“Poi venne quella notte tremenda, e non ho dubbi che fosse in primavera, senza luna, sotto l’incantesimo greve della fienagione e di un cielo di usignoli. Gli uomini (giacché anche Antoine è un uomo, adesso), gli uomini sono rincasati tardi, con le ascelle irritate dal manico della falce, mentre un sole gigantesco allunga le loro ombre che si toccano sui sassi infidi del sentiero: l’osservatore fittizio, aggirandosi di sera nel profumo del grande sambuco di fornte alla porta, li vede entrare, due sagome uguali con lo stesso berretto intriso di sudore, le stesse nuche scottate, vagamente mitologici come lo sono sempre padre e figlio. duplice tempo che si accavalla nello spazio quaggiù.”


(Pierre Michon, Vite Minuscole)

Un commento a “Duplice tempo che si accavalla”

  1. annamaria dice:

    Molto bello. Non sapevo nulla di questo autore e della sua prima opera che arriva da noi.
    Mi incanta il suo modo di usare le parole. Un modo che è, semplicemente, arte.

    Penso che leggerò il suo ‘Vies minuscules’.