Ho visto su Raiplay questa meravigliosa puntata di Match, un programma TV del 1977 condotto da Alberto Arbasino con Mario Monicelli e Nanni Moretti. L’ho incrociato grazie alla newsletter di Giovanni Zagni Incertezze che vi consiglio. Di questo programma TV di quasi cinquant’anni fa mi colpiscono molte cose, provo ad elencarne alcune.

– la nuvola di fumo. Tutti fumano, furiosamente: accanto al pubblico e agli ospiti ci sono quegli enormi e orribili posacenere da terra in metallo.

– Il format del programma è quello del litigio, due ospiti contrapposti invitati esplicitamente a polemizzare (Arbasino ammonisce: “Vorrei che la conversazione fosse il più possibile polemica”). Ma le persone coinvolte sono educate e la discussione scorre tranquilla e rilassata, al massimo con qualche sottile ironia. Andasse in onda oggi si prenderebbero a mazzate sui denti dopo 30 secondi.

– Arbasino è interessante ma prolisso e noiosetto.

– Lo spirito del sessantotto è molto presente, le rivendicazioni femministe subito in prima fila. La moda dei tempi fragorosamente esposta.

Monicelli ha lo sguardo (e l’eloquio) affilatissimo, Moretti, che a quei tempi aveva girato solo “Io sono un autarchico” e stava lavorando a “Ecce Bombo”, ha le Clarks e soprattutto 24 anni. Anche in questo una vistosa rottura degli schemi che poi si è rapidamente ricomposta, nessun regista esordiente di 24 anni viene invitato in TV oggi. Ma erano altri tempi e l’attenzione verso il mondo che cambia era allora molto forte. Poi lentamente si sono tutti trasformati nei “soliti stronzi” (copyright Arbasino).

– Il pubblico parla con gli ospiti liberamente, in un’inversione dagli schemi intenzionale, interrompendoli ed esprimendo pareri (ma anche il pubblico è educato e moderato, oggi sarebbe impossibile), una parte del pubblico è comunque composto da addetti ai lavori, per esempio in prima fila a discutere con Monicelli e Moretti c’è Vincenzo Cerami.

A un certo punto Monicelli dice che il grande cinema americano di Hollywood è alla fine, mai previsione si è rivelata più sbagliata.

Nella discussione si citano altri giovani registi (Coppola, Scorsese, il giovane Spielberg che ha appena girato “Lo squalo”) sentirli citati oggi come esordienti fa un po’ impressione.

Moretti dice che a lui De Niro piace.


Un commento a “Monicelli, Moretti e il tempo che è passato”

  1. Watkin dice:

    Beh in un certo senso è vero che “il grande cinema americano di Hollywood” è alla fine, un certo cinema, quello classico dello studio system. Il cinema americano si rinnoverà, grazie soprattutto ai registi citati in fondo, ma sarà un altro