
Ogni tanto, incautamente e con un po’ di sofferenza, vado a dare un’occhiata ai commenti sui social dei post dei componenti principali del governo in carica. Meloni, Salvini, in qualche caso anche di qualcun altro, come per esempio oggi con il commento sull’anniversario della strage di Bologna di Ignazio La Russa.
È un vizio che ho da sempre, fino dai tempi in cui gli unici ambiti nei quali si poteva provare ad immaginare la pancia del Paese erano i commenti del blog di Beppe Grillo o altri piccoli luoghi di rete analoghi.
L’idea che sta dietro ad una simile ricognizione è in fondo sempre la stessa: provare ad indovinare dove stiamo andando limitandosi ad un dato davvero volatile come i commenti a caldo di chi scrive in rete.
Una simile valutazione è viziata da molte variabili, non ha nulla di scientifico e dipende moltissimo anche dal gruppo di riferimento, quello che noi immaginiamo essere “la gente”: un tempo era un piccolo segmento della popolazione che iniziava a utilizzare Internet, oggi, per ragioni magari differenti, rimane un sottoinsieme per nulla rappresentativo.
Detto questo, premesso questo, avendo vissuto da osservatore quello che da allora chiamiamo “l’effetto Scalfarotto” (l’enorme folla digitale a sostegno della candidatura di uno sconosciuto alle primarie del PD che terminò, nel mondo reale, in un onesto zerovirgola) vale a dire la distorsione indotta dal sistema di riferimento, è innegabile che l’aria che tira possa ugualmente essere annusata osservando i commenti in rete e talvolta indichi il vento di un cambiamento che deve ancora manifestarsi del tutto. È capitato spesso negli ultimi due decenni.
Gli interventi sui social network dei principali esponenti dell’attuale governo sono un cimitero reputazionale. Meloni o Salvini, oppure oggi La Russa, scrivono sui social e i commenti si riempiono di centinaia di reazioni indignate. Per una ragione o per un’altra, l’elettorato meloniano e leghista da simili ambiti sembra scomparso, gli interventi di plauso sono pochissimi. Anche in luoghi chiaramente addomesticati come X.
Nulla impedisce che la maggioranza dei seguaci dei leader in questione assentano in silenzio senza commentare, ma al netto di questo, la totale scomparsa del sostegno nei commenti continuerà forse a significare qualcosa.
L’impudenza di La Russa sulla strage fascista di Bologna scatena ovviamente gli animi e forse è un argomento sul quale molti di quelli che hanno idee politiche simili a quelle di la Russa – tutti quelli che vorrebbero dimenticare la storia per ricostruirne una differente – preferiscono non palesarsi. Non esistono più? Si sono pentiti di aver votato gente simile? Non credo. E allora: dove sono esattamente? Come si manifestano in rete? Hanno smesso di farlo? Hanno scelto un basso profilo? La risposta più logica è che forse sono semplicemente altrove, a manifestare la loro “idea politica” (uso le virgolette come La Russa per dire una cosa facendone indovinare una differente) in luoghi meno impegnativi. La rete è piena di punti di vista violenti e mostruosi contro i più deboli, contro i vaccini, l’Europa, la solidarietà, espressi da persone altrettanto orribili che non si vergognano di esserlo. Che però accanto ai leader che hanno votato da un po’ preferiscono non comparire.
Ecco nonostante tutto, nonostante non mi faccia alcuna illusione sul fatto che questo domani possa davvero significare qualcosa, la codardia dei fascisti che vanno in rete a fare i fascisti ma da un’altra parte, è un piccolissimo segnale.


