A me piace molto Paolo Nori. Mi piacciono i suoi libri, così come mi piacciono molte delle cose che Nori ha messo online sul suo blog e altrove da molti anni a questa parte. Mi piace talmente tanto che oggi sono costretto a scrivere qualcosa “contro” di lui.

Ho controllato, la prima citazione che lo riguarda sul mio blog, è del 2008: un brano spassosissimo tratto da “Grandi ustionati”. Poi Nori negli anni si è inventato questo formato a metà fra il romanzo e il saggio, lui lo chiama romanzo, a me è sempre sembrato prima di tutto un saggio ma chisseneimporta, in cui applica il suo talento linguistico a un autore che gli piace, in genere un autore russo del passato, anche se l’ultimo suo lavoro del genere riguarda un grande poeta romagnolo che si chiama Raffaello Baldini. Il risultato di un simile esperimento a metà fra divulgazione, voce interiore, racconto autobiografico e citazioni colte, è per me in genere molto convincente. Forse un po’ ripetitivo ma piacevolissimo: del resto Nori da sempre utilizza il gergo e la reiterazioni come elementi distintivi del suo lavoro. In pratica alla fine (come molti, ma in maniera più sfacciata) Nori scrive sempre il medesimo libro, se quel tipo di scrittura ti piacerà (a me piace) ti piaceranno molte delle cose che scrive, se non ti piacerà quel tono ti stancherà subito.

L’invasione russa dell’Ucraina è iniziata il 24 febbraio 2022. Da allora Nori che traduce dal russo, che si è laureato con una tesi su uno scrittore russo, che spesso è stato a Mosca e a Pietroburgo per studi, che da anni organizza questi viaggi dall’Italia verso i luoghi in cui hanno vissuto i grandi scrittori russi (che con l’ironia che lo contraddistingue ha chiamato a suo tempo “Gogol’maps”) si è trovato molte volte a dover argomentare il suo amore incondizionato per la Russia, un po’ perché in tempi del genere molti gli domandavano quale fosse la sua posizione al riguardo del regime di Vladimir Putin, un po’ perché in casi del genere gli stupidi ci mettono sempre del loro e nei primi tempi dopo l’invasione sovietica qualcuno pensò bene di coinvolgerlo in un maldestro tentativo di censura tutto italiano in occasione di una conferenza che Nori avrebbe dovuto tenere all’Università di Milano. Nori quell’infortunio lo ha poi intelligentemente sfruttato a proprio vantaggio e continua a farlo anche oggi.

In questo – va detto – nel citare il regime, Nori non se l’è mai cavata benissimo. Mezze frasi, banalità sull’amore per il popolo russo che è differente dai governanti russi, piccoli episodi personali irrilevanti, che Nori è troppo intelligente per elevare a canone, ma che ogni volta racconta al suo pubblico lasciandoli lì a sedimentare come materiale da meditazione. Per esempio qualche sera fa l’ho ascoltato qui a Cervia raccontare che lui una volta voleva andare in America ma gli hanno negato il visto mentre il visto per Mosca in quegli stessi giorni lo aveva ottenuto regolarmente.

Ora il tentativo di capire cosa pensi davvero Paolo Nori della Russia di Putin, sempre che lui desideri dirlo, e l’idea che ti fai è che lui preferirebbe parlare d’altro ma che purtroppo questo non è sempre possibile, va ogni volta a sbattere contro queste piccole banalità. L’altra sera durante il medesimo spettacolo teatrale Nori ci ha tenuto a dire al pubblico che lui ha simpatie personali per l’anarchia (come a dire senza dirlo, non chiedetemi di schierarmi che tanto non esistono poteri buoni). Solo che Nori non è De André.






Nel suo cauto incedere geopolitico Nori ha pubblicato qualche tempo fa un paperback molto piacevole in cui mostrava quali e quante parti del suo libro su Anna Achmatova erano state censurate nella versione russa del testo. Già molti anni fa, a sottolineare la distanza inevitabile fra propaganda e realtà oggettiva, Nori raccontava di quando alla fine degli anni 90 era a Mosca e dall’Italia lo chiamavano preoccupati dicendogli “Dice la TV che a Mosca ci sono i carri armati in strada” e lui si affacciava alla finestra per concludere che no, carri armati non se ne vedevano proprio. Il medesimo schema lo ha applicato anche in un breve trafiletto pubblicato qualche giorno fa con grande enfasi su Il Fatto Quotidiano (come noto il giornale più filorusso fra quelli disponibili in Italia) intitolato “Il mio 4 luglio a Pietroburgo dove i raid non si vedono” nel quale spiegava che no lui a Pietroburgo i droni ucraini di cui tutti i media in occidente parlavano non li aveva visti. Il breve articolo termina così:


“Quindi io non escludo che, sabato 4 luglio 2026, siano arrivati dei droni, a Pietroburgo, ma io, e tanti pietroburghesi che ho incontrato, non ce ne siamo accorti.”


Io sono il primo a dire che nessuno dovrebbe essere tirato per la giacchetta, tantomeno gli intellettuali, tantomeno gli scrittori. E non ho neanche grandi aspirazioni che gli autori che leggo e che stimo la pensino come me. Non ho nemmeno grandi curiosità su alcune casualità che potrebbero essere considerate sospette (per esempio l’altra sera mia moglie a teatro osservava “chissà come mai sui crimini del regime russo, sulla morte di Naval’nyj o di Politkovskaja” Nori dai suoi molti palchi non ha mai avuto troppo da dire). Nonostante questo e nonostante la mia sincera curiosità nel provare a indovinare su cosa si basi la logica di sotterranea accettazione del regime di Putin da parte di uno scrittore che stimo, devo dire che un ragionamento logico, organico, completo e privo di piccoli giochetti semantici, nel quale Paolo Nori spieghi la sua relazione non tanto con gli scrittori russi e nemmeno con i cittadini russi ma con la Russia intera, dentro la quale il ruolo del regime ha da decenni un impatto gigantesco che si riflette dentro e fuori il Paese e che non può certo essere ignorato, io non l’ho mai sentito.

E devo dire di essere stato attento, devo dire, da ammiratore di Paolo Nori, di aver ascoltato con attenzione.

3 commenti a “Contro Paolo Nori”

  1. Claudio Gregorio dice:

    In sintesi, Nori la pensa come Di Battista e Conte, ma essendo più accorto e meno motivato di loro non lo dichiara apertamente.

  2. Marco[n] dice:

    Credo che adesso se ne stiano accorgendo anche a S.Pietroburgo, quando vanno a fare la fila al distributore

  3. Mariangela dice:

    Credo che Nori non commenti apertamente per pura convenienza e tenta con la sua voluta ambiguità di giustificarsi ..
    Se parlasse apertamente della Russia di Putin sarebbe quasi sicuramente individuato come ‘ospite indesiderato’ e non potrebbe metterci più piede. E allora addio Gogol’ Maps e tutto il resto!
    PS: anch’io ho seguito Nori con simpatia e ho letto diversi suoi libri, non sono una detrattrice qualunque ..

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