Sono una delle nove persone su dieci che utilizzano Claude, o ChatGpt o Gemini, quotidianamente. Lo utilizziamo, lo sapete perché anche a voi capita lo stesso, per fargli fare Google.
Nonostante le ricerche su Google negli anni fossero diventate qualcosa di simili al rovistare dentro un’enorme discarica, per colpa di Google certo, che non si è sottratta al previsto processo di merdificazione, ma anche per colpa di chi con Google ci ha lavorato, un’osservazione antropologica al volo sui nuovi sistemi di ricerca suggerirebbe ciò che già sappiamo: gli umani hanno spesso intuizioni poetiche e grandiose; altrettanto spesso iniziano subito a lavorare per trasformarle in osceno rigurgito.
Utilizzare i LLM per fargli fare Google senza spendere un centesimo, come capita a me e alla stragrande maggioranza degli utilizzatori di Claude o Gemini, non aiuterà le aziende IA e forse, dicono alcuni, renderà più probabile l’esplosione della bolla. A noi egoisticamente interessa poco, esattamente come ci lasciò indifferente, ai tempi, la bolla delle dot.com.
Il motivo per cui milioni di persone hanno smesso di utilizzare le ricerche su Google preferendo una rapida chiacchierata con Claude è banale: perché funziona meglio. Perché rende la vita più semplice e soddisfacente. Funziona? Ok, lo voglio!
Ed è in relazione ad un simile ampio utilizzo che una cosa forse si potrebbe fare subito, per migliorare ulteriormente il servizio offerto alla clientela gratuita. Quella stessa clientela che domani forse diventerà in qualche maniera pagante. In alternativa, se il tentativo di conciliazione fallisse, è una cosa che i governi potrebbero provare ad imporre a Claude o Gemini in nome di un interesse generale ben evidente.
L’interesse generale, la cosa di cui vi dicevo, è che le interfacce IA smettano di scimmiottare gli esseri umani.

Volevo comprarmi questa maglietta (poi ho rinunciato ricordando l’imbarazzo che provo ogni volta quando vedo un anziano con addosso una di quelle magliette spiritose) e in effetti trovo che l’antropizzazione delle risposte di Claude superi largamente il necessario: quel necessario che secondo gli ingegneri di Claude serve a Claude per tenermi legato a lui. Anthropic e gli altri pensano che vestire le proprie illuminate risposte da esseri quasi umani che digitano al di là di uno schermo sia una buona idea. Beh forse lo è per loro, per noi no.
Non lo è, non solo nel remoto caso in cui la sicumera del quasi umano porti a disastri reali fra gli umani che gli hanno creduto, e accanto a meme simpatici tipo questi che girano in rete, esistono testimonianze molto più reali e dolorose in cronaca, ma perché chi più volentieri sarà circuito dall’interfaccia che si mostrerà preoccupata per te e partecipe dei tuoi disastri lavorativi e sentimentali, al riguardo dei quali l’hai appena interrogata invece che domandargli semplicemente a che ora parte il Gran Premio domani, appartiene alle fasce più fragili della popolazione: i più giovani o i molto anziani, i meno scolarizzati o le persone psicologicamente deboli.
Claude e Gemini insomma, quando simulano umanità nelle loro risposte alla clientela, mettono a rischio i più deboli senza che questo profumo di umanità aggiunga molto alla qualità delle loro risposte. Se domani Claude smettesse di rispondere alle mie domande come se fosse il mio vecchio compagno di liceo colto e si limitasse ai dati, presentandosi a me per quello che è, vale a dire una macchina che fruga fra le parole producendone altre, niente della qualità delle sue risposte sarebbe messo in pericolo.
Abbiamo imparato molto bene come le aziende tecnologiche siano macchine complesse nelle quali ogni volta il meraviglioso e il terribile convivono pericolosamente. In tempi di grandi allarmi che le IA scatenano sui temi più disparati, dal futuro del lavoro a quello della sicurezza, conferenze, libri, nuovi e vecchi esperti, litigi furibondi, cene con Donald Trump, interfacce cinesi eccetera eccetera, tutti percepiamo una sorta di imminente scivolamento. Una saponetta che ci sta sfuggendo di mano per rotolare chissà dove. Ecco, dentro una simile incertezza, disumanizzare i chatbot potrebbe essere un piccolo passo verso un difficile riequilibrio.
Se il nostro destino domani sarà come sempre quello di frugare dentro il caos, ma dentro un tipo di caos personalizzato che qualcuno ha deciso appositamente per noi, allora tanto vale che almeno le apparenze ne escano in qualche misura salvate.
Claude: dammi i dati che ti pare ma senza fingere di essere mio fratello. Non farlo per me che ancora per un po’ forse continuerò a distinguere una macchina anche nei suoi molteplici travestimenti,
ma fallo per quelli che davvero, sciagurati loro, credono, anche per colpa tua, che tu davvero sia loro fratello.




Settembre 7th, 2026 at 09:39
/caveman