Quello che sto pensando da un po’ di tempo è che la traiettoria del PD dopo le elezioni del 4 marzo sia spaventosamente simile a quella che ha portato alla fondazione (e al tracollo) di Liberi e Uguali. Una classe dirigente molto esposta e riconoscibile, in buona parte composta da personaggi noti al grande pubblico i quali, a un certo punto della propria carriera politica, si rendono conto di due cose:

1 Che il luogo politico nel quale sono cresciuti non li stima e non li riconosce più.

2 Che loro, comunque, intendono proseguire ugualmente nella propria proposta politica. 

Ora non ha troppa importanza quali siano state, ai tempi della nascita di LeU, le ragioni di un simile accadimento. Poco importa che sia stata una congiura di palazzo, qualche errore di leadership o altri fenomeni imprevisti. Quello che conta è che LeU – alla fine –  ha preso il due per cento dei voti perché la grande maggioranza dei vecchi elettori di Bersani, D’Alema, Grasso ecc. ha riconosciuto, senza grandi difficoltà, l’aspetto intenzionale e mimetico di quella proposta politica. E ha decretato che l’appeal personale di quei leader non sarebbe bastato. Quei dirigenti pensavano che fosse sufficiente cambiarsi d’abito per rinnovare nuove relazioni con gli elettori ma così non è stato.

Nella tragicommedia del PD delle ultime settimane sta accadendo qualcosa di molto simile. Al di là dell’autolesionismo inevitabile, delle piccole guerre intestine di cui la sinistra è da sempre esperta, delle cene fra notabili annunciate via Twitter, del Renzi che va e viene, del linguaggio curiale e vuoto di Zingaretti, del congresso sì congresso no, delle primarie ora o mai più, della comunicazione deprimentissima e malfatta, dei canoni linguistici mutuati dagli avversati (uno su tutti il ridicolizzare i cognomi degli altri come gli altri a suo tempo avevano fatto col loro), al di là di tutto questo a nessuno sembra essere chiaro quello che da fuori invece sembrerebbe piuttosto evidente. E cioè che non è prevista una seconda possibilità. Per nessuno di costoro. Né per Renzi né per Martina, né per Gentiloni né per Minniti, né per nessun altro dei moltissimi (comprese le seconde e terze linee sui social e in TV) che oggi l’elettore identifica con il vecchio PD di Veltroni e poi di Letta e poi di Renzi e poi di Gentiloni.

Costoro ovviamente la pensano diversamente. Come D’Alema che incurante del ridicolo di una carriera finita in una ringhiosa farsa continua a rilasciare interviste sul futuro della sinistra. Non è che questi non si rendano conto. Se ne rendono conto ma non vedono alternativa. Per loro. ovviamente.

Io non so se l’idea stessa del PD sia anch’essa morta come lo sono certamente i suoi dirigenti che l’hanno condotto da queste parti, in zone talvolta difficili da distinguere da certi rigurgiti destrorsi; quello che so è che per sperimentare una simile ipotesi sarebbe necessario semplicemente che tutti questi signori cedessero il passo, si scansassero, si occupassero stabilmente d’altro. È del resto una prassi molto comune ed ecologica in politica (pensate a Miliband) ma sconosciuta da noi. Se l’idea vive, se quell’idea ci appassiona ancora, ci sarà bisogno – immediatamente – di qualcun altro che la declini meglio di come abbiamo fatto noi.

Ma se l’idea è un accessorio e la propria presenza è invece l’aspetto maggiormente rilevante, beh allora si andrà a finire così. Il PD diventerà una sorta di LeU al cubo, con quei bei faccioni a pontificare in TV e su Twitter e quattro nostalgici a votarli alle urne.


15 commenti a “Cosa succederà al PD”

  1. Davide dice:

    Forte e chiaro.

    Grazie

  2. Massimo dice:

    Finirà così.

    Sotto il 15% alle prossime Politiche; e se non si leva di torno almeno Matthew, magari addirittura più vicino al 10%.

  3. roberto dice:

    E se, in mancanza di alternative, riescono a sopravvivere con percentuali basse ma sufficienti a garantirgli l’esistenza politica? Che si fa?

  4. andrea dolci dice:

    Il CSX ha iniziato una lunga e spero non interminabile traversata nel deserto.
    Credo il PD stia vivendo , seppur per motivi diversi, le stesse situazioni della DC post tangentopoli.
    Per come la vedo io, il PD come marchio politico è morto e sepolto e tutti i vari capetti dovrebbero iniziare a pensare ad un nuovo lavoro perché di certo non saranno loro a costruire e guidare il nuovo CSX.

  5. Massimo dice:

    Magari tu avessi ragione, Andrea!

    Ma come dovrebbe succedere? Con un nuovo gruppo che irrompe nel PD e li manda via, oppure con la costruzione di un nuovo partito? Perché negli ultimi 25 ne sono saltati fuori ‘solo’ 3, di nuovi partiti (Lega, Forza Italia e M5S) e non è una cosa molto facile.

