Non so bene chi sia Ultimo. Immagino che sia una di quelle cose che si dicono sempre quando qualcuno è sulla bocca di tutti. Resta in ogni caso la verità. O meglio. So che è un giovane cantante, uno, credo, con molti tatuaggi. So che è stato a Sanremo qualche anno fa con piccole polemiche annesse di cui ora non saprei dire; so, soprattutto, che in questi giorni al suo concerto a Roma sono attese molte migliaia di persone, i media dicono 250.000, alcune delle quali – dicono – accampate davanti ai cancelli da giorni. Lo so perché io ogni giorno leggo i titoli dei giornali online. Finisco per conoscere i nomi di un sacco di cose che non mi interessano, esattamente come Ultimo, ma la mia conoscenza di tutte quelle cose si ferma lì. Ai titoli.
Ultimo però è un cantante e il discrimine principale sulla mia non conoscenza nei suoi confronti non riguarda i titoli di stampa ma il fatto, ben più importante, di non avere mai ascoltato una sua canzone.
In questi giorni mi chiedevo: come è possibile che di un cantante italiano che raduna 250mila persone in uno stadio io non abbia mai ascoltato niente? E la risposta è: perché io da molto tempo ho smesso di ascoltare la radio.
Ho smesso molti anni fa quando, durante gli spostamenti fra casa e lavoro, iniziai a sostituirla con gli audiolibri. Da allora non l’ho più ascoltata, né in auto né altrove; ho anzi iniziato a trovare il suo gracchiare in lontananza sempre più fastidioso e inconcepibile. Sicuramente un problema mio. Le uniche sessioni di ascolto obbligatorio sono nell’ambulatorio del mio dentista, che ha avuto la cattiva idea di mettere un altoparlante con la radio accesa in ogni stanza.
Ora, al di là dei miei gusti e delle mie personali idiosincrasie, oggi pensavo che se ancora ascoltassi la radio io Ultimo almeno un po’ lo conoscerei e avrei ascoltato almeno qualche suo brano. Mi sarei insomma fatto un’idea su di lui.
L’aspetto interessante, che ovviamente non ha nulla a che fare con Ultimo ma riguarda la radio in generale, è che sarebbe stata una conoscenza in qualche maniera obbligatoria, non avrei potuto evitarla. Prima o dopo, a radio accesa, ci sarei andato a sbattere contro.
Magari le canzoni di Ultimo a quel punto mi sarebbero piaciute moltissimo e oggi sarei fra i 250mila a Roma, magari no e appena riconosciute le sue note avrei cambiato canale, ma il punto davvero importante per me è che la radio, a differenza di quello che ho sempre pensato, è oggi per me un media impositivo. Così come lo è ovviamente la TV generalista. Plasma senza chiedere permesso. È in grado di modellare i miei gusti con una silenziosa, implicita e mai riconosciuta carica reazionaria. Le scelte culturali, del resto, sono spesso scelte reazionarie. Molto spesso dietro a simili costruzioni di senso c’è un progetto che da fuori è difficile da riconoscere. Esagero? Forse.
Esistono ovviamente molti canali radiofonici differenti, pareri differenti diffusi nell’etere, come ovunque anche un sacco di spazzatura, e questo tutela in parte l’alone democratico che la radio ha sempre avuto, ma se io oggi, in assoluta buona fede, non so chi sia Ultimo, è perché non ascolto la radio e non guardo la TV. So che esiste un cantante chiamato Ultimo perché leggo i titoli dei giornali ma non ho mai avuto la curiosità di approfondire.
Deleuze diceva che la parola è sporca e la scrittura è pulita e questa sua citazione qui capita abbastanza a proposito. La parola è sporca – diceva il filosofo – perché è fascinazione. Affascinare è una delle molte leve del potere. Radio e TV, ma anche TikTok e un sacco di contenuti online, sono spesso pura fascinazione.
Ma è utile diffidare dei fascinatori? E qui la risposta per conto mio è non lo so. Diffidare dai fascinatori è in qualche modo utile. Si resterà chiusi dentro una bolla personale un po’ stantia ma che, a differenza di quella proposta dai grandi emettitori, avrà i crismi della scelta individuale. Lasciare le persone alle loro curiosità è un lusso che il potere potrà comunque concedersi agevolmente. In ogni caso cinquant’anni dopo Deleuze la parola resta sporca e la scrittura resta in qualche misura pulita. E io non so chi sia Ultimo esattamente per quello. Perché tengo sempre più lontane le parole e resto accanto il più possibile alle cose scritte.



Luglio 5th, 2026 at 20:48
Ricerca su internet:
Con l’espressione “Ultimo il partigiano” si fa comunemente riferimento a Luigi Borghi, il cui nome di battaglia era appunto “Ultimo”. È stato un celebre combattente e comandante del distaccamento Castel Maggiore della 7ª Brigata GAP Gianni Garibaldi, guidando i partigiani negli scontri di Porta Lame a Bologna.
Luglio 7th, 2026 at 14:35
Da boome a boomer. Le canzoni di Ultimo le ho ascoltate, più per interesse antropologico che reale curiosità musicale. Non sono riuscito a memorizzare un verso, una melodia, un titolo. Qual è il catalizzatore di 250.000 persone, che immagino non tutte analfabeti musicali? Boh. Poveri ragazzi, però. Noi avevamo Dalla De Gregori Battiato Finardi Guccini De Andrè etc, questi devono fare con quello che trovano.
Luglio 8th, 2026 at 12:28
la radio è sempre stata un media impositivo, è proprio uno dei fondamenti dell’analisi dei media contenuta in ogni manuale.
farne un articolo nel 2026 stupendosene di ciò significa solo che l’autore vuol fare solo polemica.
brutta cosa la vecchiaia (che è tra l’altro il motivo per cui l’autore non conosce Ultimo).