Sono il primo a sostenere che il tema dell’accesso a Internet dei minori sia un problema non più rinviabile. Lo è talmente poco (rinviabile) che un numero considerevole di Stati lo sta affrontando con una certa eccessiva velocità. C’è però un problema, anzi ce ne sono due.
Il primo è che in tutti gli schemi immaginati fino ad oggi la tutela dei minori passerà attraverso l’identificazione di TUTTI e quindi aprirà scenari di controllo del potere sui cittadini mai affrontati prima. Tema delicatissimo che mi pare la politica dei paesi “democratici” stia affrontando con intenzionale leggerezza. Molti altri Paesi, Cina e Russia in testa, questioni del genere nemmeno se le sono mai poste. Stando così le cose le domande, stringi stringi sono due: ci fidiamo del potere? Se un po’ ci fidiamo e un po’ no (che sarebbe la risposta migliore in situazioni di solida democrazia) siamo disposti a mettere a rischio le vite di tutti per tutelare quelle di un gruppo demografico a rischio? Aggiungo alle domande una constatazione importante: il ruolo di garante di alcune libertà individuali che per decenni gli USA hanno oggettivamente avuto, oggi è del tutto decaduto e sprofondato sotto terra.
Il secondo più che un problema è una complicazione. Gli unici argomenti solidi dei difensori più strenui dei diritti digitali dei cittadini (su Wired c’è questo pezzo egregio al riguardo) suggeriscono lo spostamento delle strategie dal controllo all’educazione.
Il problema dei minori in rete esiste, ma va affrontato nel modo giusto. La moderazione dei contenuti può essere spostata verso il lato delle famiglie: filtri locali, classificazione sul dispositivo, regole configurabili per browser e sistemi operativi, liste sottoscritte da soggetti fidati, strumenti di gestione per scuole, comunità e anche gruppi di genitori. Questo approccio ha un pregio: non obbliga l’intero ecosistema della rete a identificare tutti gli utenti per poterne proteggere alcuni. Facilita a chi svolge il compito di genitore di adattare regole al proprio contesto ed ai propri valori educativi.
Ecco, con tutta la stima e la comprensione del mondo: sono passati vent’anni da quando Internet è diventato uno spazio di tutti e l’esperienza ci ha insegnato che uno schema del genere è molto bello e maneggevole ma – semplicemente – non funziona.
Se vogliamo opporci alla più rilevante invasione del potere (che siano i governi i gendarmi o le aziende tech, tre soggetti che ormai si assomigliano molto, non ha molta importanza) direttamente dentro le nostre vite dovremo inventarci qualcosa d’altro.



Aprile 1st, 2026 at 02:37
“god knows what it’s doing to our kids”.
Una volta i genitori lo dicevano dell’LSD, e adesso a app con cui i figli si rincoglionisco senza neppure divertirsi.
Sign o’ the Times.
Aprile 1st, 2026 at 08:06
Le sim intestate ai minori dovrebbero avere i filtri già impostati per legge, ma quanti genitori le intestano a un minore fungendo da tutori? Il Wi-Fi dovrebbe avere già i filtri preimpostati e disattivabili da un adulto per ogni singolo device. È aggirabile, ma anche il controllo per l’età (aggirando il genitore o il sistema) e già immagino genitori fruitori di incredibili quantità di porno nel futuro utilizzati da “skynet” per distruggere la nostra reputazione.
Ciao Massimo
Aprile 1st, 2026 at 09:57
Dove ho visto l’educazione a stare in rete, la cosa ha funzionato bene. Se non si è visto nessun effetto, vuol dire che l’educazione semplicemente non c’è stata.
Aprile 1st, 2026 at 19:07
Ciao Mante. Non è vero che la tutela dei minori passi attraverso l’identificazione di tutti. Potrebbe essere, ma può anche non essere. Nel framework UE non è.
Aprile 1st, 2026 at 22:03
@stefano i sistemi a me noti legati ad DSA mi pare riguardino tutti, ma magari esiste qualcosa che io non so e tu sì