È domenica mattina. I siti web dei due principali giornali italiani sparano in grande evidenza la notizia di un atto terroristico avvenuto ieri sera a Berlino. La matrice al momento non è nota ma si sospetta che sia islamica. Come ogni volta i principali giornali internazionali hanno la medesima notizia ma in minore evidenza e con molte meno certezze. Come è normale che sia.
L’informazione italiana è fatta così. Ieri una scelta di posizionamento analoga riguardava gli scontri con i NoTAV in Piemonte (chissà se i NoTav si sono mai fatti domande sulla strumentalizzazione alla quale ogni volta si prestano) stigmatizzati da tutti, Meloni (ovviamente) compresa. Grande evidenza mediatica, enorme centralità.
I media italiani si dividono ormai in due grandi gruppi. Quelli organici al potere, la grandissima maggioranza, a loro volta grossolanamente divisibile in due ulteriori sottogruppi: i fogli di pura propaganda (la maggioranza) e quelli che cercano un utile posizionamento dalla parte dei vincitori. Il secondo gruppo è quello di chi non è necessariamente ideologicamente schierato ma che, nella selezione dell’agenda informativa, sceglie argomenti che garantiscano i migliori risultati in termini di attenzione.
Da un punto di vista pratico l’unico vantaggio attuale è che ormai i giornali non li legge più nessuno ma lo stesso le discussioni pubbliche vengono orientate dalle scelte informative degli uni e degli altri.
In pratica in Italia la stampa è tutta un unico compatto schieramento reazionario. Lo compongono i reazionari, quelli che sperano di essere aiutati dai reazionari, quelli che sono reazionari per calcolo economico.


