Il mio compagno di banco del liceo era iscritto alla FGCI. Era appassionato di politica e generoso. Si allontanò dalla federazione quando dopo una notte di affissioni abusive durante una campagna elettorale fu beccato, denunciato ed i compagni fecero finta di non conoscerlo. Ma a parte questo i migliori della mia generazione facevano politica così.


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È stata la prima cosa che ho pensato quando ieri sera ho visto in rete questa immagine propagandistica della FCGI riferita al Referendum Costituzionale ed alla presa di posizione di Roberto Benigni di cui si discute molto in questi giorni. Su Benigni non ho granché da dire: credo che chiunque dovrebbe poter esprimere il proprio punto di vista su tutto senza che da questo discenda alcuna campagna nei suoi confronti, quindi insomma su Benigni e sui suoi critici personalmente il mio interesse è zero.

Mi interessa invece provare a capire cosa sia diventata la politica ai tempi dei social network e questo manifesto secondo me è di ottimo aiuto:

1. Esiste un attivismo da divano che ha preso il posto di buona parte della precedente mobilitazione politica. La FGCI movimento giovanile numericamente defunto di un partito anch’esso di fatto senza più rappresentamza (noi oggi ne discutiamo solo come proiezione di quello che era il PCI una volta ma si tratta di una discusssione accademica che riguarda più il passato del vecchio PCI che non il presente dei microscopici Comunisti Italiani) si esprime politicamente su Facebook a colpi di Photoshop. Se gli va bene, come in questo caso, magari in relazione alla “qualità” del messaggio prodotto, qualcuno parlerà di loro. In ogni caso nessuno passerà la notte in giro per la città con i manifesti e la colla.

2. I contenuti sono tutti uguali. Il tipo di messaggio che la politica produce in rete oggi è straordinariamente omogeneo, molto simile da un partito all’altro. Il registro preferito è quello del dileggio o nei casi migliori del fine sarcasmo: lo slogan è in genere conciso e inconfutabile, spessissimo strizza l’occhio ad un populismo da mercato rionale. Nessun argomento necessita di essere svolto, basta una riga per mostrare la propria posizione, forse per pigrizia o forse considerando che nessuno andrà oltre. E già questo è interessante perché la politica in rete avrebbe perso da tempo i limiti fisici del manifesto appeso al muro per consentire approfondimenti e opinioni motivate. Invece il messaggio diventa istantaneo (cfr. “Benigni è un servo”) ma soprattutto viene declinato un po’ ovunque con i medesimi canoni. Così quello che accade è l’esatto contrario del possibile: si accentuano i tratti istantanei e velocissimi, gli unici che sembrano interessanti. Con gradi di brutalità variabile la FGCI comunica come Salvini che assomiglia al Movimento Cinque Stelle, che spesso viene affrontato con le medesime armi di superficie (sfottò, hashtag, war room digitali ecc.) anche dal PD o – in una versione più analogica – dai guastatori televisivi del centro destra come Brunetta. O come Biancofiore che – secondo alcuni, non so se sia vero e non mi va di controllare – è la proprietaria del pregevole neologismo Johnny Lecchino.

3. La politica diventa rapidissima e di superficie. Senza memoria. I moltissimi che quotidianamente postano su Twitter citazioni del politico tale che nel 2015 ha detto bianco ed oggi promette nero sono destinati allo stesso rapidissimo oblio che il flusso digitale aveva affidato alle incaute dichiarazioni di Renzi o di Salvini di Grillo o di Brunetta. Si concretizza il paradosso di un ambiente nel quale a grandi possibilità di archiviazione e memoria si associano altrettanto grandi e intenzionali amnesie.


2 commenti a “La politica, il divano e i social network”

  1. malb dice:

    Ottima analisi sulla comunicazione mediatica nella politica che condivido anche sul fatto che “chiunque dovrebbe poter esprimere il proprio punto di vista su tutto senza che da questo discenda alcuna campagna nei suoi confronti”. Ci penseranno i suoi comportamenti e i fatti successivi a chiarire le cose.
    Io però avrei scritto: “La – comunicazione – politica diventa rapidissima e di superficie” perché gli atti politici dei diversi attori sono tutt’altro che di superficie e quasi mai rapidi in quanto tutti orientati all’aumento del proprio potere e, qualche volta, a quello della parte con cui, spesso solo nella contingenza, si schierano. Il tutto secondo un criterio che è sempre esistito, ma che è diventato nettamente dominante dall’inizio degli anni novanta del secolo scorso in poi. Questo modo che è consolidato e che domina i contenuti di buona parte della politica, è proprio del PD e non ne sono certo immuni i piccoli raggruppamenti che si schierano alla sua sinistra anche se qualche volta qualche “banchetto” o qualche affissione notturna la fanno. Inoltre la confusione che sembra essere il tratto distintivo del M5s, dimostra che non hanno un modo diverso di agire, forse persino meno chiaro.
    Una delle questioni specifiche consiste nel fatto che tutti i partiti pensano che il problema non sia quello di informare gli elettori e di far partecipare almeno i propri aderenti a una discussione informata e alle decisioni, ma di colpirli nelle emozioni per cui l’insulto sembra essere molto più efficace del ragionamento o del confronto di opinioni realizzato in modo allargato e non ristretto a due persone senza interlocutori, ma possibilmente sostenuti da una claque ciascuno. La discussione, quando c’è, è riservata da un lato agli esperti dall’altro ai “gestori della politica” che si ritrovano in circoli sempre più ristretti. Questi si ritengono naturalmente esperti nella definizione delle priorità che, guarda caso, coincidono quasi sempre con i loro interessi tattici cioè di breve periodo.

  2. Simone dice:

    Ci sarebbe un sacco di roba da dire sulle malefatte della Federazione Giuoco Calcio Italiana