Il tratto più evidente di questa prima parte di campagna elettorale è l’intenso lavorio delle segreterie sulle alleanze. Un impegno talmente intenso da non aver lasciato spazio ad altro. Praticamente da settimane i partiti parlano, fra loro e con i media, esclusivamente di “poltrone” (date al termine il significato che vi pare, non necessariamente dispregiativo). Lo richiede un sistema elettorale complicato e ridicolo, dicono. Un sistema che non piace a nessuno, che non a caso prende il nome da un mediocre e azzeccagarbuglioso politico di IV, ex PD.

Leggo oggi al proposito una tenera dichiarazione di Gianni Cuperlo che prova a tranquillizzarci. Dice il vaporoso Gianni: tranquilli, cari elettori, da domani parleremo di grandi temi, di diritti, di lavoro, di solidarietà. Le solite cose, insomma, con la novità di “da domani”.

I grandi temi della politica sono finiti talmente sotto lo zerbino che tutta la campagna di alleanze del centro-sinistra è stata impostata da Enrico Letta provando ad escluderli e proponendo accordi tecnici a chiunque passasse da quelle parti. Quasi chiunque, chiunque tranne il M5S, perché anche al ridicolo – avrà pensato il tenero Letta – ci dovrà pur essere un limite.

Come sappiamo in ogni caso non è andata benissimo. Tuttavia, anche a quelli che hanno creduto alle balle di Calenda sui programmi che devono venire prima delle alleanze, sarà forse il caso di ricordare che negli ultimi decenni non è mai andata così. Il campo largo c’è sempre stato, fin dai tempi del patetico “ma anche” veltroniano. Il campo è largo da sempre: per la banale ragione che del campo, alla politica italiana, nel suo quasi complesso, non interessa granché. La campagna elettorale di agosto – e questo è forse uno dei suoi pregi maggiori – lo sta raccontando molto chiaramente.

2 commenti a “Volando come vola il tacchino”

  1. Simone dice:

    eh, quindi?

  2. Mariano dice:

    Votare sarà difficile

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