Jamie Ottomanelli, è il personaggio del libro al quale ho pensato tutto quell’inverno. In realtà non ci ho pensato e basta, ci ho lavorato; il guaio è che non mi è rimasto niente. Oggi, che sempre più spesso scriviamo, e addirittura leggiamo, a video e sempre meno su carta, ho un’ottima ragione per preferire la seconda: uso il computer da più di vent’anni, e tutto quello che ho scritto a mano ce l’ho ancora – per esempio i quaderni da cui ricavo il contenuto di questo resoconto –, mentre tutto, ma proprio tutto quello che ho scritto direttamente a video è sparito. Ho fatto, come mi supplicavano, ogni sorta di backup, e di backup dei backup, ma è sopravvissuto soltanto quello che è stato stampato su carta. Il resto era su dischetti, chiavette, hard disk esterni, considerati molto più sicuri ma diventati obsoleti l’uno dopo l’altro, e ormai inutilizzabili come le audiocassette di quand’eravamo giovani. In poche parole: nelle viscere di un computer da molto tempo defunto, c’è l’abbozzo di un romanzo che potrebbe servire per integrare i miei quaderni, se lo ritrovassi.



Emmanuel Carrère, Il Regno.

9 commenti a “La carta resta”

  1. Antonio Bachis dice:

    Vabbè, però allora vuol dire che è incasinato lui. tutta la produzione di uno scrittore per quanto possa essere copiosa e comprender bozze e versioni diverse non può ammontare a più di qualche decina di mega, esagerando. La butti sul più stupido dei cloud in pochi minuti.

  2. andrea dice:

    Beh due cose:
    1. Ho dei documenti vecchi di dieci e più anni che sono sopravvissuti a 4 hard disk e 3 computer
    2. Tra l’altro so sempre dove trovarli, ovvero in quale cartella, nel PC sito nello studio a casa mia
    3. Non posso dire la stessa cosa degli appunti delle superiori e dell’università, pressi su quaderni e bloc notes CONTEMPORANEI dei documenti di cui sopra
    4. Non so dove sono, dovrebbero essere in uno degli scatoloni nel garage dei miei genitori, in ogni caso l’inchiostro è svanito.

    Vero che volevi scrivere di un pirla che non sa come si usa un PC?

  3. Emanuele dice:

    Andrea scrivevi in inchiostro simpatico? :-)
    I miei quaderni delle elementari dopo 35 e più anni in soffitta sono ancora pieni, per non parlare di quelli di mio padre.
    Però ho ancora i file del mio primo pc nell’hard disk dopo 16 anni, mentre ho decine di floppy che non posso più leggere perché il lettore del vecchio computer è rotto e in quelli nuovi non esiste più.
    I floppy dell’Amiga 500 del 1987 invece li posso leggere e resistono imperterriti.

  4. nicola dice:

    A parte le battute e le esperienze personali, il problema esiste e ci stanno pensando in tanti, soprattutto chi per lavoro deve assicurare le informazioni alle generazioni future.

    Non ho dati di prima mano, ma so che le banche sono fra quelle che hanno di questi problemi. Se non erro, devono garantire 10 anni ogni movimento; ogni cambio di tecnologia è un problema serio che porta via un discreto numero di soldi.

    Per noi casalinghi l’uso dei formati open è vitale. I file di word 6 della seconda metà degli anni 90 si leggono praticamente senza formattazione, quando si leggono. I file di testo e i pdf non hanno problemi anche dopo 20 anni, gli altri no. È per questo che evito come la peste i formati proprietari, da quelli di Office a quelli di Amazon per gli ebook. Mi pigliano per il solito paranoico. Ne riparleremo fra altri 20 anni.

  5. Emanuele dice:

    Se ricordo bene già 10 o 20 anni fa la Nasa aveva problemi enormi perché non poteva più accedere a montagne di dati degli anni ’50 e ’60 in quanto mancavano le macchine adatte per leggere i dati dei nastri dell’epoca. O di quello che usavano.

  6. sbseries dice:

    Ho perso tutte le carte che avevo a causa dei miei numerosi traslochi. Invece dal 1998 in poi faccio dei backup regolari e non ho più perso niente, tutto sta su un disco minuscolo ormai.

  7. diamonds dice:

    Non sono un analitico. Negli anni ho smarrito note e appunti di foggia virtuale e cartacei, a valanga. Sarei in grado di recuperarli forse solo grazie all`ipnosi

  8. livepaola dice:

    Ma un bel Dropbox?

  9. mfp dice:

    Io c’ho la rubrica dell’ultimissimo Apple Yosemite intasata dai vecchi indirizzi e numeri di telefono dei compagni delle elementari e di ogni topa che ho incontrato, e registrato solo per nome, in 37 anni di vita.
    Ed ho subito 2 furti, uno dai Carabinieri (loro lo chiamano sequestro), una abduzione ai caraibi, vago per il globo, e sono 5 anni che non torno a casa… per non parlare del Manuale dell’Anarchico scaricato da Geocities nel 1996… che gia’ da solo basta a far scattare la ‘probable cause’ e tenerti in commissariato per qualche ora, in vari paesi del mondo.
    La differenza tra me e lui sta nel fatto che io non ho mai usato Windows, e applicazioni chiuse, come mio terminale predefinito (l’ho sempre avuto, ma per necessita’ tecnologiche, non per usarlo).
    Purtroppo qualche dato l’ho perso qui e li’ perche’ nel 2003 ho iniziato ad usare Apple (e le sue applicazioni chiuse), e quando mi hanno sequestrato il computer erano 20gg che non backuppavo… inoltre da nomade purtroppo non ho modo di essere molto ordinato… quindi spesso ho backup fiondati a cassonetto alla rinfusa… pero’, cercando, ritrovo sempre tutto, anche roba che avrei voluto perdere (es: io che tiro giu’ le braghe per sfottere un amico e lui con la macchinetta in mano che scatta la foto infame dove le mie natiche sono esposte al pubblico ludibrio di chiunque un giorno verra’ in possesso dei miei dati).