30
Nov



A me non piace quando i politici querelano i giornalisti. L’unica cosa che forse mi piace ancor meno è quando i politici querelano altri politici. Poi certo, esiste un limite a tutto, ma se un politico annuncia ai quattro venti che querelerà un giornalista a me tendenzialmente non piace.

Non mi piace credo per due ragioni, poi magari ne esistono anche altre (forse anche una certa idea di aver sbagliato mestiere ma non voglio divagare), e le due ragioni sono:

perché mediamente il politico ha la possibilità di esercitare in maniera ampia il diritto di replica e quindi le sue ragioni saranno in qualche maniera ascoltate, cosa che non succede di solito ai normali cittadini.

perché ogni volta che un politico presenta querela, specie quando si tratta di una richiesta di risarcimento economico (quella più utilizzata oggi) aleggia il dubbio che sia una maniera come un’altra per esercitare un’influenza sui media. Guardate di che pasta sono fatto, la prossima volta regolatevi.

Allo stesso tempo non sono cieco. E vedo ogni giorno l’utilizzo cinico e intenzionale che i media fanno delle notizie. In Italia la qualità informativa è quello che è e i giornali sono da tempo, in numero crescente, strumenti di disinformazione e di contrapposizione politica. I giornalisti sono spesso ligi al loro padrone, disposti come non succede altrove a sostenere l’insostenibile.

E se le cose stanno così cosa potrà fare il politico sotto attacco? Semplice, li trascinerà in tribunale.

In un mondo perfetto il politico non querela i giornalisti e i giornalisti tengono in maggior conto il ruolo di mediazione della loro professione. Questo però, Italia 2019, per la politica, per il giornalismo e per moltissimo d’altro, è tutto meno che un mondo perfetto.

Tuttavia ieri la reazione di Matteo Renzi ad alcuni uscite pubbliche che riguardano le recenti inchieste della magistratura che lo riguardano hanno se possibile aggiunto un altro paio di elementi di ulteriore complicazione.

Il primo – quello più serio – è stato evitare distinzioni fra lavoro giornalistico e opinioni personali. In almeno due casi su tre dei giornalisti che Renzi ha annunciato di voler querelare la querela riguarderebbe non articoli pubblicati sui giornali per cui lavorano ma esternazioni personali (durante una trasmissione TV in un caso, in un commento su Twitter nell’altro). E questo è profondamente sbagliato. Si querela il giornalista non per il risultato del proprio lavoro ma per le proprie posizioni espresse come cittadino comune. Migliaia di altri cittadini hanno scritto ieri una frase che Renzi ritiene diffamatoria ma la querela si concentrerà sul giornalista che l’ha ripetuta come tanti altri, in virtù, se capisco bene, della sacralità infranta del proprio ruolo.

Ebbene si dovrebbe tener conto che le conversazioni in rete non sono i giornali: capisco che faccia comodo sostenerlo e che entrambe abbiano capacità diffamatoria ma non sono la stessa cosa. E piallare intenzionalmente qualsiasi differenza è una scorciatoia furba e molto discutibile.

Il secondo aspetto è più squisitamente comunicativo: Renzi ha sfruttato “il caso” per ribaltare il tavolo e utilizzare gli attacchi ricevuti come strumento di propaganda politica. Oggi ha perfino acquistato post sponsorizzati su FB nei quali stigmatizzare nomi e cognomi e testata di appartenenza dei “querelabili” e in cui pubblica le scuse che ha ricevuto, come se fosse un gesto di gentilezza nei loro confronti. Ha inoltre confezionato un (brutto) hashtag pugilistico: #ColpoSuColpo. Insomma ha reagito ai tentativi diffamatori con grande tempestività e potenza.

La mia idea resta la stessa. Serve un giornalismo migliore attraverso il quale disinnescare simili derive. Servono politici che comprendano meglio prerogative e limiti del proprio ruolo. Serve soprattutto gente – in generale – che si quereli meno, che se proprio decide di farlo lo faccia possibilmente in silenzio, con il senso di colpa che deriva dall’occupare le aule di tribunale con le proprie questioni personali.

Servono soprattutto politici che querelino meno. O che querelino come extrema ratio. Serve gente che si parli, che si scusi quando sbaglia e che si rispetti un po’. Il più possibile.
Che se perfino la politica diventa un ring #ColpoSuColpo – che hashtag idiota – possiamo chiudere e andarcene tutti a casa.


7 commenti a “Adrianaaa”

  1. Federico dice:

    Querelare il giornalista per ciò che dice fuori dal giornale è peraltro doppiamente vigliacco, perché non potrà (presumibilmente) condividere la responsabilità e le spese col proprio editore, che di norma è molto meglio attrezzato (tranne quando fa bancarotta). Ha fatto scuola il caso di Concita De Gregorio.

  2. Riccardo dice:

    Magari, dopo che di scrivono, sottoscrivono e celebrano le varie carte deontologiche (di Roma, di Milano, di Firenze, di Treviso), sarebbe anche il caso di praticarne i principi. In alternativa si può sempre cambiare mestiere.

  3. Annamaria dice:

    Commento equilibrato e condivisibile, sereno ed ecumenico.

    Però mi chiedo: “se autore di tanta violenza scatenata in queste ore contro giornalisti e magistrati (e magistrati) non fosse il simpatico asfaltatore e rottamatore di Rignano-impegnato in questo momento su La7 a dare del populista a Giletti-ma un esponente 5Stelle, i toni di Mantellini sarebbero stati dello stesso tipo?”

  4. Larry dice:

    Boh. Sarò retrogrado e antisportivo, ma questa storia delle querele come fantomatico strumento di intimidazione verso i giornalisti non mi ha mai convinto. Se il giornalista viene condannato significa che aveva torto e il fatto che sia un giornalista non è un’attenuante, semmai è un’ulteriore aggravante vista la responsabilità che ricopre. Peraltro questo non è stato un incidente commesso in buona fede che può capitare a chiunque eserciti diritto di cronaca, qui sono andati in televisione a dare pubblicamente del ladro a qualcuno senza averne le prove.
    Poi senz’altro Renzi ha sfruttato furbamente la cosa, ma personalmente lo trovo un problema di ordine inferiore.

  5. marco[n] dice:

    Sì ma anche il giornalista che esprime “opinioni personali” su Twitter (o altro social a piacere) non è esattamente un cittadino comune. Prerogative e limiti dovrebbero riguardare anche lui.

  6. deid00 dice:

    Forse bastava dire che ultimamente Renzi si comporta da bullo.

  7. umberto dice:

    Bullo è chi lancia accuse volgari e senza fondamento non chi si difende dalle medesime.