“Non credo che essere identificato sia un atto che comprime una qualche libertà personale”


Il Ministro dell’Interno Piantedosi, già noto in passato per alcune uscite pubbliche non particolarmente fortunate, pronuncia questa frase in un’intervista dopo che la Digos ha identificato cittadini che a Milano lasciavano un fiore in memoria di Aleksej Navalny.

Tre sono le possibili interpretazioni di un pensiero del genere.

1 – Il Ministro finge.
2 – Il Ministro parla a ruota libera senza capire cosa sta dicendo.
3 – Il Ministro non ci arriva.

8 commenti a “La due o la tre”

  1. Michele dice:

    Il ministro finge di non capire perché non ci arriva

  2. Andrea dice:

    Non è un problema solo del ministro, questo, ma è molto presente in tutta la società.

  3. Andy61 dice:

    Ho fatto il militare in Polizia e temo che sia la cultura che da sempre pervade il Ministero degli Interni per cui qualsiasi espressione politica espressa al di fuori di manifestazioni ufficialmente autorizzate, debba essere identificata e magari messa in archivio perché un giorno potrebbe servire.
    Per questo concordo con @Michele e non pensiamo che dipenda da chi sta a Palazzo Chigi.

  4. Mario dice:

    L’unica risposta ragionevole è la prima. Il ministro finge perchè la vita di un uomo politico e’ quasi sempre solo rappresentazione. e recitazione.Necessaria per conservare la posizione, il potere e/o per acquisirne sempre di più. Voglio fare solo un esempio. Quando Giorgia Meloni nel 2019 disse che la Sea Watch era una nave che doveva essere sequestrata, che l’equipaggio doveva essere arrestato, che gli immigrati che erano a bordo dovevano essere fatti sbarcare e rimpatriati immediatamente e che la nave doveva essere affondata, non era il discorso di una stupida irresponsabile, tutt’altro. Era la recita di una brava attrice che conosce perfettamente il livello civile e culturale del suo pubblico e sa come sollecitarne il consenso. La seconda e la terza ipotesi sono irrealistiche. Che un ministro parli senza sapere cosa sta dicendo o che “non ci arrivi” è possibile ma molto improbabile. Siamo spesso portati a sottovalutare gli avversari politici. E’ comprensibile e consolatorio pensare che gli avversari siano meno intelligenti di noi ma la realtà può essere diversa. Se non altro perchè un ministro è diventato un ministro e noi non se siamo stati capaci (sfido chiunque a dichiarare che non vorrebbe o non sarebbe in grado di essere ministro nel ramo di sua competenza).

  5. Massimo dice:

    Scusami, Mario: davvero pensi che chiunque vorrebbe diventare ministro? Neanche se mi pagassero come un calciatore.

  6. Mario dice:

    Eddai Massimo, non mi dire che non hai mai pensato: “Ah, se ci fossi io al Ministero della Salute…” :)

  7. Massimo dice:

    Proprio no; sono laureato anche io in scienze politiche , ma meno pirla di chi con una simile laurea si è voluto prendere quel ministero.

  8. Carlo dice:

    Non vorrei fare il ministro per nessun motivo al mondo perché lo considero un compito altissimo per cui mi sento assolutamente inadatto, inoltre non sopporterei il peso della responsabilità di decidere per milioni di persone, pur nell’ambito esclusivo di mia competenza.

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