Sardine ovunque. Piovono sardine. In Emilia Romagna (questa è Rimini oggi, fra qualche giorno saranno anche a Forlì ) e non solo. Sardine a Palermo, in Umbria, sardine da tutte le parti.

Piovono anche analisi ovviamente, sui giornali e in rete: moniti e tentativi di analogie con movimenti di piazza del passato. Tutti più o meno finiti in cavalleria. Gli ideatori del flash mob bolognese vanno in TV. Sono cauti e assennati, per quel poco che ho visto. Salvini pubblica un piatto di sardine fritte. Tutto sommato un buon segno.

Tre cose direi al volo adesso dopo aver visto le foto di Rimini.

1) Qualche migliaio di persone in piazza non fanno primavera. Sono un bellissimo segnale di vitalità (in una politica con l’encefalogramma piatto ovunque), un’ispirazione per le future elezioni regionali per molti indecisi forse, ma non sono molto di più di quello. È il famoso “effetto Scalfarotto” visto su Internet molti anni fa e replicato oggi nel mondo reale delle piazze nostrane. Una bolla: piacevole e consolante ma pur sempre una bolla.

2) Per conto mio le piazze stipate di sardine dicono due cose, entrambe molto importanti. La prima è banale e chiaramente espressa: basta violenza delle parole, basta slogan d’odio, basta bugie dai palchi dei populisti. Esiste – e possiamo immaginarla proprio perché esiste – un’alternativa alle miserie di Salvini. Ed esiste una quota di elettori, chiunque essi siano, che si sono stufati dell’arroganza e della protervia della destra italiana e che intendono mostralo scendendo in piazza. È un atteggiamento che rischia di essere contagioso, per questo Salvini ha paura.

La seconda, meno banale e più sottotraccia, è che in un contesto che resta bipolare le sardine non si sentono rappresentate dall’attuale offerta politica del centro sinistra. Se questo è vero i continui accenni di grandi sintonie e vicinanza che i leader dei vari partiti di sinistra esprimono senza indugi nei confronti dei banchi di sardine che si moltiplicano hanno qualcosa di lievemente imbarazzante. Non basta canzonare Salvini per essere automaticamente iscritti al PD.

3) La mia speranza legata alle sardine, come ho scritto quasi ovunque è duplice: che siano un alert sempre acceso alla proposta reazionaria della destra sovranista (nella quale per sovrappiù aggiungo anche il mimetismo patetico su molti temi etici dei grillini di Di Maio) e che quindi, banalmente, aiutino indirettamente l’elezione di Bonaccini nella mia regione. E che siano, al contempo, abbastanza sfuggenti da riuscire a non farsi irregimentare dalla rete di potere della vecchia sinistra emiliano romagnola: né dalla propaganda di destra che è partita già fortissimo con l’usuale violenza personale verso singoli esponenti del nuovo gruppo, né dai gridolini di ammirazione di Bersani o Zingaretti su Twitter.

Se questo equilibrismo riuscisse, se l’attenzione restasse alta come è ora ci sarebbe spazio, forse, magari uno spazio minuscolo ma comunque praticabile in un contesto in cui fino a ieri non ce n’era nessuno, per immaginare nuove forme di aggregazione politica riformiste differenti da quelle semidefunte che abbiamo a disposizione al momento. E che se ne stanno lì, ingombranti, al centro della piazza, con una sardina di cartoncino in mano, anche se nessuno li vuole più. O forse proprio per quello.


6 commenti a “Sardine ovunque”

  1. Erasmo dice:

    “aiutino indirettamente l’elezione di Bonaccini”. Secondo me, la frase originaria era “aiutino la rielezione di Bonaccini”. Poi, in seconda stesura, hai puntato sullo spontaneismo e hai voluto glissare sulla vera originalità del movimento, che è protestare a fianco del governo.

  2. Emanuele (l'altro) dice:

    Sardine Bella Ciao.
    Quasi quasi registro il marchio, sai quanti antifa le comprerebbero…

  3. Stefano dice:

    Gli elettori (a sinistra) sono cresciuti. Se vent’anni fa manifestare contro Berlusconi era automaticamente una tessera dei DS, adesso no.
    Cioè, io finchè non bruciano col napalm i vergognosi accordi con la Libia (fatti da loro, non da Salvini) e, a corredo, con minor priorità, le schifezze sicurezza 1&2 di Salvini e Di Maio non li voterei manco sotto tortura, manco come male minore, manco ubriaco e drogato.

  4. Emanuele (l'altro) dice:

    @Stefano
    In poche parole in piazza ci vanno gli idealisti. Una categoria che in Italia è ordini di grandezza superiore agli altri paesi dagli stessi citati come esempio da seguire.
    Il problema è quando gli idealisti entrano nei governi, come è successo negli ultimi anni, con le disastrose conseguenze sociali che si sono viste.
    E’ lo stesso concetto della casalinga di Grillo al ministero delle finanze. Solo che Grillo a tanto non è arrivato, la sinistra si.

  5. Stefano dice:

    @Emanuele
    Ohibò, e lei dove li ha visti questi idealisti di sinistra al governo? Io ho visto tanti pragmatici, con stili differenti che coprono tutto lo spettro da un d’Alema a un Renzi, ma di idealisti manco mezzo.
    Anzi: il problema della piazza girotondina fu proprio la mancanza di rappresentanza, andavi in piazza a urlare il rifiuto a Berlusconi e poi ti toccava votare uno che ci limonava.

  6. Emanuele (l'altro) dice:

    I girotondi sono roba di 15 anni fa o più, io mi riferisco agli ultimi 7 anni, dal post Monti. E nei governi non ci sono solo i presidenti del consiglio ma anche ministri, sottosegretari, ecc., e poi ci sono gli eletti in cariche istituzionali. E insomma, se non si ha la capacità di vedere cosa è successo dal 2012 a oggi nel pensiero dominante si continuerà a non capire perché l’Italia va in un certo modo, che non è fascista sebbene gli idealisti e i finti tonti taccino di fascismo chiunque non segue la loro ideologia.
    Spero di non sconvolgere nessuno dicendo che in tutti i paesi che a turno sono presi a modello per criticare l’Italia i Minniti sarebbero considerati ottimi ministri.