(riguardando i tweet di stanotte)




Questa notte poco dopo le 3 e mezza io e mia moglie eravamo qui a “guardare” Twitter.

Succede ogni volta quando un terremoto ci sveglia e spaventa. Alle 3 e 40, prima che i sismografi automatici collegati a Internet iniziassero a rilasciare informazioni sulla potenza del terremoto, su Twitter centinaia di persone iniziavano a scrivere qualcosa, anche solo una domanda o un’espressione di spavento.

Come ogni volta la domanda che ci facciamo in casi del genere è la stessa. Dove è stato l’epicentro? Si tratta di un terremoto locale (da noi capita), quanti danni ci sono stati e dove? Prima che i sismografi americani (che in genere arrivano qualche minuto prima di quello di INGV) iniziassero a parlare di magnitudo 6, dalla search di Twitter ho visto moltissimi messaggi da Roma (Roma ha un sacco di abitanti), molti dalla costa adriatica (Rimini, Ancona, Senigallia, Civitanova) nessuno dalle zone del centro Italia.

Quando sono usciti i responsi dei sismografi (I primi dati erano online alle 3 e 41, 5 minuti dopo la scossa, ogni volta mi sembra una magia incredibile) ho pensato ci fosse da preoccuparsi: non era un terremoto locale (noi abitiamo all’ultimo piano di un condominio e spesso dalle nostre parti ci sono scosse attorno a 4.0), era stato avvertito in mezza Italia per una distanza di circa 500 km. E 500 km sono tantissimi.

Alle tre di notte in ogni caso nessuno sa nulla. Ascolti (anzi leggi, la differenza è importantissima) altre persone su Twitter (che nelle emergenze è uno strumento informativo e di confusione potentissimo), scrivi una riga a quelli che conosci, aspetti notizie. Ogni tanto, per spezzare la tensione ritwitti una cosa carina che hai appena letto.

Poi pensi che se tu fossi all’epicentro forse avresti qualcosa di diverso da fare dal pubblicare le tue impressioni: che è una idea vera e del tutto falsa contemporaneamente, perché anche lì è questione di numeri e di luoghi, di quanti usino Twitter di quanto forte sia stata la scossa.

A quel punto inizi a pensare (io almeno) alle piccole notizie, inizi a cercare piccoli messaggi senza importanza in mezzo al diluvio di tweet inutili, messaggi minuscoli che però dicono cose. Per esempio Stefano Mariani, che io non conosco, alle 4,46 ha scritto un piccolo tweet molto bello:




A Logna, se ti interessa, tutto ok. La potenza del messaggio. Chissà dove sarà Logna, sono contento per loro.


Le prime foto del terremoto che ho visto le ha mandate, linkandomi, Elisabetta Favale sul suo profilo. Le aveva scattate un suo conoscente a Norcia e gliele aveva appena spedite. Erano le 4.43, un’ora dopo il sisma.

Quelle foto dopo pochi minuti erano in homepage su Repubblica che le aveva prese (linkandole correttamente) dal suo profilo. Mentre giornalisti di CNN, NBC, SKYnews ed altri chiedevano nei commenti su Twitter ad Elisabetta l’autorizzazione ad utilizzarle Repubblica lo aveva fatto autonomamente (no, non è il momento di fare polemiche).


Poi è successo che RadioRai – più o meno a quell’ora – ha contattato il sindaco di Amatrice e il sindaco ha detto alcune brevi frasi inequivocabili: il paese non c’è più, ha detto. Non lo ha scritto su Twitter, non lo ha pubblicato sul sito web del Comune, sarà che siamo un Paese vecchio, sarà che è ancora presto, non so. Il sindaco è stato raggiunto al telefono e ha detto a tutti quello che era successo e dove era successo. E noi siamo rimasti attoniti e poi lo abbiamo subito ritwittato.




Nessuno twitta dall’occhio del ciclone.

