Oggi il Ministro della Cultura Giuli ha firmato gli adeguamenti tariffari della cosiddetta copia privata con grande giubilo di Confindustria cultura (un nome che ho sempre trovato molto curioso) e soprattutto della SIAE. La “copia privata”, che una volta si chiamava “equo compenso” ma forse era troppo anche per la Siae, è un po’ come le accise sulla benzina per la guerra in Abissinia, un prelievo forzoso dalle tasche degli italiani che aumenta i costi di qualsiasi apparecchiatura elettronica. Era una tassa ingiusta quando aveva vagamente senso un decennio fa, oggi è una patetica presa in giro. Dice Wikipedia che dei 600mila euro che il balzello raccoglie nei 28 paesi della UE 2/3 vengono raccolti in Italia. Su Dday, se vi piace farvi del male, tutti i numeri.
25
Feb



Febbraio 26th, 2026 at 00:07
Quando andavo all’universitá, anni 80, misero una tassa sulle risme dei fogli A4 come ‘equo compenso’ agli editori dei cui libri noi facevamo fotocopie a go go.
Febbraio 27th, 2026 at 16:14
Ma una domanda sorge spontanea: dato che il cloud e’ il computer di qualcun altro, non dovrebbe essere stato gia’ pagato l’onere da chi ha comprato il computer?
Altra osservazione: io sono ancora uno di quelli che compra i supporti fisici. Da cui e’ scomparso il bollino SIAE, che fino ad un paio di anni fa serviva a verificare che il CD o DVD o 33 giri fosse originale, almeno nella spiegazione della SIAE.
Poi e’ improvvisamente sparito. A dire il vero, anche prima che si fosse deciso di toglierlo, mi capitava abbastanza spesso comprando sul sito fondato dal sig. Bezos, di ricevere CD e DVD senza bollino, essendo edizioni destinate a mercati esteri.
Se io compro un decoder da un sito francese, che potrebbe essere anche quello del sig. Bezos, dovrei pagare l’eventuale compenso a livello francese. O no?