Oggi ho seguito, come da tradizione e antico vizio, la messa laica di Cupertino. Solito odore di plastica e di filmetto alla Austin Power da quando i keynote, per una ragione o per l’altra, sono diventati un evento senza pubblico e registrato dentro ambientazioni improbabili: ma questo è il meno. Permane in me, ormai da molti anni, la sensazione che Apple abbia del tutto smarrito la connessione con il suo pubblico di affezionati. Poiché il pensiero laterale non è da tutti Apple da tempo sforna computer (e telefoni e altri aggeggi) sempre più veloci e performanti ma costantemente sprovvisti di quel risvolto sentimentale che li connetteva tanto profondamente ai loro utilizzatori. Negli anni l’industria è rimasta salda e ben orientata: il genio è scomparso.

Un solo esempio, forse il più evidente. Il nuovo “interamente ridisegnato” Macbook Air, una specie di macchina generazionale per moltissime persone in tutto il mondo, “tecnologia all’incrocio con le arti liberali” (come disse Jobs una volta spiegando cosa fosse la tecnologia Apple per lui), pesa poche decine di grammi meno del modello precedente. Dai tempi di Jobs l’Air da 13 pesa circa 1.3 kg. Oggi potrebbe pesare molto meno se solo lo si volesse.

La macchina presentata oggi sembra bellissima, il processore veloce, la batteria fantastica, la risoluzione fenomenale, ma il Macbook Air si chiamava Air non a caso. Quando usci nel 2008 pesava 1.4 kg, il Macbook Pro pesava a quei tempi quasi un kg in più. E nel 2011 fu presentata una versione da 11 pollici che pesava anche meno (1,08 kg): tanto per chiarire che il tema “culturale” dell’Air era la portabilità molto prima di tutto il resto. Lì era l’anima dell’intera operazione.

Un’anima che nel tempo Apple ha abbandonato o semplicemente ha smesso di riconoscere.

7 commenti a “Il genio è scomparso”

  1. Fulvio dice:

    Comprendo e condivido quanto scrivi, Mante. Credo di non andare lontano dalla verità dicendo che “l’anima Apple” se ne sia andata via insieme a Sir Jonathan Ive.

  2. ale dice:

    tristemente siam ripiombati al modello evolutivo nokia con lo snake con 256 colori

  3. MB dice:

    eppure la spesa per ricerca e sviluppo dal 2003 è sempre aumentata arrivando all’8% delle entrate totali

    (l’Italia spende meno del 2%)

    a parte qualcosa con Chrome OS (ma è un smartphone con tastiera e schermo grande) l’offerta sembra essere completamente ferma se confrontata con gli scatti tecnologici del passato, sembra esaurirsi la cultura dell’innovazione tecnologica

    un caso economico strano e interessante: qual’è la causa? a mancare non è certo la concorrenza visto l’affermarsi di produttori asiatici non solo cinesi. Nemmeno il costo del lavoro, lo schiavismo Apple nei confronti dei lavoratori cinesi visto che i profitti sono sempre alti.

    E quindi una preoccupazione: la mancanza di inventiva non si sta per caso trasformando in pericoloso diversivo e in guerra aperta alla Cina? Sarebbe un tragico epilogo

  4. Signor Smith dice:

    “…Apple abbia del tutto smarrito la connessione con il suo pubblico di affezionati”
    Una volta, oramai siamo solo un gruppo di reduci rassegnati… ci domandiamo se, avessimo ancora 20 anni, faremmo davvero tutte quelle “collaborazioni” con cui riempiono i video promozionali, od useremmo tutte quelle features che funzionano bene solo in USA, con le loro reti…
    Il loro genio era in cose come questa: https://www.melamorsicata.it/wp-content/uploads/2009/03/ipod-shuffle-3g.jpg

  5. Matteo dice:

    Cercando di rimanere sull’argomento tecnico, penso che il prodotto di Apple per chi vuole poco peso sia l’iPad. La versione Air, sia del MacBook che dell’iPad, è semplicemente la versione più economica, non Pro. I vari modelli di iPad coprono una gamma di pesi fino ad arrivare al 12.9″ che con tastiera pesa più del MacBook Air.
    Non sono convinto che potrebbe tutto pesare molto meno se si volesse: l’iPad per pesare così poco è fragilissimo e rischia continuamente di piegarsi.

    Un commento invece riguardo alla tematica generale della scomparsa del genio. In tutti i tuoi recenti commenti alle “messe laiche” mi sembra che ritorni in varie forme questo tema, e spesso il tuo tono sembra quello di chi rimpiange i bei tempi andati. Tanto che nei commenti si ritrovano lettori che condividono questo sentimento, che appiattisce tutto sulla nostalgia. Non credo sia necessario abbandonarcisi: anche tra i commentatori più giovani e con pubblico giovane, ad esempio su YouTube, vedo parlare del tema del rallentamento dell’innovazione dell’era degli smartphone o dei computer che prima sembravano dover sparire ed invece sono rimasti qui ed identici a prima.

    Questo per dire che penso ci sia molto di più da dire e da raccontare di questa fase dello sviluppo tecnologico. L’anima del MacBook Air è morta da parecchio, l’anima dell’iPad è stata chiara per un po’ ma sta iniziando a sparire pure quella (mi riferisco al nuovo aggiornamento che ci introduce una modalità pseudo-desktop con monitor esterno), ed intravedere qualcosa è difficile ed interessante.

  6. massimo mantellini dice:

    Grazie Matteo dei commenti. Certo l’idea di Apple è stata fin dall’inizio, ben chiaramente esplicitata perfino nelle sue campagne promozionali, quella di sostituire i portatili con l’iPad. Una delle molte stupidaggini secondo me dell’era post Jobs. Quando si sono accorti che un iPad non poteva fare le stesse cose di un notebook e che il mercato era tutt’altro che morto hanno iniziato a trasformare iPad in un mezzo mac. Sulla parte nostalgica sfondi una porta aperta. So benissimo che i miei giudizi su Apple sfiorano un abbandono senile e infatti li trovi qui in un vecchio blog personale e non altrove. Molto banalmente trovo che quel periodo di innovazione fosse eccitante e quello che accade ora sia barboso. Ma so benissimo che si tratta di me ;) . detto questo l’ida di Jobs di sposare tecnologia e arti liberali non è stata più percorsa da nessuno e questo è un vero peccato. saluti.

  7. MB dice:

    o forse un peccato originale, non tanto il non aver saputo coltivare e custodire uno dei giardini d’idee a Palo Alto Research Center di XEROX, penso anzi che l’abbiano poi coltivato in modo intensivo e spremuto, ma forse il non aver saputo ricreare le condizioni della nascita di altri Palo Alto Research Center, probabilmente non hanno colto quell’aspetto culturale: non solo l’aspetto nostalgico (anche efficace dal punto di vista commerciale e promozionale), ma l’aver perso qualcosa per strada, non sapere più da dove ricominciare, uno spaesamento. Ma mi rendo conto che questo processo può riguardare tutte le imprese innovative ed è giunto il momento di guardare altrove

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