  6. andrea dolci dice:

    Il marchio “PD” mi sembra la MIVAR, marchio storico ma oramai vecchio ed obsoleto.
    Temo che nella politica moderna serva assolutamente un leader sia anche carismatico e sia dotato di grandi capacità comunicative.
    Non penso che Zingaretti possa fare un gran che se non guidare un partito che stia al vecchio PD come la Margherita stava alla DC.
    Per inciso, il leader forse c’era e si chiamava Matteo Renzi; purtroppo aveva solo il carisma e le capacità comunicative coniugate però ad una serie di difetti , debolezze caratteriali e limiti che lo hanno portato al suicidio perfetto suo e del partito.
    Ripeto, ad andare bene, sarà secondo me una lunga traversata nel deserto.

  7. Massimo dice:

    “carisma e le capacità comunicative” = venditore di auto usate.

  8. alessandro dice:

    eeeeeevviva :D

  9. Erasmo dice:

    Premesso che rispondere a una domanda (cosa succederà al PD?) con una riformulazione della domanda (cosa succederà alla sinistra?) non è dialetticamente corretto, lo faccio lo stesso.
    Non vado però fuori tema, perché il primo problema dei piddini è non aver capito che il M5S è il nuovo partito maggioritario della sinistra italiana, come il problema dei berlusconiani è non aver capito lo stesso della Lega.
    Ne consegue che non ci sono rifondazioni da fare, ma c’è semplicemnete da accodarsi al partito maggioritario. In questo momento, è possibile una maggioranza parlamentare M5S-PD-LEU: lo dico senza desiderarla, anzi, essendone atterrito, ma c’è bisogno, per tutti noi, di un bagno di realismo.
    Se l’occasione non viene colta, non si ripresenterà, perché alle future elezioni il M5S verrà prosciugato dei voti di destra ricevuti a marzo, e quindi, complessivamente, la sinistra, pur ridefinita, non andrà al di sopra della destra.
    Punto. Non c’è altra soluzione per il PD che fare la ruota di scorta a Di Maio. Cambiar nome è inutile, cambiare persone è futile.

  10. Suarez dice:

    @Erasmo, mi sfugge cosa avrebbe di sinistra il M5S.
    Chiarisco: personalmente i valori con cui si identifica la “sinistra” sono un set ben determinato ed identificato ad esempio negli statuti del Partito Socialista Europeo o dell’Internazionale Socialista.
    Non che quei valori non possano essere appannaggio anche di esperienze politiche che con il PSE o l’IS non si volgiono mischiare, ma l’azione di governo del M5S sia a livello locale che nazionale, per quel che ho visto io da residente romano e italiano, e’ la negazione di quei valori.

  11. Massimo dice:

    @Suarez: non so se il M5S è di sinistra (mah) oppure no. Però mi sfugge del tutto cosa avrebbe di sinistra il PD. E anche Leu, se proprio devo dirla tutta.

  12. Erasmo dice:

    Alla domanda “che cos’ha di sinistra il M5S” non rispondo perché non so rispondere, non avendo in precedenza saputo rispondere alla domanda “che cos’è di sinistra”.
    So invece per certo che gli elettori del M5S sono in gran parte di sinistra, intendendo per tali quelli che finora votavano per altri partiti, comunemente classificati di sinistra. E che, d’ora in poi, la parte di elettori di destra (simmetricamente classificati) che hanno votato M5S voteranno Lega.
    Gli elettori sbagliano? Non sono coerenti con i Valori della Sinistra? E’ possibile. Tuttavia, visto che qui si parla di quello che il PD dovrebbe fare o non fare, si vorrebbe sommessamente notare che a furia di disprezzare gli elettori (ossia ritenere non capiscano i valori della sinistra) il partito si è più che dimezzato.
    Idem per l’assunto (che sottotraccia riappare continuamente) che il PD non è stato abbastanza di sinistra, e perciò è stato bocciato. Il tonfo di LEU ha seppellito la credibilità di questa ipotesi.
    D’altra parte, non sarebbe neppure utile al PD imitare il M5S: sarebbe un’imitazione grottesca, come certe ottantenni che si affidano al chirurgo, uscendone sfigurate. No, non c’è niente da fare: tenersi gli elettori nostalgici (sempre di meno, perché l’età avanza) e implorare di fare da ruota di scorta al M5S. Oppure fare una dignitosa opposizione. Poi, certamente, se si trova a Martina un buon impiego al CNEL, è meglio.

  13. andrea dolci dice:

    Inizio a buttare lì una piccola proposta per il futuro partito: divieto assoluto ed eterno di usare la parola “primarie” e di eleggere il segretario facendo votare persone diverse dagli iscritti.
    Le primarie furono una intelligente ( e un po’ truffaldina) trovata per dare forza e visibilità ad un candidato esterno ma restano una autodenuncia della classe dirigente nel non saper identificate una rotta ed un nocchiero che guido la nave.

  14. dario casalini dice:

    @andrea dolci, alla fine le primarie sono state usate solo 3 volte. Veltroni e Bersani erano due ex PCI, quindi non credo che l’aver aperto l’elezioni a “tutti”, abbia spostato granchè il risultato. Resta Renzi, ma quando vinci con il 70% dei voti, ipotizzare una qualche forma di inquinamento diventa arduo…

  15. Alessandro dice:

    @dario casalini, ho diversi colleghi che dopo anni di entusiasmo per B.i andarono a votare per Renzi alle primarie e iniziarono a discettare su quali dovessero essere le scelte del PD: Vasta ammirazione per la Boschi.