Finalmente un problema squisitamente di comunicazione. Nel suo libro (e nelle polemiche di oggi sui social) Matteo Renzi cita un famoso slogan leghista anti migranti. L’intento è chiaramente quello di una citazione polemica e avversativa nella quale il “davvero” dovrebbe essere il segno della propria diversità. Probabilmente le frasi intere del libro e soprattutto il contesto nel quale sono inserite potevano risultare lievemente fastidiosi (lo slogan leghista è una delle cose più tetre che i tetri leghisti abbiano prodotto in questi anni) eticamente fragili ma in qualche maniera argomentate. Ma negli ambienti digitali una sola di quelle frasi, isolata intenzionalmente dal contesto dagli stessi strateghi dell’ex premier che ne hanno quotato solo la parte più incisiva, ha trasformato il pensiero di Renzi da una idea molto discutibile e discretamente imbarazzante in un vero e proprio slogan reazionario.

Che i nuovi comunicatori digitali di Renzi siano persone grossolane (oppure persone squisitamente colte ma dedicate ad una grossolanità del tutto strategica imposta non si sa da chi) ne abbiamo prova ormai ogni giorno. Nonostante questo capire che in rete, nella violenza di 5 righe, lo slogan resterà uno slogan, specie se come in questo caso si tratta di una frase odiosa e famosissima, non dovrebbe essere troppo difficile. Così come è chiaro che le lamentazioni successive su chi sui social non è stato in grado o non ha avuto voglia di approfondire, sono la perfetta conclusione di una Caporetto comunicativa. Gente che prima usa Internet come una clava per deficienti. E che poi si lamenta se i deficienti arrivano a frotte.


15 commenti a “Aiutiamoli a casa loro”

  1. Mariano Giusti dice:

    Quindi lei pensa che l’Italia sia in grado di reggere questi ritmi di immigrazione a lungo?

    E crede che la migliore soluzione al problema terzo mondo sia spostare il terzo mondo nel primo mondo?

    Se le sue risposte alle mie domande sono “no”, allora esattamente dove ha sbagliato Renzi?

  2. Mariano Giusti dice:

    Aiutiamoli a casa loro è la cosa più di sinistra che si possa dire sul problema immigrazione.

    Bravo Renzi, finalmente, a riappropriarsene.

  3. momin dice:

    Leonida: “Spartani! cosa dobbiamo fare con questi popoli stranieri che premono alle frontiere per entrare nel nostro paese?”

    Skrotos (Rat-Man)”Aiutiamoli a casa loro!”

    se Renzi avesse letto “299” di Ortolani avrebbe forse avuto idea di quanto fosse già screditato il vecchio slogan leghista ma purtroppo al ragazzo mancano le basi culturali minime…

  4. mauro dice:

    dai, è una cazzata

    “aiutiamoli a casa loro” di per sé non ha valore se non viene collegato col “respingiamoli a casa nostra”: le varie associazioni e ONG sono contro il governo PD per la seconda parte non certo per la prima, visto che “aiutiamoli a casa loro” è sempre stato l’obiettivo delle missioni cristiane e altre associazioni umanitarie, per altri versi persino dell’FMI (Padoan è un importante ex-funzionario FMI che ha avuto responsabilità sulla Grecia), anzi l’FMI è proprio una delle cause della crisi economica e umanitaria africana

    gli accordi presi dal governo italiano marchiato PD con quello libico non democraticamente eletto continuano a produrre morte nel deserto, accordi del tutto identici a quelli presi da Berlusconi con Gheddafi, non un problema di comunicazione, o un ‘pasticcio’ o ‘parole infelici’, ma una politica di governo (con l’aggravante dell’ausilio di strumenti tecnologici sofisticati, al posto del muro spagnolo o quello francese a Ventimiglia)

    poi tutta questa campagna governativa sull’emergenza, sulla capacità d’accoglienza, sul bloccare i porti alle ONG, non è un fraintendimento comunicativo. Comunicano bene, comunicano duro.
    Dimenticando per un attimo che il core business di “mafia capitale” del PD romano era proprio lo sfruttamento dell’immigrazione con metodi mafiosi e l’utilizzo dello strumento cooperativo trasformato in strumento schiavistico

    sballare l’analisi vuol dire avere una politica di emme, vuol dire contribuire a sporcare l’acqua. Cominciamo tutti a raccogliere i rifiuti per strada, partendo dall’informazione

