Essendo la medicina un compendio degli errori successivi e contraddittori dei medici, appellandosi ai migliori di essi si hanno ottime probabilità d’implorare una verità che sarà riconosciuta falsa qualche anno dopo. Dimodoché credere alla medicina sarebbe la suprema follia, se non credervi non ne fosse una ancor più grande, giacché da questo accumulo di errori sono scaturite alla lunga alcune verità.


Dice Proust che non abbiamo alternative al credere alla suprema follia della medicina, che si muove – necessariamente – di errore in errore. E dipendesse da me questa frase tratta da I Guermantes potrebbe chiudere molte delle discussioni che attraversano il mondo da un paio d’anni a questa parte. Nulla è infatti più ridicolo dello stigmatizzare gli errori degli scienziati e in questo caso dei medici di fronte alle incertezze di una nuova malattia. Chiunque decida di farlo, amatore da social network o filosofo sulla via del pensionamento, più che stigmatizzare la debolezza altrui stigmatizzerà la propria.

Ricordo bene che in una videoconferenza privata fra medici dei vari ospedali della mia regione alle prese con la prima ondata di Covid all’inizio del 2020 uno dei più bravi infettivologi che abbiamo, forse il più bravo, disse che forse era il caso di inondare la popolazione di compresse di idrossiclorochina, da consegnare ai cittadini porta a porta. Ora sappiamo che sarebbe stato inutile, e certamente qualche idiota patentato ospite in qualche talk show televisivo potrebbe oggi provare a ricordare una simile posizione come il segno di una chiara inaffidabilità. Tuttavia i pochissimi dati scientifici di allora, in un momento in cui non c’era tempo per stare troppo a pensare e a sperimentare, indicavano quello. La scienza è fatta così: procede di errore in errore. Mentre li accumula, mentre li registra mettendoli uno in fila uno dopo l’altro, produce qualche verità. Abbiamo soluzioni migliori? No, non le abbiamo, lo sapeva già Marcel Proust oltre un secolo fa e da allora le cose non sono cambiate.

Mentre scrivo l’Europa intera si sta paralizzando (di nuovo) per colpa della variante omicron. L’Olanda questa sera ha annunciato un mese di lockdown duro (li ricordate i nostri politici peggiori che dicevano “mai più lockdown”?) altri Paesi verosimilmente seguiranno: le frontiere si chiudono, gli ospedali si riempiono. Siamo vaccinati, se Dio vuole, due, tre volte, altre vaccinazioni seguiranno, alcuni farmaci nuovi arriveranno ma ormai da un po’ di tempo è chiaro che la pandemia non è finita.

Quando a inizio 2020 ascoltavo le previsioni degli esperti su quando sarebbe terminato questo disastro i più cauti dicevano “quando avremo un vaccino”, altri (ricordo benissimo un’intervista di Fauci) vagheggiavano la seconda metà del 2021. A me sembravano tempi lontanissimi. Il 2021 nel frattempo è finito e la pandemia è ancora qui. Gli stessi che a quei tempi dicevano che ci stavamo preoccupando del nulla oggi sottolineano con un certo compiacimento i fallimenti delle misure che fino ad oggi – di errore in errore – avevamo immaginato come risolutive. La nostra vita non è tornata “normale” ed i cretini – come se non bastasse – fanno la voce grossa.

Però è un dato di fatto che avevamo delle umanissime speranze di restituzione, che le affidavamo alla scienza e che l’intervallo orribile che i vaccini e i farmaci avrebbero dovuto interrompere, è al momento ancora in corso.

Nel frattempo credere alla medicina resta l’unica suprema follia a nostra disposizione: alla lunga alcune verità scaturiranno.


4 commenti a “La medicina come suprema follia”

  1. Economia Italia dice:

    Vero.
    ma la medicina è scienza e la scienza è basata sui numeri.

    Noi esseri umani invece siamo spinti più che altro dalle emozioni, emozioni che possono essere reindirizzate dalla logica.

    ma anche la logica va a farsi benedire dopo 2 anni ed altri lockdown sarebbero inaccettabili, nonostante ci siano tutte le ragioni scientifiche possibili.

    Quindi meglio ad iniziare a far parlare la filosofia, la parte che comanda la logica e che magari potrebbe farci accettare l’ineluttabilità della morte e di una vita con dei rischi, e non con un “presunto rischio zero” che non è ,mai esistito se non nei talk-show.

  2. Bragadin dice:

    Caro Massimo (mi pare di ricordare che in un’altra occasione hai detto che questo tono va benissimo)

    È vero, la medicina e la scienza procedono di errore in errore. E tuttavia questa umile frase mi sembra faccia (molto) a pugni con la sicumera di molte delle c.d. “virostar” da talk show, inoltre non depongono certo a favore delle suddette “virostar” gli insulti che alcune di esse hanno rivolto, più o meno gratuitamente, ad una parte degli italiani. Se una persona ha torto non la si insulta, gli si spiega, almeno la prima volta, il perché e il percome lasciando poi il tempo di riflettere.
    Si ha anche l’impressione, dopo quasi due anni, che questo sottolineare il fatto di procedere di errore in errore sia in qualche modo un tentativo di assolvere chi, di volta in volta, ha dispensato, sempre con la sicumera di cui sopra, consigli che sembravano ordini e ordini che sembravano consigli.
    Certo, si può dire che l’umana debolezza spinge a questo ed altro, però non si può, giusto per fare un esempio, fare alcune scelte con la motivazione di non intasare gli ospedali, detto dalle stesse persone che hanno contribuito a diminuire la spesa sanitaria con la scusa che è spesa pubblica improduttiva (so che non c’è bisogno di dirlo ma sto semplificando, e anche qui spero non ci sia bisogno di fare citazioni).

    Per finire l’accanimento (posso usare questo termine?) con cui si è spinto verso un’unica soluzione magnificandone la sicurezza e le potenzialità, alla luce delle recenti notizie nelle quali si paventano nuovi inasprimenti (per “salvare” che cosa? Il Natale? Capodanno? A scelta?) risulta molto… come dire, ambiguo? Sospetto? Equivoco? Non so, io non mi esprimo ma lascio a te e a chi legge la scelta del termine.

    Grazie per l’ospitalità

    Bragadin (non quello di twitter)

  3. Albert Einstein dice:

    Albert Einstein
    Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi

  4. il nano dice:

    Guardi che quello che chi evidenzia gli errori dei videoscienziati vuole sottolineare non è l’incompetenza degli stessi o dei membri del CTS quanto la protervia e la falsa sicurezza con la quale enunciavano coram populo verità assolute su una serie di problemi sui quali, come lei correttamente ricorda, non si sapeva in realtà abbastanza.

    Ricordo quello dalle cui labbra molti ancora adesso pendono escludere a gennaio 2020 che il virus potesse arrivare in Italia.

    Non ho tempo e voglia di andare a cercare ma ricordo benissimo che molti di loro promettevano l’immunità di gregge a inizio campagna vaccinale se si raggiungeva il 70/80% di vaccinati. Era espresso come una verità indiscutibile, una certezza, chi si fosse permesso di metterla in discussione sarebbe stato blastato dalla virostar famosa per le sue abilità in materia.

    Non ricordo nessuno che abbia ammesso i propri errori o che dopo l’ennesimo cambio di versione abbia espresso ipotesi invece di verità. Anche adesso quando parlano di vaccini ai bambini o di danni collaterali (anzi, no, non ne parlano, dicono solo che sono trascurabili) espongono le ennesime certezze.

    Proprio perché la scienza e la medicina procedono per errori chi spaccia ogni giorno una verità differente non merita rispetto.

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