28
Ago

Nella seconda metà del secolo scorso molte delle persone che avevano “poco studiato”- come direbbe il Bonaccini di una recente uscita pubblica non particolarmente furba – votavano a sinistra. Per due ragioni principali: perché avevano visto con i loro occhi gli orrori del fascismo (o gli erano stati raccontati da persone delle quali si fidavano) e perché, avendo poco studiato, erano mediamente poveri e il partito comunista offriva loro una speranza di miglioramento della propria condizione, oltre che una garanzia antifascista molto chiara.

Ora le cose sono molto cambiate, l’elettorato è diventato volubile e volatile (tanto volatile che mentre Bonaccini parla dimentica che parte di quelli che oggi votano Meloni l’altro ieri votavano PD) e le cose si sono parecchio complicate. La memoria del ventennio viene quotidianamente cancellata dai distinguo dei neofascisti al governo e comunque agli italiani simili argomenti interessano poco: sono sensibili solo a ciò li tocca direttamente. La propaganda spicciola piena di falsità e trucchetti, gli algoritmi e l’agenda informativa dettata sui social network, spargono i loro effetti su tutti, non solo su quelli che hanno poco studiato.

Gli elettori di Trump o di Farage, di Le Pen o di Meloni sono un mix impazzito nel quale sarà possibile trovare un po’ di tutto ma, soprattutto, molta gente che prima votava altrove e che a un certo punto ha cambiato idea. È evidente che non è stato caso. È evidente che il titolo di studio che avevano in tasca non è il problema principale. È evidente che il problema del centro sinistra italiano, oggi come ieri, non sarà quello di analizzare le eventuali pochezze degli elettori ma di provare a mettere un freno alle proprie.

Un commento a “Poco studiato”

  1. Massimo dice:

    È evidente a te e a me, ma non a molti fan del PD.

    E, ben peggio, pare neppure a Bonaccini.

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