  5. mauro dice:

    al mio commento in attesa, sulla politica governativa “respingiamoli a casa nostra” marchiata PD o coi satelliti in Libia facendo crepare le persone nel deserto e spostando “il problema” lontano dalla vista da qui

    aggiungo questo: l’immigrazione e il lavoro sono questioni strettamente legate. Dall’inizio dell’anno sono circa 600 mila persone in più in Italia e quindi circa più di un milione l’anno, non tutti si fermano in Italia, ma per quelli che decidono di fermarsi l’ospitalità comprende anche casa e lavoro o è una discarica del grande capitale finanziario, un ghetto formato banlieu. La politica della privatizzazione dei beni pubblici, dei monopoli, e del laissez faire non si accorda con l’integrazione.

    E’ una questione di scelte politica, e non bisogna esser pregiudizialmente contrari ma occorre considerare pesi e contrappesi altrimenti è tetra demagogia.

    Se l’immigrazione è un’opportunità, e non per mafia capitale marchiata PD-FI ma per un’economia legale e virtuosa, si può fare benissimo senza dare la colpa alla globalizzazione e alle scie chimiche: significa integrare le persone con un lavoro e una casa, e con un sistema centralizzato (e possibilmente informatizzato) per l’organizzazione di diritti e doveri. Una politica antitetica a quella privatistica di Romano Prodi. O appunto è demagogia e prima o poi salta tutto come una banlieu

  6. Narno Pinotti dice:

    Se @Mariano Giusti applaude Renzi, possiamo essere abbastanza sicuri che Renzi abbia detto una stupidaggine.

    @Mariano, non hai più detto niente sulla bufala della mortadella spacciata da Libero in una primna pagina piena di altre bufale…

  7. paolo d.a. dice:

    Dentro di me è tutto molto chiaro: non si può lasciar morire nessuno in mare. Non devo certo essere l’unico a cui viene la pelle d’oca a sentire certi racconti o a vedere certe immagini, a sentirmi fortunato anche solo guardando i volti di chi in qualche modo da queste parti è arrivato.

    Poi però c’è l’Italia, il più conservatore dei paesi europei com’è culturalmente ovvio per una provincia.

    Le più grandi riforme degli ultimi decenni sono la patente a punti e le cosiddette unioni civili, tutte le altre cose – pochine pochine – sono perimetrazioni di paure (dalla legge 40 alla BossiFini e via dicendo). Le altre cosine vengono da fuori, e infatti la crisi venuta da fuori ci ha riportato dritti agli anni 80. La ripresina è esogena anche quella e tutto si gioca su indicatori sui quali non abbiamo per ignavia e destino alcun controllo.

    L’Italia che ha il più alto numero in Europa di processi per corruzione ai propri amministratori e che se non vuole il nucleare è perché prima di tutto non si fida di se stessa, e come potrebbe? L’Italia che inquisisce chi rivela che la Xylella sta invadendo il paese, quella della macchina amministrativa fatiscente i cui pezzi sono in guerra costante tra loro per spartirsi le scarse risorse, l’Italia dei vitalizi ai condannati, dei De Luca, del Tar del Lazio che ecc ecc. Ma è anche l’Italia che non paga le tasse, che evade l’Iva, che non fa gli scontrini, che trucca le analisi dei materiali di costruzione, dei rifiuti sparsi nelle campagne ecc.

    Ecco, c’è questa Italia qui, completamente priva di una qualsiasi identità nazionale e agganciata coi denti alle identità locali ove ancora esistenti, un’Italia che dovrebbe ospitare e dare opportunità a questi sopravvissuti dai grandi occhi impauriti, a cui non sa neppure spiegare dove sono arrivati, che terra è, chi ci è morto prima di loro e perché, chi si è fatto fucilare pur di conservarla libera per i propri posteri.

