Oggi è possibile hackerare il sistema imformativo facendogli fare quello che si vuole. Serve un po’ di furbizia ma spesso è il sistema stesso a offrire la propria fattiva collaborazione. Il caso della sala del comune di Roma nella quale due truffatrici note hanno ricevuto un premio assegnato dal loro editore alle loro rispettive opere letterarie ne è uno dei molti esempi. Il consigliere che ha autorizzato la cerimonia si dichiara buggerato, Wanna Marchi ci marcia con dichiarazioni ad effetto, i giornali rilanciano la “notizia” certi che un simile argomento scatenerà vaste indignazioni e bel traffico sui loro siti. Per molti anni si è sostenuto – forse a ragione – che i social network fossero i serbatoi maleodoranti della peggior spazzatura. Di sicuro da qualche tempo a questa parte gli hub di diffusione di simile materiale deperibile, il luogo dal quale simili effluvi si spargono maggiormente, sono i media professionali che li vanno a raccattare ovunque essi siano disponibili.
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