Vecchi di Sandra Petrignani è uno dei libri più belli (e più tristi) fra quelli che mi è capitato di leggere ultimamente. È un libro pubblicato nel 1994 da Theoria e ripubblicato da Baldini e Castoldi nel 1999, attualmente non in commercio e difficile da trovare. Mi è venuta voglia di ricopiare qui di seguito una delle storie che contiene. Spero che l’autrice mi perdonerà.

Ne combino, io, ne combino di bige, ma mi lasciano stare. Anche la polizia ha paura di me. Il vicolo dove sto io lo chiamano “il vicolo di Vasco” perché Vasco è il mio nome. Quanti anni ho, non lo so. Tanti, ma non sono mica come quei vecchi bavosi dell’ospizio, vecchiacci rincoglioniti. Guido il mio furgoncino, ho il mio cane che guai a chi me lo tocca. Sul furgoncino ci ho messo la campanella così tutti sanno che arriva Vasco. A Natale metto le luci intermittenti colorate, il vicolo è mio. A me non mi beccano quelli dell’ospizio.
Il comune mi aveva messo al Leon Bianco, un albergaccio di quarta categoria. Ho fatto casino e sono tornato qua, al mio tugurio. Morirò qui, guai a chi mi tocca a me. Nel quartiere ci sono i buoni e ci sono i cattivi. Quelli buoni mi offrono sempre qualcosa al bar la mattina, se no guai a loro. Ai cattivi ci penso io: gli metto la spazzatura davanti alla porta. Gli fo il falò sotto casa e la nevicata di polistirolo.
E va beh, ho ottantasei anni. Vivo alla giornata. Prendo gli avanzi dal ristorante, il pane secco dalla mensa degli studenti. Io riciclo tutto. Raccolgo gli stracci. Mi prendo le cose che la gente scorda in giro, le bici negli androni. Che una volta una è venuta qui e ha detto: e questa bici? E io: ti garba? E lei: Vasco questa bici è mia. E va beh, mi dai qualcosa lo stesso e io te la rendo.
Insomma la vita è dura per tutti, per me lo è sempre stata. Mi sono sempre arrangiato. Ma all’ospizio non mi beccano, né ora né mai. E al Leon Bianco ci andassero loro. Mi considerano un pericolo pubblico e invece se non ci fossi io, se non ci fossi io…
C’era una canzone, me la ricordassi, quella canzone mi faceva piangere, a me, mi faceva piangere. Mi ricordava qualcosa. La sentissi per caso, così, alla radio, me la ricorderei, piangerei ancora, ne sono sicuro. Ma non l’ho più sentita. Mi ricordava Loretta quella canzone. Prima di morire voglio ritrovarla. La canzone. Non Loretta. Loretta è morta non torna più. A Natale, quando metto le luci, mi piacerebbe ascoltare quella canzone.


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