Viviamo in una condizione di stress persistente — lavorativo, economico, esistenziale — che il capitalismo contemporaneo produce quotidianamente e per la quale cerchiamo sollievo momentaneo nello scrolling, esattamente come le generazioni precedenti cercavano sollievo nella televisione spazzatura. Il design della piattaforma conta, certo, ma conta meno delle condizioni materiali di vita. E riconoscerlo significherebbe spostare il bersaglio dalle scelte di design di Zuckerberg alle scelte politiche che rendono le nostre vite così stressanti da farci desiderare la fuga. Ma questo, evidentemente, è un discorso che non conviene a nessuno — né alle piattaforme, né ai loro accusatori.



Lo straordinario, lungo e molto documentato articolo di Tiziano Bonini su Doppiozero sul perché i social network fanno schifo ma fanno schifo in una maniera molto differente da quella che sembra a noi.

Un commento a “Design e social network”

  1. Marco dice:

    Mi ricorda quel che diceva Riley Blue in Sense8: “Non è la droga che fa un drogato, ma la voglia di scappare dalla realtà”.

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