Il problema dell’egemonia culturale è presto detto. Dopo aver atteso per decenni, il governo Meloni negli ultimi 4 anni ha sostituito ogni ruolo dirigenziale possibile. Un po’ per (quasi) legittimo spoils system, un po’ per odio fino a poco prima a stento represso verso un sistema culturale “de sinistra”, un po’ per sano cipiglio reazionario, razzista e censorio inciso nel proprio DNA. Solo che, quasi sempre, per non dire sempre, il “nuovo”, posizionato sulla tolda di comando dei ministeri, delle istituzioni culturali, dei media, è stato palesemente peggio del vecchio. Meloni, forse, non avendo niente di meglio, ha sdoganato il mediocre ovunque, ha spacciato normalissimi professori di liceo per “grandi italianisti”, ha consegnato le redini della cultura italiana nelle mani di gente che oggettivamente non sapeva cosa farsene. Premiati per pura e semplice fedeltà alla causa. Ora è evidente che non si può costruire un’egemonia culturale nuova a colpi di nomine del genere, così come è evidente che resta sottotraccia il dubbio dei pessimisti, i quali quando osservano la cancellazione di Caterpillar o di Via dei Matti o i CV dei nuovi capi delle istituzioni culturali italiane pensano che il trionfo del pecoreccio e del mediocre non sia una conseguenza ma una strategia. Io onestamente non lo penso. Mi sembra un’idea un po’ troppo raffinata. Se la tua classe dirigente è piena di gente senza qualità, quello che produrrai, in buonissima fede, sarà una nuova egemonia senza qualità. L’indisponibilità per i cittadini di materiale su cui pensare ne sarà una semplice dolorosa conseguenza della quale, per altro, in molti nemmeno si accorgeranno.

3 commenti a “Egemonia culturale”

  1. Massimo dice:

    Seguo molto poco queste cose, e per nulla la televisione. E neppure la radio.

    Quindi chiedo: quali sono queste persone di altissimo livello che sono state fatte fuori dai nuovi barbari? Fazio?

  2. Andrea dice:

    Mantellini si riferisce a ruoli dirigenziali della cultura, partendo dal ministero, i sottosegretari, direttori dei musei, direttori di istituzioni come biennali, triennali, quadriennali, orchestre, enti lirici. Se non segui questi mondi, meglio non intervenire!

  3. Massimo dice:

    Sempre meglio intervenire, così adesso so qualcosa di più.

    Grazie.

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