Ho osservato da lontano la polemica social su Pietro Castellitto e il Vietnam, nata da un’intervista dello stesso Castellitto jr. a Teresa Ciabatti sull’inserto del Corriere della Sera Sette. Non so nulla del riferito genio multiforme di Castellitto, non ho mai visto un suo film né letto nulla di ciò che ha scritto.

(Sul grande talento improvvisamente rivelato dei figli d’arte invocherei le usuali cautele che vanno adottate in casi del genere ma questo è tutto un altro discorso).

Sulla polemica nata dalla sua frase sulla similitudine fra il crescere a Roma Nord (qualsiasi cosa significhi Roma Nord per chi non è di Roma) come in Vietnam invece un piccolo punto di vista ce l’ho.

Gli amici del giovane regista/scrittore hanno immediatamente fatto notare che prendere alla lettera una frase del genere è una cretinata. Nulla da dire: sono d’accordo.

(È comunque curioso notare come in questi casi si crei una sorta di barricata sociale fra gli illuminati intellettuali che auspicano il rispetto del contesto e i cretini-falliti-invidiosi da social che ignorano la raccomandazione, ma anche questo è un altro discorso).

Un pezzo interessante al riguardo è quello di Pigi Battista su Huffington Post nel quale, in difesa di Castellitto jr. Battista parla di “letteralismo” (sostantivo semi-inventato derivato dall’aggettivo “letterale”) per riferirsi al vizio degli “indignati” di riferirsi ai singoli termini ignorandone il contesto. Proclama, Battista, che il letteralismo sui social è “la fine dell’ironia”.

Si tratta di un punto di vista stimabile che però è solo metà, anzi forse un terzo, dell’intera questione. Gli altri due punti sono questi:

1- Lasciando da parte le cattiverie e le offese che non ci piacciono e non servono mai, partendo dall’analisi sarcastica di una frase del genere sui social nascono continuamente piccole perle di ironia, catene di senso e commenti che vivono di vita propria. Molte delle cose ironiche e divertenti che ho letto e visto su “Roma Nord che è un Vietnam” sgorgano autenticamente in quel luogo principe dell’elaborazione culturale leggera che sono oggi i social, luogo nel quale tutti, intellettuali compresi, si abbeverano in continuazione, tranne poi dedicarvi pensosi editoriali di scherno.

2- L’antica frase morettiana sulle parole che sono importanti resta sempre valida ed oggi sembra esserlo perfino di più. Mi spiace dirlo ma il linguaggio descrive talvolta con grande precisione (altre volte per nulla) il carattere di chi lo utilizza. Esistono molte ottime ragioni per NON usare una frase del genere: chi decide di utilizzarla o lo fa per un infortunio che con le parole può sempre capitare, oppure mentre le utilizza dice a chi lo ascolta cose di sé. La scelta dei termini, specie quando è insistita e pubblica, ben difficilmente è casuale. Quando Grillo proclama il Vaffanculo day o lo Tsunami tour dice cose di se stesso che, anche con il senno di poi, sono di un’esattezza millimetrica. Non ho idea se sia questo il caso di Castellitto jr. ma le parole, i tic lingustici, le metafore utilizzate (ricordate quelle folgoranti dell’immobiliarista Ricucci?) non sono quasi mai bazzecole.


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