhieri 2017… Ed anche Gerald Bronner, La democrazia dei creduloni, Aracne 2016