    Tempo fa avevo letto ammirato il piano Gabanelli sull’immigrazione. Se avessimo avuto un’amministrazione tedesca o almeno altoatesina magari avremmo potuto prenderlo in considerazione, invece mandiamo la polizia ad impedire che i cittadini tirino pietre sui pullman pieni di madri impaurite con bambini in braccio il cui futuro tende al nero.

    Ecco, tutto questo fa sì che quel senso di umana commozione e partecipazione si confonda. Ne emerge solo un dato, se vogliamo umanistico: nessuno deve affogare, nessuno può essere lasciato ad affogare, forse siamo noi che meritamo di affogare.

  8. Isa dice:

    Applausi

  9. Beppe dice:

    E niente… è un problema di comunicazione. La realtà è complessa e si preferisce la realtà compressa in slogan (fascista di natura, cit).
    Provo a spiegare: Mantellini scrive di comunicazione, quindi squisitamente di metodo e i commenti puntano sul merito ma mi sa che è la conseguenza di quello che ho scritto sopra. Il complesso diventa compresso: che poi, non è mica così complesso capire perché migrano ma costa la minima fatica di andarsi a studiare due o tre fonti mentre lo slogan, il tweet, il post su fb sono comodi, immediati, e di sforzo ne richiedono molto meno. E se qualcuno prova a spiegare il perché e il per come, altra clava tacciando di buonismo et similia. Nulla di nuovo, solo molto più rapido e frustrante.

  10. Emanuele (l'altro) dice:

    Beppe spiegalo tu, che lo sai, perché migrano.
    Per quanto riguarda lo slogan, sospetto che se non fosse mai stato usato dalla destra non avrebbe scatenato certe reazioni a sinistra.

  11. Mariano Giusti dice:

    “integrare le persone con un lavoro e una casa, e con un sistema centralizzato (e possibilmente informatizzato) per l’organizzazione di diritti e doveri“

    Si e poi c’era la marmotta che confezionava la cioccolata.

  12. Mariano Giusti dice:

    Non ci sono i soldi per aiutarli a casa loro?

    E se i 35€ al giorno anziché darli alle coop li usassimo per investimenti in paesi dove con un dollaro al giorno sei ricco?

    E se smettessimo di fare guerre di “counterterrorism” che producono solo profughi e Isis? Addirittura risparmiermmo soldi, e li staremmo aiutando a casa loro. Altro che costi.

  13. mauro dice:

    I soldi prima o poi finiscono. In futuro li chiederà alla marmotta cinese da cui compra la cioccolata? La vecchia idea degli investimenti FMI per indebitare paesi poverissimi e schiavizzarli una seconda volta è il miglior modo per raddoppiare il flusso migratorio. Inoltre il paradosso è che molti di questi popoli sono seduti su una montagna di soldi, le materie prime

    E’ quindi una questione organizzativa, impiegare i soldi in strumenti organizzativi e che per forza di cose NON possono essere di tipo privatistico. Un problema organizzativo NOSTRO e non tanto altrui.
    Ora, aiutarli a casa loro è condizione necessaria ma non sufficiente, sono due questioni diverse

    il flusso migratorio può scendere da un milione a 300mila unità ma NON si può arrestare, e nessuna muraglia potrà fermare un popolo che decide di emigrare: sono proprio due argomenti diversi che vengono confusi completamente e in modo demagogico anche dallo stesso Mantellini

    indipendentemente da xylella, vitalizi e corruzione (ovviamente uno vota il rappresentante pubblico in base al progetto che ha in mente, ma se non ha in mente un progetto la politica sarà sempre occupata da affabulatori e rapinatori assassini)

    E’ fattibile, s’informi, e molto più fattibile che ergere una muraglia: come ricordava Paolo Villaggio noi solo una ventina di anni fa eravamo la quarta potenza industriale nel mondo, in un ventennio sono arrivati gli alieni? Le scie chimiche? Come il Giappone noi ci siamo indebitati per un investimento produttivo che ci ha permesso di essere la quarta potenza industriale e senza materie prime e senza nucleare. Perché quella è la nostra vocazione, comprendere la propria vocazione. Una politica comune, pubblica.

