“…non esistono elementi tali da provare che gli imputati abbiano partecipato alle attività di produzione e immissione in circolazione dei supporti informatici, né che li abbiano detenuti per immetterli in commercio, la detenzione dei supporti informatici fosse finalizzata a meri scopi di natura personale”.



Non so quasi nulla del cosiddetto pezzotto. Un sistema per piratare le partite di calcio. Però conosco abbastanza bene come funziona la macchina antipirateria. Uno schema che si ripete da decenni sempre uguale. Un po’ come musica andina.

I detentori dei diritti, in questo caso quelli delle preziosissime partite di calcio, attivano le loro “conoscenze” per combattere i pirati. Ogni grande media italiano produce a quel punto decine di articoli, messi in grande evidenza, di chiara condanna di questa forma di odiosa sopraffazione. Ognuno di questi articoli conterrà a un certo punto una poco velata minaccia a chi avesse idea di utilizzarli. Brucerete, dicono con piccoli giri di parole, se non direttamente all’inferno, almeno nelle patrie galere. Accanto ai velinari sui quotidiani e nei TG si attiverà la politica che partorirà in fretta deliranti disegni di legge o editti minacciosi delle Autorità di Garanzia, in questo caso contro i pirati del pezzotto e contro i suoi utilizzatori. I disegni di legge, che molto spesso sono scritti direttamente dall’industria dei media e poi passati sottobanco al parlamentare firmatario, scriveranno più o meno tutti sempre la stessa cosa: brucerete tutti, se non all’inferno, almeno nelle patrie galere.

In questi usuali schemi il pirata (chi organizza il pezzotto e ne trae guadagno) e chi acquista il “servizio” saranno intenzionalmente messi quasi sul medesimo piano. Lo faranno i giornali e lo faranno i disegni di legge. Al detentore dei diritti, del resto, non interessa granché la verità e tanto meno la giustizia: interessa che la clientela compri il servizio da loro. Il che da un lato è del tutto ragionevole, dall’altro ogni volta in casi del genere degenera in un ridicolo accanimento verso i potenziali clienti di scalcinati ed illegali sistemi alternativi.

Un tribunale pugliese nel 2024, ma in passato in casi simili anche la Corte di Cassazione, ha riaffermato che gli utilizzatori del pezzotto, così come in passato gli utilizzatori di sistemi di pirateria musicale e prima ancora di quelli del software, non potranno essere passati per le armi come le multinazionali dell’editoria desideravano. Che non sono loro i complici dei maledetti pirati e che al massimo, nonostante i mille sforzi profusi, i giornalisti prezzolati, i parlamentari genuflessi e tutte quelle cospicue forze intellettuali che i soldi ogni volta possono agevolmente comprare, chi acquisterà un sistema farlocco per guardare le partite di calcio, potrà al massimo ricevere una multa. Nel caso in questione una multa di 154 euro.

L’industria dell’intrattenimento trova ogni volta maniera (sempre la solita maniera) per farsi detestare dalle persone di buona volontà. Loro e i loro molto servi sciocchi. Il risultato di simili sforzi sono ogni volta gli stessi. I pirati saranno indistinguibili dai pirati.

Un commento a “Pirati ovunque”

  1. HotHello dice:

    Stesso approccio oltremanica: https://www.manchestereveningnews.co.uk/news/uk-news/how-police-know-youre-using-34506870

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