
Le ultime due pagine de Gli anni, di quella scrittrice gigantesca che è Annie Ernaux.
Salvare
il balletto delle automobiline dell’autoscontro di Bazoches-sur-Hoene
la camera d’albergo in rue Beauvoisine, a Rouen, non lontano dalla libreria Lepouzé in cui Cayatte aveva girato una scena di Morire d’inverno
il distributore di vino sfuso al Carrefour di rue du Parmelan, ad Annency
mi sono appoggiata alla bellezza del mondo / e ho tenuto l’odore delle stagioni tra le mani
il maneggio del parco termale di Saint-Honoré-les Bains
la ragazzina con il cappotto rosso che accompagnava un uomo barcollante sul marciapiede, un uomo che aveva raccattato al bar Le Duguesclin, in un inverno passato a La Roche-Posay
la “gente senza importanza” del film Appuntamento al chilometro 424
la locandina osé mezzo strappata del servizio di incontri “3615 Ulla” alla fine della discesa di Fleury-sur-Andelle
un bar e un juke-box che suonava Apache, a Telly O Corner, Finchley
lo sguardo della gatta bianca e nera nel momento in cui si addormentava per l’iniezione
l’uomo che stava ogni pomeriggio in pigiama e pantofole nell’atrio della casa di riposo di Pontoise, che piangeva chiedendo ai visitatori di chiamare suo figlio allungando un pezzo di carta sporco su cui era scritto un numero
la donna della foto del massacro di Hocine, Algeria che somiglia a una pietà
il sole accecante sui muri di san Michele visto dall’ombra delle Fondamenta Nuove
Salvare qualcosa del tempo in cui non saremo mai più.