    La mafia è solo un residuo della dominazione spagnola, non ci appartiene

  14. mauro dice:

    prima della mafia, prima della dominazione spagnola, in Sicilia convivevano pacificamente arabi e normanni. Si tratta di studiare modelli organizzativi

  15. paolo d.a. dice:

    @mauro
    Dopo aver letto il tuo mi vengono da dire alcune verbosità utili ad intasare questo spazio.

    La prima è che probabilmente molte cose sono come dici fattibili in termini pratico/tecnici e persino sociali ma nulla si può fare in una sostanziale assenza istituzionale e in presenza invece di una cultura individualistica o familistica che è fondata sulla sfiducia nel prossimo e sull’ammissibilità del fregarlo.

    Il buon senso si trova tra l’incudine Stato e il martello Cittadino, due elementi in conflitto aperto, una situazione che uccide sul nascere qualsiasi tentativo di “fare sistema” (quando istituzioni e privati trovano conveniente per entrambi far accadere le cose). Ma solo “facendo sistema” possono accadere le cose.

    Non avendo questa possibilità, non abbiamo altro se non fare sempre le stesse cose, bloccare ogni possibile novità tecnico/scientifica/sociale (da Uber, per dire, alla fecondazione assistita) e più in generale assecondare l’individualismo sociale a cui siamo agganciati come cozze.

    Il massimo che riusciamo a fare, male (poche risorse, leggi ridicolmente complesse), è un parziale controllo del territorio, non solo in termini di sicurezza. Non apriamo gli altri dossier, tanto non c’è un solo ambito di attività pubblica in cui il paese non sia in un ritardo sempre più ovvio. Non uno.

    Il termine “potenza industriale” ci frega da sempre, crediamo da italiani davvero di essere o essere stati una potenza. Ma indipendentemente da come la si pensi, si tratta di una potenza che funziona solo quando funziona il mercato in cui abbiamo deciso di fiondarci con tutto il cuore, il mercato globalizzato e gestito da entità sovranazionali apolitiche, quella cosa insomma che doveva renderci tutti più ricchi.

    La seconda cosa è che, comunque ce la giriamo, in assenza di non so quale decisione presa in Europa, chessò di creare dei corridoi umanitari e sparpagliare gli arrivi in ogni singolo paese del continente, fantasie comuniste probabilmente, prima o poi si arriverà al blocco preventivo.

    Non oggi, non domani, ma quella pressione immigratoria associata alle comprensibili paure di un popolino che ignora la forma e il funzionamento delle proprie istituzioni almeno quanto queste ignorano le sue necessità si traduce già ora in un fenomenale carburante politico.

    Sei italiani su dieci, leggevo poco fa, vogliono il blocco. L’idea è respingerli e tenerli là con la forza (mi pare che il Berlu, tra gli altri, abbia già iniziato a dirlo). Macron, ossia la più rilevante novità politica dell’ultima tornata di elezioni europee, più o meno è della stessa idea e se si guarda quello che è stato detto in Estonia si sono fatti bei passi avanti verso questo scenario.

    Nessuno che non si chiami Salvini può ancora probabilmente dirlo esplicitamente, ma ogni giorno lo scenario peggiora, ogni giorno lo rende – e questa è la chiave – plausibile.

    Ma non verrà da noi, perché non siamo in grado di assumere una decisione che tanto verrebbe compromessa dal Tar del Lazio, o magari figlia di una mafia dell’immigrazione che solo ora inizia a palesarsi in giudiziaria, noi saremo soltanto d’accordo. Se ciò avverrà verranno sotterrati i principi sulla base di quella che chiameremo realtà. Da quel momento in poi tutto sarà diverso per tutti noi.

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