Che Beppe Grillo e il suo movimento politico abbiano peggiorato l’Italia non è un’opinione, è un dato di fatto. Un altro dato di fatto è che il ventre molle dell’Italia era lì ben felice e pronto a farsi peggiorare.

Nel momento in cui il linguaggio ed i gesti del comico sono traslocati dall’intrattenimento in teatro alla politica attiva il processo di imbarbarimento della politica, che era già silenziosamente in corso da tempo, è diventato palese. Anzi peggio: si è fatto orgogliosamente palese tanto che più di un commentatore ha scambiato una simile spazzatura populista per una forma di “innovazione”.

L’aspetto più rilevante di Grillo, del comico di successo Beppe Grillo paracadutato prima con grande entusiasmo poi suo malgrado in politica, non è stato tanto il suo abito reazionario (l’abito reazionario di Grillo è un altro dato di fatto, così come reazionario è il sentimento che accomuna moltissimi italiani fin da prima di Mussolini) quanto questa idea di suprema raffinazione del ruolo della politica in faccenda facilmente gestibile nel tinello della casa di ciascuno di noi. Il tinello di casa propria come rimedio per le ruberie e le indecenze della politica, nella presunzione che la mediocrità della classe politica fosse un semplice colpo di stato in cui i peggiori prendono il potere e non – al contrario – il risultato abbastanza esatto della qualità del nostro pensiero nelle nostre città, dentro i nostri tinelli.

Tutto questo equivocare, tutto questo sbagliare bersaglio potrà ovviamente essere spiegato con la medesima chiave dietrologica che lo stesso Grillo ci ha così tante volte proposto e cioè che la nascita dei Cinque Stelle sia stata non il risultato di un sogno di partecipazione democratica ma un’interpretazione inedita (e a questo punto da applausi per originalità ed efficenza) di scalata al potere da parte di un ristretto gruppo di persone, rapidamente (e opportunamente) circondatisi di una vasta platea di mezze calzette utili alla causa: la nascita di una nuova oligarchia spiegata ai moltissimi che ci hanno creduto in forma di nuovo movimento di liberi cittadini.

In ogni caso – comunque siano davvero andate le cose – non ci sono dubbi che Beppe Grillo abbia peggiorato l’Italia e non ci potrà essere di consolazione il fatto che – subito dopo di lui – altri impresentabili si siano fatti largo con metodi diversissimi ma per molti versi simili anche in nazioni con un tasso democratico storicamente meno compromesso del nostro.

Viene il sospetto che i tinelli del mondo in qualche maniera si somiglino tutti.


p.s. non ho visto l’intervista, ho solo letto il titolo, come ogni cittadino che si rispetti.

2 commenti a “Peggiorare l’Italia”

  1. Guido Gonzato dice:

    In sintesi:

    “Uno è per me diecimila, se è il migliore” – Eraclito

    “Uno vale uno” – Beppe Grillo

    Inutile dire chi aveva ragione.

  2. Wile Coyote dice:

    Giuseppe Grillo detto Beppe, il quale si professa “comico”, in effetti comico lo è. Ma io ho il dubbio che la sua vera comicità sia in lui del tutto inconsapevole.

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