Preferisco sbagliarmi per ingenuità (ma non credo di sbagliarmi) e dire che l’impegno politico di Chiara Ferragni e Fedez, qualsiasi esso sia e in qualsiasi forma si manifesti, è una scelta autentica e naturale che fa loro onore.

A differenza delle convinzioni o delle prese di posizione politiche mie o di chi mi sta leggendo, il punto di vista di soggetti che hanno una vasta platea mediatica avrà un peso: ciò che pensano e dicono Ferragni e Fedez delle questioni sul tavolo sarà in grado di spostare una parte di opinione pubblica. A tale proposito ecco una bella foto di Fedez con Marco Cappato, una delle persone migliori della politica italiana.




È altrettanto vero che ciascuno di noi avrà idee simili o differenti a quelle della coppia ma non sarebbe onesto non sottolineare che molte delle uscite di Fedez e Ferragni su Instagram o Twitter mostrano, assieme alla loro autenticità, anche alcuni tratti semplificatori e grossolani. Non sarebbe nemmeno il caso di sottolinearlo, quei tratti sono spesso comuni a tutti noi, li ascoltiamo ogni giorno al bar o sui social, espressi in genere con un tono assai più greve. In genere li associamo all’essere stanchi di fronte ad una politica di farabutti. Ecco, perfino quest’ultima frase riassume – come vedete – quei toni. Intendo rinnegarla? Direi di no.

Contemporaneamente usciamo – per così dire – scottati da un’esperienza recente, l’enorme fuoco fatuo del populismo grillino che ha perturbato l’ambiente politico italiano nell’ultimo decennio: così essere minimamente preoccupati per un influencer (volevo evitare la brutta parola ma non ci sono riuscito) che dice che i politici fanno tutti schifo sembra essere piuttosto lecito.

In ogni caso non era questo il punto di cui volevo dire. Il punto è che l’opinione pubblica dei cittadini sui temi della politica va presa per quello che è, vale a dire un punto di vista mediamente disinformato e semplificatorio. E questo perché la leggerezza dell’essere cittadini ci tiene lontani dalla complessità delle cose della politica, dalle difficoltà e dai barocchismi che comporta, dallo spazio gigantesco fra desiderio e attuazione di un’idea. Tutte cose che mediamente io non so, chi mi sta leggendo non sa e Ferragni e Fedez non sanno. Non c’è nulla di assolutorio in tutto questo, la bassa risoluzione della politica negli ambienti digitali riguarda prima di tutto i cittadini che ne discutono e solo di conseguenza i politici che la applicano.

Quello che sembrerebbe necessario è che simili ambiti rimangano chiaramente delineati: da una parte i cittadini che discutono ed esprimono opinioni, dall’altra i politici che quelle opinioni ascoltano e provano a trasformare in decisioni. Così quando Matteo Renzi sfida Chiara Ferragni ad un confronto pubblico fa due cose in una, entrambe furbette e un po’ patetiche. Prova a sfruttare ogni contesto, perfino le lecite parole di una cittadina, per guadagnare personale visibilità e soprattutto sancisce una identità di territorio fra chi decide e chi è l’oggetto di simili decisioni. Lo fa nell’unico linguaggio che la politica italiana oggi pratica con convinzione, vale a dire quella della discussione pubblica a parole, separata da ogni responsabilità e da ogni fatto. Una discussione che sarà tutta costruita con verbi al futuro (faremo questo, faremo quello) e che si è scavata negli anni un confortevole alveo di visibilità sui media. Un luogo caldo nel quale perpetua sé stessa senza che nessuno sia in grado di disturbarla. Un luogo nel quale i vari Renzi, Salvini, Letta, Meloni, Di Maio ecc. hanno a disposizione una piccola palestra nella quale modellare loro stessi ed i loro muscoli: senza dire niente e senza pagar pegno.

Da quelle parti l’impudenza della politica – che Ferragni descrive grossolanamente – ha saputo costruire una sorta di realtà parallela della quale i cittadini vedono con chiarezza gli effetti, senza avere la forza o la capacità di scegliere alternative migliori e limitandosi ogni volta a cavalcare le più varie istanze di generico cambiamento che il Grillo di turno verrà a proporre.

Solo che quello non è il mondo e servirebbe un passo in più per uscire una volta per tutte da questo patetico teatrino.

5 commenti a “Quella politica non è il mondo”

  1. Bragadin dice:

    Caro Massimo, ieri avevo postato un veloce commento che voleva essere anche ironico (spero sia ancora permesso), poco dopo è apparso un altro commento, non ricordo di chi, che forse voleva sgridarmi, e poi alla fine sono spariti tutti e due.
    Certo, da padrone di casa sul tuo blog puoi fare quello che vuoi, immagino che la cancellazione sia dovuta al voler tenere un livello se non “alto” almeno “medio” al blog e ai commenti.
    Tuttavia che cosa si dovrebbe commentare ad un post politico? È vero che Ferragni e Fedez hanno un seguito che può spostare (forse) voti, ma ne siamo proprio sicuri? Non è che magari il loro pubblico, su questioni che vanno al di là delle canzoni e della moda, non li segua proprio?
    Perché un fan di Fedez (uno che ascolta le canzoni di Fedez) dovrebbe pensarla come lui su un qualsiasi tema sociale o civile?
    Io ho come l’impressione che tutto questo sia come una versione moderna dei “circenses” buoni come passatempo per il popolo che così non sta troppo a pensare da dove (e come) arrivano i soldi per il “panem”
    E l’elenco dei “circenses” è molto lungo.

    Bragadin

  2. massimo mantellini dice:

    Bragadin, mettiamola così, il tuo commento ancorché innocuo non aggiungeva nulla alla discussione e il commento successivo era spiacevole nei tuoi confronti. Cancellarli entrambi mi è parsa l’idea più saggia.

  3. Bruno Anastasi dice:

    in effetti, cancellare entrambi i commenti antagonisti, quando il primo esprimeva (se non ricordo male) un garbatissimo sconcerto per un’affermazione del blogger – “Marco Cappato, una delle persone migliori della politica italiana” – mentre il secondo (che non ho fatto in tempo a leggere) era “spiacevole” verso l’autore del primo, configura una china editoriale che mi lascia perplesso … per quanto insignificante, forse si poteva lasciare il primo (un parere legittimo, per quanto opinabile) e rimuovere il secondo (un attacco gratuito) … stima immutata per l’autore di libri M. Mantellini

  4. massimo mantellini dice:

    Capisco il punto Bruno,
    in realtà il primo commento era innocuo ma anche privo di contenuto, con in più un accenno alla mia stima per Cappato del tipo “ma sei ironico”, che è la forma adatta per scatenare discussioni bifronte come quella poi avvenuta. A parte questo dopo molti anni di lassismo da parte mia ;) da un po’ nei commenti di questo blog vale il concetto che se hai punti di vista da esporre (anche su Cappato al limite) sei benvenuti ma tutto il resto lo cancello.

  5. Michele dice:

    Scusate,
    sono l’autore del secondo commento, mi rendo conto di aver usato dei toni sbagliati, ma come commentare verso chi sostiene che Marco Cappato non sia un POLITICO che in questo paese ha contribuito ad elevare la politica ad un senso di civiltà, scrivere “ma sei ironico” secondo il mio parere, è non avere l’idea di cosa sia successo in Italia negl’ultimi vent’anni sui diritti del fine vita, libertà di coscienza e quant’altro, basta leggere le storie di Eluana, Luca e Piergiorgio. Per il resto concordo con la rimozione dei post.

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