Sono affascinanti i video degli occhiali da sci di Apple indossati dai primi che hanno deciso di acquistarli. Lo sono perché mentre noi li osserviamo (io almeno) consideriamo la possibilità che quella stranezza, quella pratica inedita di gente in metropolitana o sulle strisce pedonali, dentro un negozio o alla guida di un’auto con un ingombrate diaframma ricurvo e specchiato che li separa dal mondo, sia un’anticipazione di un mondo nuovo. Che insomma quello che stiamo provando sia uno stupore destinato nel tempo a rarefarsi sempre di più e diventare normalità.

Sono affascinanti anche perché – esattamente come è accaduto con gli smartphone – ogni tecnologia che diventa dominante e portatile, che si inserisce nel mondo esterno a noi con la propria potenza, riduce il nostro interesse per quel mondo in maniera plateale e diffusa. I telefoni cellulari hanno saputo svilire il mondo in maniera inedita, con grazia e leggerezza; hanno iniziato a contenere sempre maggiori quote della nostra vita spostando i nostri occhi e la nostra attenzione dalla natura allo schermo, dal panorama intorno a noi al panorama dentro di noi.

Gli occhiali da sci di Apple scommettano su un ulteriore incremento di questa forma di trasformazione, di questo passaggio fuori dalla natura. Ciò che vendono più che il progetto (come dicono) di un mondo aumentato è quello di una sua ulteriore sostituzione. Lo fanno, per ora, in maniera goffa e parziale ma il progetto nel lungo periodo è comunque evidente. Ed è quello di un’ulteriore invasione di campo. Forse non è nemmeno un caso che questo avvenga nel momento in cui il campo, il mondo degli oggetti solidi, dell’aria, della pioggia e del vento, vacilla sotto i colpi del cambiamento climatico e dell’inquinamento.

Sono affascinanti i video della gente in giro per New York con gli occhiali da sci di Apple indossati. Gente che cammina per il mondo scegliendo di osservare il mondo non attraverso i propri occhi ma attraverso una sua riproduzione fornita da alcune telecamere montate sulla testa. È attualmente impossibile non pensare che questa sia una metafora sufficientemente potente non solo di come – sciagurati che siamo – vorremo il nostro mondo domani, ma anche di come – in alternativa – intenderemo difenderci dalla sua rapida caduta.

2 commenti a “Fuori dalla natura”

  1. Mario dice:

    Domani lunedì Apple metterà in vendita il nuovo collare per cani Idog. Avrà la telecamera a infrarossi, il collegamento Internet, la localizzazione antismarrimento, il chip con la mappa mondiale delle cliniche veterinarie, l’impronta digitalizzata della zampa per prelevare hot dog dai distributori autorizzati e l’inceneritore automatico della cacca. Martedì milioni di deficienti si metteranno in fila alle cinque di mattina per acquistare a 1000 dollari un Idog da esibire a passeggio con Fido il giorno dopo. Mercoledì qualcuno giudicherà tutto questo affascinante.

  2. Massimo dice:

    LOL, grandissimo!

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