Matteo Salvini è un politico sui generis. Su qualsiasi questione nella quale decida di cimentarsi prima o dopo colleziona una o più figure di merda dalle quali sarà a quel punto impossibile uscire. Lo sarebbe per chiunque, figuriamoci per lui. Ma il punto non è quello, il punto è che la frequenza e l’intensità di simili sfortunate manifestazioni pubbliche farebbero pensare, farebbero pensare qualsiasi persona normale intendo, qualsiasi persona con una quota media di sale in zucca, che tutto questo non sia casuale, che tutto questo comunicare sia una strategia. Chiamiamola, per semplicità, la strategia del cretino. Sarebbe in effetti un’ipotesi plausibile, dotata anzi di una sua piccola genialità: presidiare la piccola/grande nicchia di quelli che pensano e fanno le medesime cose che Salvini dice e minaccia allo scopo di ottenere i favori dei suoi elettori. Il punto debole di una simile teoria, l’indizio che la rende debole e difficilmente credibile, è che in tanti anni di onorata militanza politica mai si è palesata un’incrinatura, mai un intervallo libero di 5 minuti in cui il castello strategico si sia dissolto e Salvini abbia detto una cosa sensata, una cosa qualsiasi umanamente stimabile. Mai un’interruzione della forza. E questo – purtroppo – rende l’ipotesi della raffinata strategia piuttosto difficile da credere. Come sempre le cose semplici alla fine vincono.
21
Apr



Aprile 21st, 2026 at 21:08
Non attribuire a malizia quello che può essere semplicemente spiegato con la stupidità.