9 commenti a “Nessuno twitta dall’occhio del ciclone”

  1. Paolo dice:

    Ma ti pagano per tutta questa pubblicità alla società Twitter Inc.? Come si può pretendere che diventi strumento istituzionale per le emergenze? In tutta evidenza c’è bisogno di uno strumento più efficace e veloce, un social per la condivisione di informazioni e fotografie, ma che non venga considerato come Facebook o Twitter come un oggetto estraneo o un giocattolo per la quotidiana distrazione. E’ una pretesa sbagliata

  2. Andrea dice:

    da Resp. Uff. Comunicazione istituzionale di un comune, che per essere pronto a certe emergenze ha seguito esercitazione della protezione civile, e che inoltre si è trovato a gestire una situazione di emergenza che aveva fatto saltare luce e molte linee telefoniche, ti posso dire che durante un’emergenza del genere è difficile connettersi. Senza linea non si accede a internet, senza luce non si accendono i computer.
    Noi è arretratezza, è così che funziona la tecnologia.
    E direi purtroppo, perché farebbe parecchio comodo avere queste risorse per comunicare, aggiornare, avvertire etc..

  3. giovanni dice:

    bella analisi, anche se a noi del centro italia tuitter non è che dica poi molto e non ci piace, forse perchè troppo nuovo, forse per i 140 caratteri, forse per altri motvi, fatto sta che si utilizza e molto feisbuc, magari cambiando il mezzo avrebbe trovato qualche informazione in più

  4. Dario dice:

    Era così fondamentale che il sindaco (o chi per lui) pubblicasse sul sito del comune, scrivesse su twitter, condividesse su facebook o altro, che il comune stesso “non c’è più”?
    Non c’è più e basta, non è che comunicandolo al mondo 2 minuti prima, o in modo più “moderno” di una telefonata, sarebbe cambiato il senso delle cose.
    Ho idea che ci si stia perdendo dietro sciocchezze assolute, sulla forma e non sulla sostanza, sull’utilizzo a tutti i costi dell’ultima (o terzultima non importa) trovata tecnologica.
    Gli interventi sono arrivati tempestivi, esattamente come arrivarono tempestivi in Friuli nel 1976, o in Irpinia nel 1980, quando non c’erano twitter e neppure internet.
    La differenza è che adesso Mantellini può saperlo con ore di anticipo rispetto ad allora, ma la sostanza comunque non cambia. Il suo contributo alla tragedia sarebbe stato zero allora, come è zero oggi.

  5. Andrea dice:

    Io ripeto da addetto del settore: MAGARI FUNZIONASSERO IN CERTI MOMENTI i mezzi informatici

  6. DinoSani dice:

    Mi chiedo quale è stato il contributo di @Dario alla tragedia con il suo commento… Sembra quasi che in queste situazioni di disastri nazionali la libertà di pensiero e di parola non valga più….dobbiamo tutti tacere o spalare.
    Questo vale per te, Mante, ma anche per i polemici Tozzi di turno.
    Ci sono i momenti “giusti” in cui fare analisi o polemiche, ma chi decide quando? Chi non può spalare le macerie o contribuire con aiuti sul posto ha forse perduto il diritto di parlare ed esprimere opinioni?
    Isterismo puro, mi sembra. E Twitter, che non paga né me ne Mantellini, si è rivelato soprattutto nei primi momenti del sisma l unico mezzo di informazione e condivisione funzionante e funzionale. Purtroppo chi era nell’occhio del ciclone probabilmente non era nelle condizioni di farlo…Domanda: ci sono le linee 3G funzionanti li? Viaggiando spesso in zone di montagna penso che anche questi servizi aiuterebbero nelle situazioni di emergenza ma spesso molte zone non sono coperte in alcun modo da reti mobili per navigare in rete. Che sarebbe utile quanto avere info se la casa dove si alloggia è a norma antisismica o meno….

  7. annamaria dice:

    Già. Se un paese non c’è più, potrebbe anche darsi che non ci sia la linea per connettersi a internet, e potrebbe persino darsi che non ci sia la luce per accendere un computer.
    Grazie, @Andrea.

  8. Gilberto dice:

    Nel paesino dov’ero è saltata la corrente ma il mio smartphone funzionava benissimo in 3g. E un tweet, almeno fino a qualche tempo fa, si poteva mandare anche con un sms.

  9. Andrea dice:

    @gilberto: dipende dove è situata l’antenna che copre la tua zona